La preghiera di Gesù in Luca

CATECHESI 2016-17

La preghiera

giovedì 19 gennaio - 4° incontro – La preghiera di Gesù in Luca

Nelle tre catechesi prima di Natale abbiamo trattato il tema della speranza, che lo stesso Papa Francesco ci sta proponendo nella catechesi del mercoledì in queste settimane. Durante gli esercizi spirituali tenuti da Laura Invernizzi abbiamo affrontato il tema della preghiera nella vicenda di Giacobbe. In Quaresima riprenderemo il tema della preghiera. In queste tre catechesi mi è sembrato potesse essere utile rimanere nel filone della preghiera per non saltare da un argomento all’altro.

Questa sera vi propongo una riflessione su una questione semplice ma al tempo stesso fondamentale che riguarda la vita di Gesù, cioè il fatto singolare, per certi aspetti, che Gesù stesso pregava, e ha pregato. In modo particolare ci fermeremo a ripercorrere questo suo cammino prendendo in esame il Vangelo di Luca che a questo tema ha dedicato particolare attenzione.

Gesù ha pregato molte volte, anche se non ce ne ricordiamo o non lo abbiamo notato. La preghiera di Gesù è molteplice e, a seconda del contesto in cui avviene, essa assume un significato particolare che serve a noi come insegnamento.

Il fatto che Gesù prega è comunque singolare. Infatti la prima domanda che potremmo porci è: perché Gesù aveva bisogno di pregare? Era figlio di Dio. Al massimo poteva proporre la preghiera, esortarci a pregare a insegnarci la preghiera cosa che poi ha fatto. Ma il fatto che Gesù pregava è sorprendente. Il fatto che la preghiera è entrata in maniera viva nell’esperienza del Signore Gesù non è un qualcosa di accessorio, di costruito quasi per mostrarsi.

Perché dunque ci può interessare la preghiera di Gesù? Sostanzialmente per due possibili motivi.

  1. Il primo motivo: il fatto che Gesù abbia pregato costituisce la prima motivazione del nostro pregare. Perché noi siamo invitati a pregare? Perché noi preghiamo? Le risposte sono tante. Preghiamo per chiedere aiuto, preghiamo per ringraziare, preghiamo per intercedere per qualcun altro, preghiamo per mille motivi. Tuttavia il primo motivo per cui il cristiano è invitato a pregare anzitutto e semplicemente è perché Gesù stesso ha pregato e se noi vogliamo essere suoi discepoli dobbiamo fare come ha fatto lui; poco, tanto, bene, meno bene ma questa è la prima elementare ragione. Prova ne sia che Gesù stesso, a partire dalla sua esperienza, ha invitato a pregare ciascuno di noi e questo lo ritroviamo per esempio tutte le volte che ascoltiamo le parole della consacrazione nella Messa, che è la preghiera per eccellenza “Fate questo in memoria di me”. Fate questo fino a quando io ritornerò. È una consegna che fa ai suoi discepoli. Questo vale per la preghiera in senso lato: la preghiera personale, la preghiera di gruppo e ancora di più per la preghiera con la P maiuscola cioè l’eucarestia. Non ha detto “fate questo quando ve la sentite, fate questo se vi piace, fate questo se volete essere bravi” … ha semplicemente dato una consegna: “Fate questo in memoria di me”.
  2. Il secondo motivo per cui ci interessa la preghiera di Gesù è che in Gesù noi contempliamo il prototipo di ogni preghiera cristiana. Gesù è l’orante e a lui dobbiamo guardare. Ci accorgeremo cammin facendo che i momenti di preghiera di Gesù, collocati in situazioni concrete, rivelano il loro significato profondo.
    La preghiera di Gesù non è un fatto puramente narrativo ma ha un senso molto preciso a partire dal contesto.

Cercheremo allora di ripercorrere questo cammino nel vangelo di Luca che presenta una ricchezza di contenuti riguardo a questo argomento.

La prima citazione indiretta, sulla preghiera di Gesù, ed è di carattere generico, non si parla di preghiera ma ha a che fare con la preghiera, la ritroviamo già nei vangeli dell’infanzia, nell’episodio famoso al termine del capitolo 2° del vangelo di Luca che è il racconto dello smarrimento e ritrovamento di Gesù nel tempio, che può essere letto in chiave pasquale (“dopo tre giorni lo trovarono nel tempio”. Lo smarrimento può essere letto come la passione e la morte. Il ritrovamento dopo tre giorni come la resurrezione).

La risposta di Gesù dodicenne: di fronte allo stupore e al disappunto dei genitori: “Figlio perché ci hai fatto così, tuo padre e io angosciati ti cercavamo” Gesù rispose “perché mi cercavate, non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio”. In questa risposta possiamo leggere senza fatica anche una evocazione di questa relazione interpersonale tra Gesù e il Padre che ha a che fare con il mistero della preghiera.

Questo episodio apre un grande varco sul senso del pregare; pregare può assumere il significato di occuparsi delle cose di Dio, prendersi, cura delle cose del Padre.

  1. La prima citazione esplicita della preghiera di Gesù si trova al capitolo 3° nel contesto del Battesimo di Gesù. “Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo: «Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto».
    Qual è il contesto in cui questa citazione viene espressa? Il contesto è quello del battesimo del Signore, che nella prima comunità cristiana veniva considerato con un certo fastidio perché la comunità cristiana che contemplava Cristo glorioso faceva fatica ad ammettere che Gesù si mettesse in fila con i peccatori per andare a ricevere il battesimo. Nel Vangelo di Matteo anche Giovanni Battista accoglie Gesù con un certo disappunto: “Perché vieni a farti battezzare da me, sono io che dovrei di essere battezzato da te”.
    Il contesto è molto particolare perché il senso del battesimo di Gesù non è tanto quello di dare una dimostrazione di umiltà, ma esprime una delle verità grandi del mistero dell’incarnazione e cioè che Gesù in quanto uomo prende coscienza della sua stessa identità, in una maniera progressiva. Gesù, autenticamente uomo, ha preso coscienza e ha assunto la volontà del Padre che lo ha chiamato a compiere un certo cammino. Il momento del battesimo è uno di quei momenti, il primo grande momento di questa presa di coscienza. La parola che scende dal cielo non è una parola generica ma è una parola rivolta a lui: “Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto” quasi che Dio in un certo senso riveli a Gesù chi è lui (altrimenti non ci sarebbe questo rivolgersi direttamente all’interessato). In Matteo, invece, l’espressione è molto generica “Questi è il mio figlio prediletto in lui mi sono compiaciuto”. L’evangelista Luca presenta il fatto come un vero e proprio dialogo tra il Padre e Gesù e in questo modo sottolinea la dimensione di presa di coscienza della sua identità. La preghiera di Gesù che viene citata precede e avvolge questa presa di coscienza e ci dice che è la preghiera il momento in cui cogliamo il primo elemento, il senso del nostro pregare. La preghiera, cioè, ci aiuta a ritrovare e a crescere nella consapevolezza di chi siamo, esattamente come Gesù, perché non sappiamo tutto di noi stessi. Anche se siamo adulti, più avanti si va meno si capisce. Il mistero stesso della nostra vita è ancora da dipanare e da capire.
    Questo episodio è considerato una sorta di epifania, di manifestazione di chi è Gesù. Il battesimo di Gesù è un altro modo con cui si manifesta la sua identità, il suo essere figlio di Dio “tu sei il mio figlio prediletto”. In un certo senso sono le parole che noi possiamo sentirci rivolgere dal Signore nella cornice della preghiera se siamo capaci di metterci in questa dimensione in cui si è messo Gesù.
    È molto interessante che quasi subito dopo nel Vangelo di Luca, dopo aver presentato questa base solida su chi è Gesù, racconta l’episodio delle tentazioni che sono il primo modo di mettere in discussione ciò che è stato interiorizzato di Gesù.
  2. La seconda citazione della preghiera di Gesù sta immediatamente dopo nel capitolo 4°. (L’esperienza della preghiera è ricorrente nei primi capitoli di Luca.) Il contesto: la preghiera conclude la giornata di Cafarnao, una giornata tipo di Gesù. Si tratta di una preghiera pubblica (va nella sinagoga e incomincia a leggere il rotolo del profeta Isaia). Dopo la lettura nella sinagoga avviene la prima contestazione. Dopo la giornata di Cafarnao comincia una serie di guarigioni (l’indemoniato, la suocera di Simone, e molte altre). La gente cerca insistentemente Gesù e al mattino dopo Gesù uscì e si recò in un luogo deserto a pregare, Questo isolarsi di Gesù nella preghiera ha a che fare con il suo desiderio di sottrarsi alla pressione della folla, tant’è vero che il testo dice: “42Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e volevano trattenerlo perché non se ne andasse via da loro. 43Egli però disse: «Bisogna che io annunzi il regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». 44E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.
    Si introduce qui una notazione molto particolare. Gesù, al termine di una giornata molto intensa e all'inizio di una giornata in cui comincerà un percorso, sceglie di trovare un tempo per andare in un luogo deserto a pregare. Questo ci offre una lettura della preghiera come esperienza che non può sempre essere mescolata alle altre. Ci sono occasioni in cui noi preghiamo facendo altre cose, mentre svolgiamo un lavoro poco impegnativo per la nostra mente, mentre siamo in metropolitana, ecc.. Di per sé questa è una cosa bella, ma non può essere la norma. Questo passaggio ci insegna che Gesù non pregava facendo qualcos'altro. Quando pregava, pregava e basta (e non ha mai detto che tutto è preghiera, questo ce lo aggiungiamo noi).
    A questo proposito la domanda che ci facciamo è questa: quali sono i momenti, i tempi, i modi in cui, nella mia settimana, nella mia giornata, dedico del tempo esclusivamente alla preghiera? Certamente la scelta di Gesù di pregare sul far del giorno, di uscire e di andare in un luogo deserto, fa capire l’importanza di dare uno spazio esclusivo alla preghiera. Al tempo stesso la preghiera viene collocata sulla soglia di una scelta: quella di non fermarsi ma di andare. La gente lo cerca, lo raggiunge, lo vuol trattenere… 43Egli però disse: «Bisogna che io annunzi il regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». La preghiera è legata in modo sostanziale non solo alla consapevolezza di sé, alla propria identità, ma è legata e riferita esplicitamente alla missione, al dover “andare”, al voler vivere la vita come un cammino.
    Questo modo di intendere la preghiera ci aiuta a vedere la nostra vita come un cammino di fronte alla tentazione di radicarsi, di fissarsi in una situazione, in una realtà e anche in una relazione. Può essere una tentazione molto grande, perché la vita offre cose belle (guarigioni, salute, apprezzamento… “le folle lo cercavano, lo raggiunsero e volevano trattenerlo perché non se ne andasse via da loro”) ma Gesù deve andare lontano, non dietro l'angolo. La Galilea è lontana da Cafarnao.
    Nello stesso tempo il dedicare del tempo specificamente alla preghiera ci dice la bellezza del nostro pregare.
    Ci sono tanti modi di pregare: noi preghiamo con la mente, altre volte preghiamo con la voce, altre volte facendo altro (rosario) o col pensiero quando meditiamo e approfondiamo una pagina del Vangelo con concentrazione e sforzo di capire. Noi preghiamo con la mente, col corpo, col cuore, in tanti modi. E’ bello che la preghiera abbia tutte queste sfaccettature. I nostri fratelli ebrei sottolineano molto la preghiera corporale, un modo di pregare che si esprime con movimenti ripetuti del corpo. Questo modo di pregare dice che si prega anche con il corpo (poi magari la mia testa può stare da un’altra parte). Si può pregare con il corpo e con la sua gestualità. Noi lo facciamo a volte in modo non tanto consapevole quando preghiamo stando in piedi, seduti, alzando le mani al Padre Nostro. (Ci sarebbe tanto da approfondire e da capire in questi semplici gesti che per noi sono un po’ scontati e svuotati e magari un po’ meccanici.)
    C’è anche un altro modo di pregare: la preghiera immobile, che contempla la croce e non ha bisogno di altro.
    La preghiera è fatta di tante possibilità, di tante esperienze. Questo brano ci aiuta a comprendere questi aspetti, se lo vogliamo.
  3. La terza citazione la troviamo nel capitolo 5°. (Come vedete quasi in ogni capitolo si parla di Gesù che prega. Questo dice quanto sia importante.) Qual è il contesto? E’ un contesto ambivalente: prima Gesù chiama i discepoli e poi guarisce un lebbroso. Il commento a questa guarigione è molto esplicito: “15La sua fama si diffondeva ancor più; folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro infermità”. Il contesto è di grande successo, 16Ma Gesù si ritirava in luoghi solitari a pregare.” La reazione di Gesù è questa. A noi che siamo molto sensibili alle lodi e al successo, verrebbe spontaneo fermarci e godere questi momenti. Gesù invece si ritirava in luoghi solitari a pregare.
    In realtà questa preghiera precede un episodio nel quale Gesù viene duramente contestato. Gesù guarisce un paralitico che prima di essere guarito vive un altro miracolo, quello del perdono dei suoi peccati. A questo punto Gesù viene accusato di bestemmiare: “20Veduta la loro fede, disse: «Uomo, i tuoi peccati ti sono rimessi». 21Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere dicendo: «Chi è costui che pronuncia bestemmie? Chi può rimettere i peccati, se non Dio soltanto?»”. E qui cominciano altri guai. La preghiera di Gesù sta in mezzo a un contesto che da una parte è di successo e dall’altra è di asprissima contestazione. (Ricordiamo che nel mondo ebraico la bestemmia era un reato passibile di morte.)
    Qual è il senso di questa preghiera?
    Per la prima volta Gesù viene contestato apertamente. In questa contestazione Gesù mostra che anche la sua attività taumaturgica, il suo essere capace di guarire è segno di un altro potere, di un potere che viene da Dio, il potere di rimettere i peccati. In questo momento di preghiera Gesù riesce a vivere il passaggio tra il successo, perché sta lasciando segni concreti del suo potere, e il rimando a qualcosa di più grande, di invisibile ma molto più vero e decisivo per la salvezza di ciascuno, che è la remissione dei peccati. La preghiera di Gesù in questo contesto ci offre un terzo insegnamento.
    1. Il primo insegnamento era relativo alla preghiera che ci aiuta a trovare la consapevolezza di chi siamo.
    2. Il secondo era un insegnamento relativo alla consapevolezza del dove stiamo andando, qual è il cammino che il Signore ci accompagna a compiere.
    3. Il terzo insegnamento è la capacità di recuperare da ogni dimensione materiale e bella della vita il rinvio a qualcosa di ulteriore, perché la nostra vita non si esaurisce mai in quello che stiamo vivendo ma, quello che stiamo vivendo, nella sua bellezza o drammaticità, è sempre segno di un qualcosa di ulteriore, che è l’amore di Dio, che è la dimensione della vita che si proietta nell’eternità, che è quella speranza di cui abbiamo parlato nelle altre catechesi.
      La capacità di cogliere e di trovare un aggancio tra ciò che siamo, con la nostra pochezza o grandezza, e una dimensione “altra”, che è il mistero di Dio, è quella sete che ci accompagna giorno per giorno e che rende il nostro vivere sempre un continuo rimbalzare da una cosa a un’altra, sempre cercando, e ci rinvia a quelle bellissime riflessioni di S. Agostino sull’inquietudine del cuore umano che non trova pace se non il Dio.
      La preghiera di Gesù in quel contesto mette in luce e insegna che il suo essere guaritore non è fine a sé stesso ma rimanda a qualcos’altro.

Sarebbe importante se in queste due settimane riuscissimo a leggere i primi 5 capitoli del vangelo di Luca, per ritrovare la collocazione della preghiera di Gesù, una preghiera che si ripete e si riprende. Una preghiera collocata in contesti precisi ed esprime significati precisi. Quella di Gesù non è un semplice pregare a caso, ma dice qualcosa dell’identità di Gesù, del suo stile di missione e cammino, qualcosa di questo continuo rimando alla “ulteriorità” di Dio che dà a lui il potere di rimettere i peccati.