Avvisi di Domenica 27 Novembre 2016

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Mercatino Missionario

San Giovanni Bono

in San Giovanni Bono c'è il tradizionale Mercatino Missionario

DOMENICA INSIEME - IV ELEMENTARE

Santa Bernardetta

in Santa Bernardetta c'è la “Domenica insieme” per i ragazzi di IV elementare di Berni&Bono.
 

RITIRO CATECHESI - IV ELEMENTARE

Santi Nazaro e Celso

in Santi Nazaro e Celso c'è la “Domenica di Ritiro” per i ragazzi di IV elementare di SNEC.
 
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Appuntamenti della Settimana

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Affari Economici

Lunedì 28 Novembre

alle ore 21,00 in an. Giovanni Bono si terrà un incontro del Consiglio per gli Affari Economici.

Gruppi Familiari

Martedì 29 Novembre

alle ore 21,00 in San Giovanni Bono si incontrano i “Referenti dei Gruppi Familiari” 

Adorazione Eucaristica

Giovedì 1 Dicembre

Continua l'Adorazione Eucaristica del Giovedì nelle tre parrocchie con i seguenti orari:
  • Santa Bernardetta ore 15,30
  • San Giovanni Bono ore 16,30
  • Santi Nazaro e Celso ore 21,00
 

Messa con Coro Alpini

Venerdì 2 Dicembre

alle ore 18,00 in San Giovanni Bono la S. Messa sarà animata dal “Coro del C.A.I. di Milano
 

E MO.CHI. Viene ?

Sabato 3 Dicembre

alle 11 in San Giovanni Bono incontro per conoscere e diventare un chierichetto/chierichetta
 

Concerto Gospel

 

Sabato 3 Dicembre

dopo la S. Messa delle ore 17,00 si terrà un “Concerto Gospel” a favore di iniziative missionarie in Africa.
 

Ritiro Gruppo Medie

Sabato 3 e Domenica 4 Dicembre

si effettuerà, in Valsassina, il ritiro spirituale dell'Avvento per le ragazze ed i ragazzi delle Medie
 

Ravioli Casalinghi

Domenica 27 Novembre

in Santa Bernardetta ci sarà la tradizionale vendita di "Ravioli Casalinghi
 

RITIRO CATECHESI - V ELEMENTARE

Domenica 27 Novembre

in Santi Nazaro e CelsoDomenica di Ritiro” per i ragazzi di V elementare.
 
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LA CARITA'

Continua la raccolta di generi alimentari per le famiglie più bisognose della parrocchia; in particolare: verdure in scatola.
  
BUONA SETTIMANA A TUTTI !!!
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CATECHESI ADULTI

Giovedì 10 novembre - 3° incontro – La speranza oggi

Riprendiamo il nostro cammino partendo da uno spunto di Papa Benedetto nella enciclica Spe salvi:

Non sappiamo che cosa vorremmo veramente; non conosciamo questa «vera vita»; e tuttavia sappiamo, che deve esistere un qualcosa che noi non conosciamo e verso il quale ci sentiamo spinti”. …… “Questa cosa ignota è la vera speranza; la parola ‘vita eterna’ cerca di dare un nome a questa sconosciuta realtà” …. “Dobbiamo pensare in questa direzione, se vogliamo capire a che cosa mira la speranza cristiana, che cosa aspettiamo dalla fede, dal nostro essere con Cristo”.

Questa sera, ripartendo da questi spunti, meditiamo il cammino della speranza soffermandosi brevemente prima su due grandi passaggi storico/culturali che caratterizzano il nostro tempo nel quale il senso della speranza cristiana è andato via via offuscandosi per arrivare poi a recuperare “i luoghi di apprendimento della speranza”.

Il primo passaggio è l’età moderna, quella che inizia dall’avvento dell’industria e comprende la rivoluzione francese, il marxismo e la modernità nel suo insieme e che ha pervaso tutto l’800.

Il secondo grande passaggio è quello che viene chiamato “tempo del post-moderno”, post-tutto diciamo noi, post-capitalismo, post-umano, eccetera.

  1. A partire dalla rivoluzione francese l’età moderna vede progressivamente messa in ombra la fede e la speranza cristiana in nome del progresso, che è il nuovo nome della speranza, fondato sulla ragione e sulla libertà. Da queste istanze culturali e materialiste, da cui scaturirà lo stesso marxismo, il tema della speranza cristiana viene sottoposto ad una durissima critica in nome della negazione di tutto ciò che è mistero della trascendenza di Dio per fondare il senso della vita sulla dimensione materiale.
    Con Marx la vera rivoluzione è quella proletaria e il progresso non è più semplicemente frutto della scienza e in ultima istanza della ragione ma è frutto della politica pensata scientificamente.
    L’errore fondamentale di Marx - come dice anche il Papa - è che non ci ha detto come le cose avrebbero dovuto procedere dopo che la socializzazione dei mezzi di produzione si sarebbe realizzata. Non ci ha detto come si sarebbe attuata la speranza di questa vita, dal momento che la vita ultraterrena non trovava posto nella sua visione materialistica e razionalistica.
    Sì, egli aveva parlato della fase intermedia della dittatura del proletariato - continua il Papa - come di una necessità che, però, in un secondo tempo da sé si sarebbe dimostrata caduca. Questa «fase intermedia» la conosciamo benissimo e sappiamo anche come si sia poi sviluppata …… Egli ha dimenticato che l'uomo rimane sempre uomo. Ha dimenticato l'uomo e ha dimenticato la sua libertà. Ha dimenticato che la libertà rimane sempre libertà, anche per il male.” Risulta dunque evidente l’ambiguità del progresso così inteso. Senza dubbio esso offre nuove possibilità per il bene ma apre anche possibilità abissali di male.
    Diciamolo ora in modo molto semplice: l'uomo ha bisogno di Dio, altrimenti resta privo di speranza. Visti gli sviluppi dell'età moderna, l'affermazione di San Paolo citata all'inizio (cfr Ef 2,12: “Finchè ero lontano dal Signore ero come gli altri senza speranza”) si rivela molto realistica e semplicemente vera.”
    Questo è il primo passaggio che vede la speranza confinata nell’angolo di chi è rimasto un credulone. Il secondo passaggio è ancora più radicale ed è il passaggio che noi stiamo vivendo, quello caratteristico della nostra condizione e cioè del tempo post-moderno.
  2. Quali sono le caratteristiche del tempo post-moderno? Le conosciamo tutti: la globalizzazione, il progresso tecnologico, l’immigrazione, il capitalismo avanzato che ha come sviluppo ulteriore la speculazione finanziaria.
    Tutto questo ha determinato una conseguenza radicale: la rinuncia a cercare un senso o un fondamento dell’umano, del vivere e del mondo.
    Questo è il grande passaggio. Noi stiamo entrando in una civiltà, inedita fino ad ora, nella quale semplicemente ci viene detto che non c’è nessun significato al vivere, non c’è nessun fondamento al mondo. Ci viene detto inoltre che la ragione stessa, così esaltata dagli illuministi come istanza suprema di conoscenza e di approccio alla realtà, non è in grado di dare una risposta al perché della vita e del vivere.
    Così la ragione si trova ad essere confinata semplicemente a gestire la macchina sociale. Se noi ci pensiamo, alcuni degli aspetti che abbiamo citato non hanno nessun senso se li consideriamo in sé e per sé. Qual è il senso dello sviluppo tecnologico? È semplicemente quello di moltiplicare sé stesso, di superare sé stesso per fini commerciali. Il capitalismo, la speculazione finanziaria ha come unico scopo quello di sviluppare sé stesso in un ritmo continuo di crescita. Sviluppo, crescita, sono parole che ci vengono martellate di continuo come se fossero degli idoli a cui piegarsi.
    Si dice anche che nella nostra cultura postmoderna sono finite le cosiddette “metanarrazioni” e cioè i grandi racconti sul perché della vita. Sono finite le religioni, innanzitutto, ma anche le ideologie ma anche il pensiero ispirato alla ragione: insomma, i grandi schermi religiosi o laici che comunque cercavano di dare un senso alla vita. Questo, viene detto e ridetto, è un falso problema. Non c’è un perché.
    Quello che è alla nostra portata è semplicemente gestire la macchina del vivere. Così ci accorgiamo che, a cominciare dagli psicologi, i sociologi, gli antropologi, tutti sono bravissimi a raccontarci e a spiegarci il “come” (come affrontare questo problema, come si può superare quest’altro…) ma non il “perché”. Nessuno dà una risposta, anzi tutti dicono che quella del “perché” è una domanda falsa.
    In questa situazione diventa indispensabile ritornare alla critica del nostro tempo, anche da parte dei cristiani, per cogliere l’ambiguità del progresso. Se è vero, infatti, che il progresso, in tutte le sue dimensioni, sembra sempre procedere in avanti, è altrettanto vero che esso incrocia il mistero della libertà, un mistero che si rinnova costantemente. Ogni generazione che si affaccia a questo mondo si ritrova davanti al tema della libertà e cioè a scegliere che cosa fare del progresso. Il progresso, l’evoluzione tecnologica, infatti in alcuni casi è stato usato bene ma in altri casi è stato usato male o malissimo. Il progresso rimane davanti a noi in tutta la sua ambivalenza. È il tema della libertà che va ripreso, per comprendere una cosa fondamentale e cioè ciò che redime non è la libertà, non è la ragione, non è il progresso: ciò che redime, ciò che noi veramente cerchiamo, è l’amore, un amore incondizionato, un amore che non finisce, un amore che non viene meno, un amore che è costante, un amore che può essere soltanto l’amore di Dio. Tutti gli altri amori hanno la loro limitatezza.
    L’uomo ha bisogno – dice il Papa - di quella certezza che gli fa dire: «Né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezze né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore» (Romani 8,38-39).”
    Proprio qui c’è la radice della nostra speranza. Si rende evidente che l’uomo ha bisogno di una speranza che va oltre. ….. Questa grande speranza può essere solo Dio, che abbraccia l'universo e che può proporci e donarci ciò che, da soli, non possiamo raggiungere. …. Noi cerchiamo ed aspettiamo ciò che non conosciamo compiutamente, ma ciò di cui abbiamo soltanto alle volte come un’intuizione, come una percezione, come un’anticipazione, di cui abbiamo, come direbbe San Paolo, una caparra. Questa è la speranza da recuperare, che diventa anche leva critica verso questo nostro mondo e società “liquida” come è universalmente denominata. Una realtà che sembra avere dentro di sé il germe della propria autoriproduzione folle, per alcuni aspetti, ma anche della propria autodistruzione.

Spostiamo ora la nostra riflessione sui “luoghi di apprendimento della speranza”. Nell’enciclica del Papa questi luoghi sono tre: la preghiera, l’azione e la sofferenza, il giudizio di Dio.

Il primo luogo nel quale si apprende la speranza è la preghiera,

  1. la preghiera come “esercizio del desiderio”.
    1. In una sua omelia Sant’Agostino diceva: “L'uomo è stato creato per una realtà grande – per Dio stesso, per essere riempito da Lui. Ma il suo cuore è troppo stretto per la grande realtà che gli è assegnata. Deve essere allargato. «Inviando [il suo dono], Dio allarga il nostro desiderio; mediante il desiderio allarga l'animo e dilatandolo lo rende più capace [di accogliere Lui stesso]».
      Rimangono vere le parole di San Paolo in Filippesi 3,13: “Fratelli, questo soltanto so, dimentico del passato e proteso verso le cose future, corro verso la meta per arrivare al premio che Dio mi chiama a ricevere lassù in Cristo Gesù.”
    2. La seconda caratteristica della preghiera di cui parla il Santo Padre, è la preghiera come processo di purificazione interiore.
      Perché questa è la condizione per la quale il mio desiderio può diventare più ampio. La preghiera non tanto come intercessione, richiesta, ma come esperienza di purificazione. È una prospettiva interessante e originale.
    3. E infine, è ancora il Papa che parla, noi apprendiamo la speranza se siamo capaci di tenere un legame stretto tra la preghiera personale e la preghiera pubblica, cioè la liturgia, recuperando in primis nell’eucarestia il senso vero del nostro pregare che dell’eucarestia è un prolungamento e all’eucarestia è chiamata a ritornare. In questo intreccio, in questa sintesi c’è un cammino di speranza.
  2. Il secondo luogo nel quale si impara la speranza è l’azione e la sofferenza.
    Ogni agire serio e retto dell'uomo è “speranza in atto”. Questo ci interroga sul nostro mondo di portare avanti le cose che facciamo. Le cose che facciamo, infatti, diventano speranza se vengono fatte con serietà e rettitudine, cioè se le facciamo perché abbiamo scelto di farle non semplicemente perché dobbiamo farle. È una sorta di trasformazione tra il “devo fare” una certa cosa e il “voglio farla”. Diversamente tutto diventa fatica, diversamente la speranza sembra lontana.
    Recuperiamo così un’altra dimensione della speranza, di cui parlavamo all’inizio, che è la dimensione della perseveranza. La perseveranza nutre la speranza e a sua volta sostiene il nostro agire. Attenzione però: la perseveranza non è semplicemente un adempimento del proprio dovere a prescindere dalla propria libertà o in ossequio a qualche altro principio; la perseveranza nasce dalla capacità di dirsi ogni giorno “io faccio questa cosa e la voglio fare bene, in maniera seria”.
    Il secondo ambito è quello della sofferenza, della sofferenza “patita”, quella che ci tocca prima o poi tutti, e della sofferenza che incontriamo, la sofferenza “degli altri”. Questa è una realtà che spesso e volentieri l’uomo contemporaneo sembra non voler vedere. La sofferenza scaturisce dalla nostra limitatezza e nasce anche dai nostri peccati, perché tante sofferenze che stanno nel nostro mondo non sono un caso ma scaturiscono spesso semplicemente dalla miseria umana, dalla cattiveria, dall’ignoranza dell’uomo. La sofferenza è parte della vita.
    Dunque, nella vita si cerca speranza e si offre speranza. Ma offrire speranza è il compito del cristiano. La speranza nasce dalla consolazione. Consolare significa stare con chi è solo, dentro la sofferenza perchè la radice di ogni sofferenza è la solitudine. Il consolare e l’aver bisogno di consolazione è il volto della speranza. Bernardo di Chiaravalle ha coniato una bellissima espressione: “Dio non può partire ma può compatire” in questo senso la consolazione diventa l’esperienza che offre e chiede speranza e diventa un luogo di apprendimento della speranza.
  3. Il terzo luogo nel quale si impara la speranza, che ci aiuta a capire il senso della speranza, è il giudizio di Dio.
    Tutte le domeniche nel credo noi recitiamo: “Di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e morti”.
    Qual è il senso del giudizio di Dio? Nella storia della cristianità le chiese antiche erano orientate: l’altare era posto a est, dove sorge il sole, simbolo di Gesù che viene. La parete orientale della chiesa, nella conca dell’abside era affrescato il Cristo benedicente che è il segno della speranza. Nella parete opposta, rivolta a ovest, spesso e volentieri era dipinto il giudizio finale, quasi a richiamare la responsabilità dell’uomo.
    Il senso del giudizio di Dio è una sintesi tra la giustizia e la grazia. Tutti siamo peccatori e andremo davanti al Signore eppure sappiamo che nessun uomo è così radicalmente peccatore da operare un rifiuto totale di Dio. Il giudizio di Dio ci mostra che la giustizia comunque esprime la grandezza di Dio. Se Dio fosse solo grazia si escluderebbe la responsabilità dell’uomo. Il giudizio di Dio, però, mostra anche la grazia di Dio. Infatti se Dio fosse solo giustizia ne verrebbe offuscata la grazia, cioè la salvezza come dono, senza merito. Nel giudizio di Dio giustizia e grazia stanno insieme. Nella visione cristiana il tentativo di trovare una sintesi tra queste due dimensioni, giustizia e grazia, ha generato quello che per noi chiamiamo Purgatorio. Nessuno è così malvagio da essere rifiutato da Dio eternamente e nessuno è così perfetto da entrare subito nella gloria di Dio.
    Il concetto del Purgatorio ha a che fare con il giudizio finale, che è giustizia e grazia insieme, e per questo diventa il motivo della nostra speranza. Noi speriamo tutti che la giustizia di Dio esprima anche la sua clemenza. Noi speriamo che la grazia di Dio superi il nostro essere peccatori. Noi speriamo che la nostra vita, che non è perfetta e senza peccato, possa essere recuperata davanti a Dio.
    È il mistero stesso della Chiesa, sposa di Cristo ma spesso macchiata da gravissimi peccati. Come poi queste due dimensioni possono essere componibili in maniera armonica, non siamo capaci di dirlo. Sappiamo che ci è offerta questa prospettiva che, in altri termini è la speranza definitiva. Noi coltiviamo la speranza di una vita eterna. Noi viviamo nella speranza che, passando attraverso la purificazione, ci è aperta la porta che ci conduce a quella gloria definitiva ed eterna, a quella vita beata di cui parlavamo all’inizio. La “vita beata” diventa allora il riferimento portante del nostro cammino quotidiano, del nostro impegnarci, del nostro pregare, del nostro vivere la vita così come ci è stata offerta e data e per il tempo che ci sarà ancora concesso.
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AVVENTO 2016

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Santa Bernardetta - La Luce

Abbiamo pubblicato un nuovo video con bellissime immagini della Chiesa di Santa Bernardetta 

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