Giorni consumati fra le mura domestiche rese arroventate dalla calura di una estate quantomai torrida, in attesa di un po’ di fresco, di una telefonata, di un possibile incontro.
Settimane trascorse in piacevoli località alpine o balneari, accanto a persone care, gustando riposo, bellezza e buona tavola.
Intense giornate lavorative, a fianco di colleghi indaffarati o dinnanzi a schermi dai messaggi incalzanti.
Ma anche giornate con amici, sulle strade, nei parchi a godersi … l’assenza della scuola!
Si, questo tempo non è stato solo vacanza, solo tempo lontano da Milano, è, anzitutto, luogo dell’ordinario, del lavoro abituale, delle relazioni di ogni giorno, delle incombenze consuete.
Proprio per questo l’ordinario è il luogo della fede vissuta. E’ lì nelle pieghe delle ore che passano che noi siamo chiamati ad essere discepoli di Gesù.
Niente di straordinario, o, forse, l’eccezionalità di una fede vissuta giorno dopo giorno, ora dopo ora.
E’ qui che il Vangelo si fa strada per diventare esperienza di vita, faro indicatore nelle decisioni quotidiane, bellezza che rinfranca nei momenti di prova.
Dentro l’oggi siamo stati raggiunti da Dio, laddove ci siamo aperti all’incontro con lui nella grazia sacramentale, l’Eucaristia in primis, nella intensità della preghiera.
Certo tutti sappiamo che sta per avere inizio un nuovo anno pastorale, che verranno organizzati incontri, feste, preghiere, cammini; forse ne siamo anche un poco in attesa, ed è bene così.
Tuttavia prima di questo passo è necessario fare tesoro di questo tempo appena vissuto, non certo, mi auguro, invano!
Non tempo di mezzo fra un prima e un poi, non tempo di vuoto, ma, come detto, propizia occasione perché la fede si sia manifestata nell’ordinario procedere del tempo.
Riscopriamo e viviamo la gratitudine per quanto ci è stato dato e per ciò che siamo stati in questo tempo prezioso.