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UNA ROUTINE?

Da una decina di anni il cammino di catechesi dei bimbi inizia con la seconda elementare, meno recentemente aveva inizio in terza, in futuro?
Potremmo fare una lunga carrellata storica per spiegare queste indicazioni temporali che andrebbero inserite in un preciso contesto religioso, sociologico, … ma non è ciò che in queste righe mi preme comunicare.
Sposto volutamente lo sguardo per partire molto più lontano, apparentemente, giungendo, spero, ad offrire un punto di focalizzazione più vero.
Qualcuno ha fatto un incontro decisivo per la propria vita, ne è rimasto positivamente segnato e non può fare a meno di condividere con altri quanto sta vivendo. E’ esperienza comune, si tratti di un luogo visitato, una persona incontrata, un’esperienza vissuta, tutti siamo stati protagonisti di un racconto, a volte come narratori, molto spesso come uditori.
Si genera una catena ininterrotta di narrazioni, almeno finchè vi sarà un uditore che, raccolta la testimonianza, proverà a viverla in prima persona e, trovandola vera per sé, ne continuerà il racconto.
Tutto questo può riguardare qualcosa o qualcuno che sta fuori di me, che osservo, magari ammiro, ma rimane altro da me.
Potrebbe invece trattarsi di una realtà che mi coinvolge, afferra la mia vita, la dirige in modo nuovo, la apre a prospettive impensate, le offre una direzione ed un senso …
Allora ci chiediamo che ne è del nostro incontro con Gesù?
Egli giunge sino a noi attraverso innumerevoli narrazioni che hanno attraversato i secoli, soprattutto giunge a noi conservando tutta la sua freschezza e la sua capacità di interrogare se coloro che raccontano portano i segni, nella loro vita, di ciò che vanno dicendo.
Chi mi ha raccontato Gesù? Me lo ha fatto davvero incontrare? Era “segnato” da questa esperienza? Io quali segni porto di questo incontro?
Posso raccontare una grande quantità di vicende, realtà, persone, tutte vere, tutte autentiche, ma tutte così lontane e distanti che al più susciterò un moto di curiosità destinato a breve vita; oppure posso essere portatore vivente di un incontro che è vita, non è più fonte di qualche vago prurito, ma motivo di domande molto più serie, istanza che provoca ad una decisione.
Se saremo una comunità formata da persone così, allora faremo catechesi, cioè saremo protagonisti di un annuncio vivo e vitale. Le nuove generazioni e chiunque abbia sete di Dio non ha bisogno di manuali di istruzioni, ma di incontri con uomini e donne in carne e ossa, segnati dalla buona notizia.
Allora il cammino non inizia in seconda elementare o a qualche altra età stabilita in modo esteriore e formale, ma quando un’esistenza si imbatte in quella di una comunità che vive evangelicamente (ci prova).

Questo auguro per noi e per tutti i cercatori di Dio.