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ED E’ SUBITO ESTATE (II)

 

Questi giorni sono per molti di noi anticipo di estate anche perché la possibilità di ponte, scolastico e lavorativo, è davvero ghiotta e non pochi ne hanno approfittato.

Ma questa paginetta raggiunge tanti anche quando sono distanti, potenza della tecnologia!

Allora provo a proseguire la riflessione iniziata la scorsa settimana in merito alla possibile bellezza racchiusa in questo tempo.

Il termine vacanza, etimologicamente, deriva dal verbo vacare, rendere vuoto. E’ dunque un’azione attiva, non passiva! Non è un vuoto accidentale prodottosi nostro malgrado, è uno spazio che abbiamo deliberatamente svuotato perché per esso abbiamo un progetto!

Su questo già offrivo delle piste la scorsa settimana.

Mi piace provare ora a percorrerne una, un filo rosso che potrebbe aiutare a dare gusto al tempo, potrebbe farci riscoprire la bellezza della relazione con l’altro.

Vi sono persone che saranno con noi anche in questo tempo estivo, magari non per tutto il tempo, ma almeno per dei tratti: i famigliari più stretti, gli amici di vecchia data, quelli che incontro ogni anno nel luogo di villeggiatura. Bene, per loro abbiamo certamente già in mente qualcosa di bello.

Vi sono anche persone che sono state al nostro fianco lungo l’anno e a cui diciamo, più o meno esplicitamente e consciamente, arrivederci fra … due, tre mesi! Penso ai compagni di scuola, ai vicini di casa per chi ha la fortuna di stare per un lungo periodo altrove, a persone con cui condividiamo un percorso sportivo, ricreativo, culturale, a qualcuno di cui ci prendiamo cura perché siamo volontari al doposcuola, con dei malati, in un centro aggregativo, in una associazione.

Bhè non sarebbe originale pensare che qualcuna di queste persone, con tutte non credo sia possibile, la tengo nel radar, accorgendomi che essa, appunto, non è un individuo capitatomi a fianco nella vita, ma una persona lieta di poter essere vissuta come tale e non come un “incidente di percorso”.

Il modo di questa vicinanza lo esprimeremo secondo la fantasia che lo Spirito ci vorrà suggerire in base alla situazione reale! Perché lo Spirito possa fare la sua parte dovrei cominciare a far scorrere questi volti, sarebbe bello farlo nella preghiera, davanti al Signore, perché possa accendermi in cuore un’attenzione, farmi accorgere di una presenza, magari di un grido di aiuto o di una sommessa invocazione. Spesso lo Spirito finisce con il suggerire qualcuno di inatteso, impensato, forse addirittura impensabile, sì proprio quello!

Allora stando nella preghiera, con i piedi ben piantati per terra, potremo farci suggerire quale attenzione relazionale poter vivere.

Giusto a titolo esemplificativo, senza togliere spazio e ruolo allo Spirito: quel compagno di classe di mio figlio, un po’ in difficoltà con lo studio, magari nei giorni in cui saremo a casa lo invitiamo per una merenda e per fare un po’ di compiti insieme, coinvolgendo e preparando nostro figlio. O forse quella vicina di casa che sappiamo rimarrà in città tutta l’estate mentre noi saremo via, potremmo raggiungerla ogni giorno con una telefonata, un saluto e quando torneremo a casa le porteremo un vasetto con l’aria della montagna. Oppure ancora pur nel procedere del tempo estivo fatto di lavoro, brevi vacanze, incombenze, scelgo una volta al mese di fare un salto a casa di quella persona che con il mio servizio avevo incontrato e magari aiutato.

Ma sono certo che lo Spirito quando ascoltato suggerisce cose grandi.

La fede vuole le vacanze perché in quello spazio creato ancor più si incarni il nostro essere volto di Cristo.

Potremmo poi provare a raccontarci cosa è successo!

SOTTO LO SGUARDO DI MARIA

Nel vivere questo mese di maggio, tempo in cui condividere la nostra preghiera con Maria, ci lasciamo guidare da alcune suggestioni che papa Leone XIV ha lasciato in terra d’Africa in occasione del rosario pregato presso il santuario di “Mama Muxima” in Angola.

Dice il Santo Padre: “Abbiamo meditato i Misteri gloriosi della vita di Gesù, contemplando nella sua glorificazione il nostro destino e nel suo amore la nostra missione. Cristo, nella Pasqua, ha vinto la morte, mostrandoci la via per tornare al Padre. E perché anche noi possiamo percorrere questa via luminosa e impegnativa, rendendo il mondo intero partecipe della sua bellezza, ci ha donato il suo Spirito, che ci anima e ci sostiene nel cammino e nella missione. Come Maria, anche noi siamo fatti per il Cielo, e verso il Cielo camminiamo con gioia, guardando a Lei, Madre buona e modello di santità, per portare la luce del Risorto ai fratelli e alle sorelle che incontriamo”.

Ancora una volta in questo tempo pasquale ci viene ricordato che noi siamo fatti per il cielo, per ciò che è eterno, per Dio; se la nostra vita la giochiamo per meno di questo, essa sarà sciupata, perché legata a ciò che è caduto e imperfetto. Il dono dello Spirito, l’inabitazione del Padre e del Figlio (il vangelo di questa domenica ce ne parla) sono anticipo della gloria futura, grazia che da senso al nostro oggi; come Maria, la piena di grazia, anche noi siamo chiamati a cantare il magnificat e ad aprirci all’amore.

Prosegue il papa dicendo: “questo Santuario, dedicato all’Immacolata Concezione, è stato

spontaneamente “ribattezzato” dai fedeli Santuario della “Madre del cuore”. È un titolo bellissimo, che ci fa pensare al Cuore di Maria: un cuore limpido e sapiente, capace di conservare e meditare gli eventi straordinari della vita del Figlio di Dio (Lc 2,19.51). Pregando assieme, anche noi abbiamo fatto così, lasciandoci accompagnare da Maria nel ricordo di Gesù. Abbiamo ripercorso con Lei vari momenti della vita del suo Figlio, per alimentare in noi un amore universale come il suo.

Recitare il Rosario, allora, ci impegna ad amare ogni persona con cuore materno, in modo concreto e generoso, e a spenderci per il bene gli uni degli altri, specialmente dei più poveri. Una mamma ama i suoi figli, pur diversi uno dall’altro, tutti allo stesso modo e con tutto il cuore. Anche noi, davanti alla Madre del cuore, vogliamo promettere di fare lo stesso, adoperandoci senza misura affinché a nessuno manchi l’amore, e con esso il necessario per vivere in modo dignitoso ed essere felice: perché chi ha fame abbia di che sfamarsi, perché tutti i malati possano ricevere le cure necessarie, perché ai bambini sia garantita un’adeguata istruzione, perché gli anziani vivano serenamente gli anni della loro maturità. A tutte queste cose pensa una mamma: a tutte queste cose pensa Maria, e invita anche noi a condividere la sua sollecitudine”.

Le proposte che avremo per trovarci a pregare il rosario siano allora occasioni non di fuga dal mondo, ma di presa di coscienza delle ferite e delle gioie degli uomini per prenderne parte.

Anche la proposta di trovarsi a pregare il rosario nei nostri cortili e nelle nostre case può essere segno di questa sollecitudine, portando questa amorevole presenza vicino alle nostre esistenze: possiamo aprire la nostra casa, possiamo trovarci in uno spazio tranquillo dei nostri cortili, sempre con discrezione, mai per ostentare, in segno di comunione e vicinanza.

Facciamo nostro questo stile materno, sentiamoci “mamma” di questa umanità.

COMUNITA' CHE CELEBRA

Non dobbiamo mai smettere di vivere la meraviglia dell’ essere convocati da Dio per partecipare al suo dono d’amore. Duplice gioia: il suo dono d’amore e l’essere convocati per parteciparvi.

Eppure ci trasciniamo spesso stancamente a questo appuntamento, come chi ha un favore da compiere, un obbligo da assolvere, una tassa da pagare!

Il cammino avviato in questo anno che avrebbe meritato ben più cura e attenzione da parte di tutti, volge al termine e deve aiutarci a trarne insegnamenti preziosi per determinare conversioni personali e comunitarie.

Troveremo sul sito della comunità (Baronacom.it) gli audio dei due incontri e il testo che ora segnaliamo. Siamo tutti invitati a ascoltarli (riascoltarli), leggerlo (rileggerlo) e lasciarci educare.

Anzitutto ciascuno è chiamato a farne tesoro per riesaminare, rimotivare, rianimare la propria attiva partecipazione alla celebrazione eucaristica. La riforma conciliare aveva uno dei suoi punti chiave proprio in questa partecipazione attiva dei fedeli al rito. Questo non è invito al protagonismo, versione negativa dell’essere parte attiva, pretesa di visibilità, strumentalizzazione della celebrazione al sé, ma sottolineatura della necessità di essere presenti non solo con il corpo, ma, come indica il segno della croce che noi compiamo ogni volta, con tutto noi stessi, non passivi spettatori di uno spettacolo, ma attori di una presenza viva, carica della nostra storia che si pone dinnanzi a Dio per riceverne luce.

Acconto a questo esercizio personale, ma comunitario, perché compiuto da tutti, coloro che vorranno potranno far pervenire le loro considerazioni per offrire suggerimenti al fine di migliorare il nostro celebrare il Signore.

Tutto quanto emerso verrà ripreso nel consiglio pastorale del 28 maggio (entro quella data ogni indicazione dovrà essere consegnata inviando una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) dove si farà sintesi dei suggerimenti e si darà il via al cammino del prossimo anno.

Poiché le intuizioni avranno bisogno di essere attuate e di essere accompagnate dai debiti cambiamenti e dalla dovuta formazione, tutti, l’assemblea liturgica e tutti i suoi ministri (lettori, ministranti, cantori, …), vivranno il prossimo anno dei percorsi per ricevere il giusto aiuto.

Certamente queste indicazioni ci porteranno anche alla revisione del numero, dei luoghi, degli orari delle celebrazioni stesse, tenuto conto, oltre che di quanto emerso, del numero di ministri e della partecipazione dei fedeli.

Sentiamoci parte di un cammino, ma soprattutto aiutiamoci a vivere il dono.

Usciamo dal nostro soggettivismo che ci porta a pensare la celebrazione in funzione del proprio bisogno, delle proprie esigenze, per entrare in quella dimensione comunitaria che è generata dal mistero che celebriamo, dono di grazia del Signore.

Buone messe!!!

ANCHE NOI IN VIAGGIO

I cambiamenti climatici stanno mettendo in serio pericolo, insieme a tanti altri ecosistemi, anche la barriera corallina in Australia. Team di scienziati non si stanno limitando a studiare il fenomeno, rilevandone i mutamenti e l’arretramento; hanno deciso di cercare tecniche che ne favoriscano il mantenimento proteggendola, interventi che ne favoriscano l’implementazione nei luoghi rimasti favorevoli, … La scelta è quella di evitare di maledire il buio, accedendo una luce.

Mi sembra sia bello accompagnare in questi giorni il viaggio apostolico del papa che ha scelto di percorrere la stessa logica: accendere una luce di fronte ad un mondo che pare spesso impegnato a vivere nelle tenebre.

I paesi in cui si sta recando, i luoghi e i momenti individuati dicono di questa decisione, già espressa sin dall’esordio del suo pontificato: costruire ponti, portare la pace.

Nessuno dei paesi in cui si reca è modello di democrazia, rispetto dei diritti, tutela delle minoranze: in Algeria le richieste di maggior democrazia, ridistribuzione delle ricchezze sono ben presenti; in Camerun e Guinea i presidenti sono al potere di oltre quarant’anni; in Angola le dimostrazioni sono state represse nel sangue; …

La presenza del pontefice vuole essere una spinta volta a sottolineare quanto di buono esiste e ad indicare una via da percorrere che implementi una realtà di bene.

A guidare i suoi interventi, le sue riflessioni vi è la certezza che è possibile, tramite il dialogo, imparare a conoscersi, dal conoscersi nasce un apprezzamento reciproco, da questa stima si genera collaborazione, vita buona.

Questo vale in particolare per l’incontro fra cultura e mondo islamico e fede cristiana.

In Algeria la Chiesa è di poche migliaia di fedeli, per lo più stranieri presenti sul territorio per ragioni lavorative, eppure questa esigua minoranza è un segno fecondo, in una terra bagnata dal sangue dei martiri, di una volontà di vita comune nell’apprezzamento reciproco.

Il Camerun è segnato in alcuni punti di confine con la Nigeria dalla presenza dell’estremismo islamico, Guinea equatoriale e Angola vedono il delinearsi di un solco sempre più profondo tra nuovi arricchiti e tantissimi poveri. Il vangelo diviene come pioggia feconda che irriga la terra, pone semi di speranza, con una Chiesa impegnata a stare a fianco degli ultimi.

Accanto al valore politico della visita del papa vi è soprattutto questo segno di vicinanza, di incoraggiamento e di affetto verso la comunità cristiana cattolica presente in questi paesi. Il papa è presenza paterna che fa sentire la vicinanza di Cristo. La scelta di essere presente in alcuni luoghi in cui la Chiesa si pone al servizio degli ultimi sottolinea questa attenzione di Leone e rimane monito per tutta la comunità ecclesiale.

Siamo invitati ad accompagnare il santo Padre con la preghiera, espressione di vicinanza, comunione, affetto.

Siamo stimolati a fare nostro il suo modo di porsi: anche noi, qui, nel nostro piccolo, siamo invitati a costruire ponti, apprezzando le differenze, valorizzando le occasioni di incontro.

Il nostro piccolo fazzoletto di terra non è certo privo di occasioni di incontro, di opportunità di conoscenza: possiamo partire dai nostri vicini di casa o dai compagni di scuola e lavoro per intessere dialoghi di pace e di speranza.

Sentiamoci in cammino con il nostro papa.