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ULTIMO – IL PRIMATO DELLA CARITÀ

Queste settimane che concludono l’anno liturgico sono ricche di suggestioni che vogliono illuminare la nostra vita, di singoli e di comunità.
L’aver camminato un anno guidati dalla luce di Gesù ci ha ricolmati di bellezza che abbiamo riscoperto non essere possibile tenere per noi, ragione ultima di ogni slancio missionario.
In questo percorso non abbiamo tenuto lo sguardo rivolto verso i nostri piedi, lo abbiamo alzato fino al cielo, facendo dell’eternità un punto di riferimento imprescindibile del nostro agire, desiderosi anche noi della vera santità.
Nell’incontro con Cristo, re e Signore dell’universo, non possiamo non accorgerci che la sua regalità è quella del servizio, della vita spesa per amore e nell’amore.
Guardare a Gesù è allora lasciarsi illuminare per essere attratti verso l’eterno, sapendo che la via che vi conduce è quella dell’amore.
Eccoci allora a prepararci all’ultima domenica dell’anno liturgico, celebrando la Signoria di Gesù Cristo e rendendoci partecipi del primato dell’amore.
La giornata Caritas, nonché giornata del povero, ci invita a fare memoria di quella scelta di vita che dovrebbe accomunare tutti i credenti.
Forse pensiamo che ci sono dei credenti che hanno la fortuna di essere meno impegnati di noi e quindi possono permettersi il lusso di prendersi impegni come catechisti, o come cantori, come segretari parrocchiali o come volontari caritas. Immaginiamo che ciascuno scelga, evidentemente, quella “specialità” che più gli si confà, lasciando perdere le altre, perché, appunto, “mica si può fare tutto”!
In realtà quello del credente cristiano cattolico è uno stile, un modo di essere, non una sequenza di cose da compiere!
Tutti siamo chiamati a custodire la relazione con il Signore nella preghiera, a custodire il fratello nella comunione, ad esercitare la carità verso tutti, ad annunciare la bellezza di tutto questo; allora tutti siamo (dovremmo essere) un poco liturgisti, un poco catechisti, un poco volontari caritas, …
A prescindere dalla nostra età, dalla nostra professione, dal tempo che abbiamo a disposizione, tutti nell’esercizio quotidiano della vita siamo chiamati ad incarnare il modello lasciatoci da Gesù.
Allora una giornata come quella che vivremo la prossima domenica (giornata del povero, giornata caritas) non è l’occasione per applaudire ai volontari, per tirare un sospiro di sollievo perché qualcuno si occupa della carità, per sperare che qualcuno se ne occupi. Al contrario è tempo per riscoprire la propria chiamata a farci servi gli uni degli altri, facendo del servizio un inconfondibile stile di vita, della cura per il più poveri un atteggiamento ordinario.
Siamo tutti chiamati alla gioia del dono.