Un nuovo inizio forse esercita su di noi un poco di fascino, tanto da rischiare di cominciare a correre senza aver sufficientemente riflettuto sulla meta, sui passi, sugli strumenti, … Siamo stati invitati a fermarci, per giungere a decisioni più ponderate. Siamo pronti a partire? E’ solo un’affermazione metaforica o davvero stiamo provando a metterci in discussione? Certo è più facile accodarsi al numero di coloro che interpretano la realtà, formulano giudizi, sputano sentenze, vivono di nostalgie, sanno perfettamente cos’è che non va, … ma non si prendono la briga di rivedere se stessi. Se continuiamo a guardarci allo specchio non vedremo altro che noi stessi. Noi credenti siamo chiamati a tuffarci nell’abbondanza della Parola di Dio, a nuotare in essa, per lasciarci bagnare e, magari, per riuscire ad abbeverarci. La Parola viene prima di noi e prima dei nostri problemi e delle nostre domande, essa ci interpella, ci chiama, ci spiazza. Di fronte alle esigenze della vita noi tendiamo a cercare le risposte e le soluzioni, in modo un po’ semplicistico, in un impasto di buon senso e vaga tradizione cristiana. Di fronte all’urgenza di una risposta arruffiamo un vago riferimento scritturistico, il più delle volte tirato per i capelli, costringendo la Parola a dire ciò che serve a noi! Perché la liturgia eucaristica prevede la proclamazione della Parola? Per rendere esplicito il mistero che in quel tempo stiamo celebrando? Forse anche, ma dentro la chiara intuizione che solo il costante e assiduo ascolto riescono a dare forma alla nostra fede, a darle la forma di Gesù. Imparo a parlare una determinata lingua perché sono immerso in un contesto di uomini e donne che si esprimono in quel modo, quanto più la mia immersione è piena e continuativa tanto più farò mia quella lingua. Così è anche del mio essere riflesso della Parola! L’ascolto continuativo e ripetuto genera in me una famigliarità con la Parola, plasma la mia mente e il mio cuore, mi assimila a Gesù, lentamente genera in me la capacità di ragionare e decidere facendo mia la logica del Vangelo. Quando poi questa pratica è condivisa con dei fratelli in cammino, allora ci sarà un noi, una comunità, che impara a prendere decisioni conformi al volere di Dio, che abbiamo imparato a riconoscere e a fare nostro. Anzitutto un ascolto intenso e aperto durante la liturgia ci plasma e ci fa condividere un cammino. Dobbiamo trovare anche altri tempi e modi per rendere più piena e immersiva questa esperienza, molti sono oggi gli strumenti per poterlo fare: dai testi messi a disposizione nelle chiese alle meditazioni ascoltabili on line. Questo mette tutti nelle condizioni di poterlo fare, anche quando costretti in casa e travolti dalle molte incombenze. Tuttavia pare prezioso che si possano moltiplicare le occasioni per un ascolto condiviso della Parola, facendo del nostro ritrovarci attorno ad essa un esercizio comunitario, capace di generare cammini. Insieme rimettiamo al centro la Parola per lasciarci condurre all’incontro con il Signore.
