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OLTRE LA NOSTRA PANCIA

Tutto è volto ha provocare emozioni forti e, nello stesso tempo, tutto è pensato per anestetizzarci.
Ogni comunicazione viene consegnata in modo tale da suscitare una reazione emotiva, senza offrire elementi per un’intelligenza delle cose (intus-legere è guardare dentro, scrutare, entrare in profondità; non a caso un dono dello Spirito).
L’obiettivo non è offrire elementi per un discernimento, fare verità e guidare una decisione pratica sapiente.
Mi interessa essere ascoltato, più degli altri, devo portare qualcuno da una parte, la mia, precostituita e già definita.
Avviene così nelle comunicazioni sui network, sui social e, ahimè, anche fra noi.
Si tratti di un conflitto fra stati o della legge sui gattili, il tono deve essere apocalittico e categorico.
L’importante è che, un istante dopo, veniamo proiettati nel mondo dei lustrini e dei balocchi, così che il nostro mondo emotivo, provocato qualche istante prima, non possa mettere in moto un pensiero e un confronto serio, ma sia portato altrove, in balia di una nuova scossa adrenalinica, incapace di fermarsi a prendere in mano la vita.
Provare a invertire la rotta può voler dire arrendersi all’idea di poter essere tuttologi, scegliere qualche ambito, qualche aspetto di cui andare in profondità. Per fare questo devo darmi del tempo, fermarmi, cercare informazioni, ampie e diverse; ho bisogno di starci dentro, di rifletterci, di confrontarmi con intelligenza con persone che, con altrettanta calma, stanno facendo il mio stesso percorso; devo provare a trarre le file con pazienza e sapienza, con l’umiltà di chi sa di essere sempre in ricerca, di chi non ha la verità in tasca; forse è necessario accettare di essere deriso per aver deciso di percorrere questa via, per la mia lentezza, per la mia limitatezza d’azione.
Tutto questo ha ricadute concrete sugli strumenti che scegliamo di adoperare, sulle nostre dinamiche comunicative, sulla modalità dell’uso del tempo.
Anche questo è essere pellegrini di speranza!
Anche questo è andare incontro al Signore che viene!
Lui non è nell’emozione del momento, è presenza silente e nascosta che raggiunge il cuore di chi si ferma ad ascoltare, di chi si mette in preghiera, di chi non chiude gli occhi e le orecchie.

Possiamo cercare insieme di stare così di fronte a quanto accade nel mondo e intorno a noi, di quanto siamo chiamati ad essere come Chiesa?