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AMMINISTRARE I BENi

Forse vi è ancora chi irenicamente pensa alla possibilità di essere Chiesa senza incrociare le esigenze legate all’essere nel mondo.
Chi ha questa illusione storce il naso ogniqualvolta si parli di denaro, di conti, di norme giuridiche, di adempimenti.
Noi siamo nel mondo, in un contesto ben preciso connotato giuridicamente e amministrativamente e abbiamo il dovere, anche in questo ambito, di essere di esempio, poiché l’amore per il bene comune passa anche attraverso il rispetto delle regole.
Qualcuno potrebbe obiettare che vi siano regole ingiuste, in tal caso noi avremmo due strumenti: il percorso giuridicamente stabilito per cambiare le norme e, laddove vi sia in gioco una questione etica, l’obiezione di coscienza, anche, se necessario, pagando di persona.
Superata questa obiezione noi continuiamo a percorrere una strada che ci conduca ad essere sereni, perché rispettosi delle leggi e perché con la coscienza pulita, quindi anche eticamente corretti.
Affinché questo avvenga è necessario rimanere vigilanti, producendo una costante verifica sulle azioni compiute e determinando quelle nuove dopo attento discernimento, sapendo che noi siamo chiamati a rendere conto agli uomini e a Dio, anzitutto!
Dobbiamo allora ringraziare coloro che in questa comunità si offrono per aiutare in questo processo, ovvero tutti i membri del consiglio degli affari economici.
Il loro compito è davvero ampio: gestire con oculatezza, rispetto delle norme e del vangelo i beni della chiesa e il denaro; custodire l’attenzione del buon padre di famiglia, e anche un po’ di più, rispetto all’adempimento delle norme previste per i diversi ambiti di vita parrocchiale; avere uno sguardo sul futuro per operare scelte di buon senso e, magari, anche un po’ profetiche.
Ecco perché è necessario trovarsi spesso con questo consiglio, ecco perché ciascuno di loro, al termine di ogni incontro, sa di avere dei compiti ulteriori di assolvere.
Tutta la comunità deve lasciarsi educare da questi criteri di cura, oculatezza, rispetto, cautela, …
Tutti siamo chiamati a domandarci come ci rapportiamo con la gestione della vita ecclesiale: dal modo con cui vi contribuisco, anche economicamente, alle attese che nutro; dal rispetto per le cose alla partecipazione alla loro cura.
Le assemblee che vivremo ci aiuteranno anche a custodire questo sguardo, a riconoscere che siamo una famiglia in cui solo il contributo di tutti rende possibile ciò che abitualmente viviamo e ciò di cui godiamo, fosse anche “solo” la possibilità di avere un luogo in cui celebrare l’eucarestia.
Apprezziamo la sapienza dei padri che ci hanno consegnato tanta ricchezza di spazi e di proposte e riconosciamo che oggi la loro gestione è indubbiamente complessa e impegnativa. Discernere come farlo è compito del consiglio degli affari economici, partecipare di queste attenzioni è scelta e dovere di tutti.

Sentiamoci tutti partecipi e collaboratori.