Assemblee! Nome forse desueto, antico, nostalgico, militante, …
Avremmo potuto usare espressioni più altisonanti come: koinonia, comunione, convenire, …
Già, cosa cela questo nome, quale attesa, quale opportunità?
Vogliono essere il radunarsi di credenti che hanno il piacere di ritrovarsi, uniti dalla comune passione per l’annuncio del vangelo, missione che il Signore ha lasciato alla sua Chiesa.
Così ecco la proposta di radunarci nelle nostre chiese (quelle in muratura, con la c minuscola) per raccontarci, per dirci dove siamo, come siamo, quale volto cerchiamo di avere, come ci piacerebbe essere, per lasciarci interrogare dal Signore sul volto che lui vorrebbe che noi avessimo.
Sì perché i treni hanno binari su cui viaggiano e stazioni da cui passano, percorrendo l’identico tragitto, facendo le medesime tappe, ostacolati solo da imprevisti e scioperi. Una comunità viva no! E’ ogni giorno chiamata ad inventarsi rispondendo alle situazioni che invitano ad annunciare il vangelo, a raccogliere e seminare speranza.
Allora dobbiamo raccontarci quanto stiamo vivendo, come stiamo cercando di rispondere alle sfide.
Ci deve essere uno spazio in cui ciascuno possa raccontare agli altri il suo esserci, il suo avere dei sogni, dei desideri. Un tempo in cui poter esprimere le proprie perplessità e le proprie fatiche. Un luogo in cui incrociare altri volti e altre storie, in cui accorgersi di non essere solo, sola.
Allora anche lì non si conclude niente! Non è un luogo del fare!
Ebbene sì, non lo è, non lo sono! Le assemblee sono il contesto dell’essere non del fare. Il luogo dove riconoscere la propria identità, il proprio volto!
Ma è proprio da qui che deve partire la vita della comunità cristiana, da questo aver condiviso una riflessione e un pensiero.
Sono queste assemblee un esercizio straordinario, non usuale, eppure non dovrebbe essere così.
Sogno il ritrovarsi dei credenti, il loro convenire domenicale, come un appuntamento desiderato tanto da arrivarci prima, molto prima dell’ora stabilita. In questo radunarsi così anticipato si ha modo di salutarsi, di raccontarsi, anche e soprattutto a partire dal vangelo, da quella parola che, ascoltata la settimana precedente, dovrebbe aver orientato la propria settimana. Un tempo in cui prepararsi e preparare la celebrazione eucaristica, un‘occasione perché ciascuno trovi il proprio posto nella comunità e nell’imminente celebrazione. Così anche la fine della celebrazione potrebbe essere accompagnata da un darsi delle indicazioni, da un salutarsi per un arrivederci alla prossima domenica.
Si queste assemblee potrebbero essere il propedeutico allenamento a questo radunarci con maggior agio, di più ampio respiro, di più forte proposta.
Intanto proviamo a comprenderne il senso e a farcene partecipi.
D’altra parte desiderando una profonda partecipazione, perché la voce di tutti possa essere ascoltata, abbiamo anche messo a disposizione un questionario che tutti sono invitati a compilare e riporre nelle urne poste in fondo alle nostre chiese. Troppo grande è il desiderio di poter davvero raccogliere il pensiero di tutti per continuare a edificare una comunità viva e autentica.
Grazie a tutti
