Forse siamo stati abituati ad iniziare più o meno in questo modo il tempo quaresimale: oggi le ceneri, venerdì digiuno, perché è il primo di quaresima, una bella via crucis e poi domenica prossima il gesto quaresimale (un’offerta in denaro per un’iniziativa caritativa o un bene da consegnare). Poi ogni venerdì la via crucis e ogni domenica il gesto. Nulla di male in tutto questo, anzi, ben venga. Tuttavia è bene uscire dagli automatismi per lasciarsi interrogare e arrivare, magari anche solo a Pasqua o, addirittura dopo, a decisioni serie e che mettano realmente in gioco la vita. Un aiuto per la riflessione e per comprendere quanto vivremo lo troviamo sul nostro giornalino Baronacom in questo numero speciale dedicato al tempo quaresimale.
In queste domeniche questo pieghevole vorrà essere un aiuto proprio per lasciarsi interrogare, soprattutto da segni di speranza.
In questa quaresima non raccoglieremo generi alimentari, né sosterremo un progetto.
In questa quaresima ci guardiamo intorno con occhi che hanno contemplato la croce di Gesù.
Sì, il punto di partenza è contemplare l’amore di Gesù, lasciarsi raggiungere e conquistare da questo amore.
Poi, con lo sguardo e il cuore riempiti da questo immenso bene ci volgiamo intorno a noi per accorgerci che questo bene è ancora presente in tantissimi modi attorno a noi.
Questo esercizio sarà caratterizzato dal dare uno sguardo a quanto accade dentro la nostra comunità, ci aiuterà in questo il gruppo Caritas, ma anche a ciò che avviene attorno a noi, ci aiuterà un’indagine conoscitiva compiuta dall’assemblea sinodale decanale.
Siamo certi che il nostro sguardo, così allenato, saprà riconoscere un’infinità di altri segni presenti nel nostro caseggiato e persino nel nostro luogo di lavoro, di studio, di vita.
Sarà questo viaggio a stimolare in noi una domanda e un desiderio, quello di unirci fattivamente a questo meraviglioso flusso di bene.
Un foglio potrà essere compilato con il nostro nome e la disponibilità al termine di questo cammino (ne troviamo una sorta di fac-simile) su questo pieghevole.
Forse molti si diranno che per loro non vi è nulla di nuovo, fanno già questo bene.
Certo, come altrimenti potremmo raccontare questi segni di speranza se non vi fossero già presenti?
Lasciamoci tutti provocare e mettere in discussione. Questi racconti servano a chiederci: cosa mi sta chiedendo il Signore oggi?
Anche chi da tempo vive questi impegni potrebbe decidere di dare una svolta, intensificando, cambiando, rivedendo, …
Senza fretta, ma con decisione, mettiamoci in cammino.
Ecco, sì, le via crucis, i digiuni, … diverranno cosa buona, non perché esauriscono il nostro vivere la quaresima, ma perché favoriranno il cammino, la riflessione, portando dinnanzi alla croce e aiutandoci a fare pulizia nella nostra vita del tanto in più e di troppo che è presente.
Ecco una prima indicazione di Caritas.
Tutto parte dall’accorgersi di quanto avviene attorno a noi.
Per farlo bisogna avere delle antenne che sono i nostri occhi, le nostre orecchie, in nostri sensi.
Tutti siamo chiamati a farlo.
La Caritas attraverso il centro di ascolto offre uno spazio formale perché questo avvenga, un luogo e delle persone preposte ad ascoltare.
Questo ascolto è previo a qualunque agito, che sarebbe altrimenti risposta al mio bisogno e non a quanto mi è stato raccontato, a quanto ho raccolto.
E’ questo un punto di accesso offerto a chiunque ne senta il bisogno.
Ciascuno tuttavia ha occhi, orecchi, … impariamo tutti a metterci in ascolto del bisogno e a lasciarci interrogare.
Noi stessi potremmo andare al centro di ascolto per portare quanto abbiamo recepit
o e per cercare una condivisione.
