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UN PRIMO SEGNO DI SPERANZA

UN PRIMO SEGNO DI SPERANZA

Così scrive papa Francesco in “Spes non confundit” in quella lunga carrellata di indicazioni circa i segni di speranza:
“Segni di speranza andranno offerti agli ammalati, che si trovano a casa o in ospedale. Le loro sofferenze possano trovare sollievo nella vicinanza di persone che li visitano e nell’affetto che ricevono. Le opere di misericordia sono anche opere di speranza, che risvegliano nei cuori sentimenti di gratitudine. E la gratitudine raggiunga tutti gli operatori sanitari che, in condizioni non di rado difficili, esercitano la loro missione con cura premurosa per le persone malate e più fragili.
Non manchi l’attenzione inclusiva verso quanti, trovandosi in condizioni di vita particolarmente faticose, sperimentano la propria debolezza, specialmente se affetti da patologie o disabilità che limitano molto l’autonomia personale. La cura per loro è un inno alla dignità umana, un canto di speranza che richiede la coralità della società intera.”
“Segni di speranza meritano gli anziani, che spesso sperimentano solitudine e senso di abbandono.”
E’ bello anzitutto essere consapevoli di quanto, in merito a questo segno di speranza, già avviene nella nostra comunità.
Esiste un bel numero di parrocchiani, ministri dell’Eucarestia che raggiungono settimanalmente una trentina di malati della nostra comunità, impossibilitati a causa della malattia o dell’età a partecipare alla celebrazione in chiesa.
Esiste qualche volontario presente nelle due RSA del nostro territorio che aiutano in occasione della celebrazione eucaristica che lì si svolge.
Certamente molti di noi hanno rapporti personali con vicini di casa che si trovano in condizioni di solitudine o di fatica.
In tutte le nostre parrocchie esiste, in forme e tempi diversi, un’occasione di incontro per le persone anziane offrendo loro uno spazio di incontro, relazione, vita.
Ringraziamo il Signore per queste presenze e queste attenzioni.
Non possiamo tuttavia sederci in un comodo atteggiamento di comunità sazia e paga di sé! I segni di speranza non sono per soddisfare il proprio orgoglio, proprio perché segni ci invitano ad esserne a nostra volta partecipi.

Che bello se ognuno di noi, ogni nucleo famigliare “adottasse” una situazione di bisogno!
Magari una persona sola, malata o, come suggeriremo nelle prossime settimane, una famiglia in difficoltà, un giovane alle prese con un mondo nuovo, un minore con difficoltà scolastica, …
Nessuno deve sentire la propria famiglia conclusa in se stessa, ogni famiglia è fatta per generare amore che quanto più è intenso tanto più valica i confini della propria casa.
Nessuno che è solo può maledire la propria solitudine, è chiamato ad aprirsi all’incontro facendosi lui prossimo!

Se poi qualcuno desidera offrire un impegno più intenso e ampio per l’animazione dei momenti con gli anziani o per la presenza nelle strutture sanitarie si segnali perché possa nascere una più proficua collaborazione.

Non dimentichiamoci che nel nostro territorio molte associazioni operano lodevolmente a servizio di persone in situazioni di malattia, solitudine, …
Possiamo impegnarci in esse e, se utile, la parrocchia può far da tramite per favorire l’incontro fra voi e queste realtà.

Lasciamoci interpellare, forse diventeremo una comunità più attenta all’insegnamento di Gesù, più luminosa.
Potremmo raccontarci storie belle di vicinanza.
Forse più malati riceveranno una visita a casa.
Forse più ricoverati in ospedale o in RSA saranno consolati.
Forse i nostri appuntamenti con gli anziani saranno più vivaci e numerosi.