Così scrive papa Francesco in “Spes non confundit” in quella lunga carrellata di indicazioni circa i segni di speranza:
La comunità cristiana perciò non può essere seconda a nessuno nel sostenere la necessità di un’alleanza sociale per la speranza, che sia inclusiva e non ideologica, e lavori per un avvenire segnato dal sorriso di tanti bambini e bambine che vengano a riempire le ormai troppe culle vuote in molte parti del mondo. Ma tutti, in realtà, hanno bisogno di recuperare la gioia di vivere, perché l’essere umano, creato a immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gen 1,26), non può accontentarsi di sopravvivere o vivacchiare, di adeguarsi al presente lasciandosi soddisfare da realtà soltanto materiali. Ciò rinchiude nell’individualismo e corrode la speranza, generando una tristezza che si annida nel cuore, rendendo acidi e insofferenti.
Di segni di speranza hanno bisogno anche coloro che in sé stessi la rappresentano: i giovani. … Non possiamo deluderli: sul loro entusiasmo si fonda l’avvenire.
Per questo il Giubileo sia nella Chiesa occasione di slancio nei loro confronti: con una rinnovata passione prendiamoci cura dei ragazzi, degli studenti, dei fidanzati, delle giovani generazioni! Vicinanza ai giovani, gioia e speranza della Chiesa e del mondo!
Sono due passaggi differenti della lettera, il primo orientato al tema della vita nascente e l’altro alla giovinezza.
L’età dello sviluppo, della crescita è un tempo speciale, una stagione in cui l’individuo si plasma, si orienta e si sperimenta per giungere a maturazione.
Avere cura di chi attraversa questa fase della vita è uno splendido atto di amore. Chi lo compie mostra di avere a cuore l’umanità, con uno sguardo che va oltre il qui ed ora per spaziare verso il futuro e oltre i confini del proprio esistere.
E’ impresa che chiede alleanze educative, sappiamo bene come per educare un bambino ci voglia un intero villaggio.
In questa dedizione la comunità cristiana è chiamata nel suo piccolo a fare la sua parte.
Quante attenzioni e quante energie profuse in questo campo.
L’iniziazione cristiana è chiamata ad essere non teorico annuncio del vangelo, ma esperienza di esso. Quale grande atto d’amore è offrire spazi per condividere la gioia del vangelo!
La nostra passione per una vita buona è capace di raggiungere tutti i ragazzi, anche coloro che non vivono l’iniziazione cristiana, ma hanno sete di attenzione.
Penso all’esperienza offerta nel partecipare alle nostre attività sportive con l’Atletico Barona, penso ai nostri doposcuola, penso all’oratorio estivo. Sempre più dobbiamo orientare queste nostre azioni non al fare, ma alla persona, con uno sguardo autenticamente capace di una cura per il singolo pur dentro una proposta per tanti.
Ma quanto altro di buono possiamo vivere in questo ambito come credenti che sanno essere sale della terra e lievito nella pasta.
Penso a chi lavora a contatto con i ragazzi o i giovani nella scuola o in contesti educativi, mi riferisco all’essere genitori che ne incontrano altri nel mondo della scuola, dello sport, del tempo libero, faccio riferimento all’essere vicini di casa di ragazzi e bambini.
Allora, ancora una volta, tutti siamo chiamati a questo esercizio di speranza.
Ben venga che qualcuno lo scelga come proprio ambito di servizio particolare e condivida questa scelta rispondendo a questa proposta quaresimale.
