Così scrive papa Francesco in “Spes non confundit” in quella lunga carrellata di indicazioni circa i segni di speranza:
Non potranno mancare segni di speranza nei riguardi dei migranti, che abbandonano la loro terra alla ricerca di una vita migliore per sé stessi e per le loro famiglie. Le loro attese non siano vanificate da pregiudizi e chiusure; l’accoglienza, che spalanca le braccia ad ognuno secondo la sua dignità, si accompagni con la responsabilità, affinché a nessuno sia negato il diritto di costruire un futuro migliore. Ai tanti esuli, profughi e rifugiati, che le controverse vicende internazionali obbligano a fuggire per evitare guerre, violenze e discriminazioni, siano garantiti la sicurezza e l’accesso al lavoro e all’istruzione, strumenti necessari per il loro inserimento nel nuovo contesto sociale.
La comunità cristiana sia sempre pronta a difendere il diritto dei più deboli. Spalanchi con generosità le porte dell’accoglienza, perché a nessuno venga mai a mancare la speranza di una vita migliore. Risuoni nei cuori la Parola del Signore che, nella grande parabola del giudizio finale, ha detto: «Ero straniero e mi avete accolto», perché «tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me» (Mt 25,35.40).
A questa chiamata la nostra comunità risponde in tanti modi, mostrando la sua attenzione e generosità.
Il progetto Arda che abbiamo raccontato in recenti assemblee e di cui parleremo nuovamente nel prossimo numero del Baronacom, si occupa di accogliere e accompagnare all’autonomia giovani che, senza la loro famiglia di origine, sono in Italia per costruirsi un futuro dignitoso.
Abbiamo dedicato loro diversi appartamenti della nostra comunità e proviamo ad accompagnarli, tanti sono i modi per poter collaborare a questo progetto: impegnandosi in prima persona per aiutarli nella ricerca del lavoro, della casa, di una capacità di autonomia nella gestione personale; creando una relazione di amicizia con loro, invitandoli a partecipare ad alcuni momenti della vita comunitaria o nella propria casa; avendo cura degli ambienti in cui vivono; …
Non dimentichiamo la possibilità che offriamo di un primo approccio all’apprendimento della lingua italiana, con un corso di prima alfabetizzazione. Attualmente si svolge due mattine alla settimana in Santi Nazaro e Celso, ma la sua estensione oraria dipende dai volontari disponibili.
Ospitiamo anche nei nostri ambienti la comunità per minori stranieri non accompagnati, gestita direttamente da caritas ambrosiana, ma che potrebbe tornare ad avere rapporti più intensi con la nostra comunità.
I nostri doposcuola per minori sono caratterizzati da una fortissima presenza di figli di migranti, altrettanto possiamo dire della nostra società sportiva. Partecipare, essere disponibili in queste realtà significa avere a cuore progetti di integrazione …
Anche in questo caso è facile immaginare che vi siano tantissime meravigliose storie di vicinanza che viviamo a partire dalla nostra quotidianità: con il vicino di casa, il compagno di scuola dei figli, il collega di lavoro, … Tutte occasioni in cui attraverso la relazione personale si vivono gesti di apertura, aiuto, integrazione.
Anche in questo caso non mancano nel nostro territorio associazioni e realtà che hanno a cuore questa attenzione e con i quali è sempre positivo entrare in relazione e collaborazione.
Si avvicina la Pasqua, pensiamo sempre più seriamente a quale gesto di cura potremmo condividere, come scelta caritativa che nasce dalla contemplazione della croce di Gesù. Scelta da vivere con continuità lungo tutto l’anno, seme fecondo germogliato in questa quaresima.
