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UN POCO PIU' PROSSIMI ALLA META

"se Gesù ci apre la vita eterna, vuol dire che ci obbliga a rinunciare alle nostre frontiere tra vita quaggiù e vita nell’aldilà: è la medesima vita. … Sperare è qualcosa di molto concreto: è credere che Dio ci rende capaci di porre degli atti eterni. Che quando ci amiamo, questo amore non è semplicemente un bel sentimento in un oceano di assurdità votato alla morte, ma una finestra che apriamo all’eternità. …” A. Candiard
Tutto questo è simbolicamente e visivamente racchiuso in quella porta collocata nei nostri presbiteri, porta che, aperta, ci dischiude la possibilità dell’incontro con Dio, con l’eterno.
Ad aprire quella porta è Gesù con la sua Pasqua; noi, con il tempo quaresimale, siamo stati invitati a dirigerci verso quella apertura. Questa possibilità, così ben evidenziata dall’anno giubilare, è la fonte della vera speranza, dono e virtù.
Abbiamo cercato di dirci che tutto questo non è vago, e vano, ottimismo, facile irenismo: è grazia e compito.
Abbiamo visto, ascoltato, toccato gesti di speranza, gesti che, come ha scritto Candiard, hanno fatto irrompere l’eterno dentro la storia.
Il flusso di bene, la presenza del Regno di Dio non si è esaurita nella Pasqua di Gesù, da lì trasuda nella vita di tanti uomini e donne che si lasciano attrarre e sperano!
Ciascuno di noi ha intrapreso questo itinerario quaresimale, chi da subito, chi dopo, chi è partito con slancio e si è fermato, chi è inchiodato dalle proprie resistenze, chi si è smarrito … Gesù ci viene incontro, lì dove siamo, così come siamo, per tenderci la mano, essere segno di speranza e offrirci, ancora una volta, la possibilità di credere possibile il bene, il bene sommo, quello che ha il profumo dell’eterno.
Lasciamoci contagiare, entriamo nella settimana santa disposti a stare con Gesù, esprimiamolo con l’impegno ad essere segno di speranza.
Lo strumento che ci è offerto (il foglio da compilare) è una proposta, uno stimolo, un indicarci che è possibile, un offrirci delle indicazioni concrete percorribili, per tutti.
Ci sono scelte di speranza che non possono essere scritte su quel foglio (una famiglia che si apre al dono della vita, per esempio), altre che viviamo altrove, certamente.
Tutti siamo tuttavia invitati a sentirci interpellati, a chiederci quale scelta della nostra vita esprime la nostra fede, la rende visibile, ci fa sentire responsabili del nostro tempo, del mondo che Dio ci ha affidato.
Siamo consapevoli che non si tratta di realizzare il Regno, qui ed ora, ma siamo anche sicuri che è possibile renderlo presente, che gli squarci di eterno che rendiamo possibili siano innegabile aiuto a sperare, per tutti coloro che li vivono e per chi li sa scorgere.
Condividere le scelte, già in atto o da compiere, non è un modo per metterci in mostra, metteremmo al centro noi stessi e non l’Amore, è invece un modo concreto per renderne possibile la realizzazione. Non è il singolo che è segno, noi siamo parte del corpo di Cristo, è in lui e con lui e per lui che possiamo essere segno di speranza. Condividere diventa allora un atto di umiltà, un metterci a disposizione, un lasciarci fare da lui.
Facciamo maturare in noi le intuizioni di questo tempo quaresimale nella settimana santa, così che possano essere espressione della gioia pasquale.