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GRAZIE, SCUSA

Papa Francesco ci ha indicato tre parole preziose, lo aveva fatto parlando alle famiglie: grazie, scusa e permesso.
Ne voglio riprendere solo due proprio in riferimento a questo momento di Chiesa e alla sua morte.
La prima è, evidentemente, grazie.
Grazie a Dio che non smette di amare la sua Chiesa circondandola di ogni attenzione, certo non per meriti acquisiti sul campo, ma proprio in virtù del suo infinito amore di Padre.
Quello di Dio è un amore gratuito e preveniente che si manifesta anche nell’offrire pastori che accompagnano la Chiesa nelle temperie della storia con mano sapiente.
Così è stato anche in questo scorcio di XXI secolo con il dono del pontificato di Papa Francesco.
Lo Spirito gli ha donato intelligenza per leggere dentro le pieghe della storia e saper suggerire con coraggio, altro dono dello Spirito stesso, processi da avviare in seno alla compagine ecclesiale.
Grazie dunque anche a Papa Francesco che ha saputo ascoltare questa voce e si è lasciato condurre, nonostante e oltre ogni resistenza.
A ciascuno il dovere di pregare il proprio grazie, riconoscendo quelle parole e quei gesti che sono stati e possono continuare ad essere preziosi per il proprio cammino.
Anche noi come piccola Chiesa locale esprimiamo il nostro debito riconoscente: non posso non ricordare che i passi che stiamo cercando di compiere trovano ampia ispirazione nel magistero del nostro Papa.
Proprio questo mi permette di proporre di pronunciare la parola scusa.
Quando si è bambini si cresce facendo propri gli insegnamenti dei genitori ed ho imparato che la più grande gratitudine che si possa esprimere nei loro confronti non consista in smielate parole di omaggio, né in fugaci, per quanto opportuni, grazie, ma in una esistenza che esprima l’interiorizzazione, personalizzata, degli insegnamenti ricevuti.
Così allora quel grazie che vogliamo esprimere a chi ha guidato la Chiesa di Dio, dovrebbe essere rintracciato nell’agito delle comunità e dei singoli fedeli.
Mi sento in dovere di esprimere la mia domanda di perdono per le troppe volte che quelle parole, quegli insegnamenti, quelle esortazioni non hanno trovato spazio nel mio ministero (si dice in questo caso il peccatore e non il peccato!!).
Invito, come piccola Chiesa locale, a riconoscere come la tiepidezza ci abbia spesso caratterizzato, rispetto agli stimoli ricevuti.
Quanta fatica facciamo a metterci in discussione, ad avviare processi come ci aveva chiesto ben dodici anni fa nella sua prima esortazione apostolica.
Quanta distanza da scelte che dicono il riconoscimento di una ecologia integrale, dove rispetto del creato, si coniuga con attenzione al fratello.
Le preghiere di questi giorni trovino eco in una rivisitazione delle nostre scelte perché la nostra vita di Chiesa raccolga la vera eredità lasciata, pronta e disponibile ad accogliere tutto ciò che di nuovo lo Spirito vorrà riservarci nel futuro attraverso il pastore che verrà.