Sappiamo bene che era la notte della veglia pasquale quella in cui i catecumeni ricevevano i sacramenti dell’iniziazione cristiana (battesimo, cresima e comunione).
Dopo il lungo tempo di preparazione e l’itinerario quaresimale ricevevano i doni scaturiti dalla Pasqua di Gesù. L’immersione battesimale è partecipazione per grazia alla passione, morte e resurrezione di Gesù, il battezzando moriva alla vita vecchia, segnata dal male e dal peccato, e rinasceva a vita nuova; con l’unzione crismale veniva impresso il sigillo dello Spirito e, reso figlio di Dio, partecipava al banchetto eucaristico per conformarsi, sempre per grazia, a Cristo.
Il rito pasquale conserva i segni di questa prassi antica e, quando ve ne sono, anche oggi i catecumeni adulti è in questa santa notte che ricevono il triplice dono del battesimo, della cresima e della comunione eucaristica.
Ragioni pratiche, pastorali hanno nel corso dei secoli allontanato la Chiesa da questa prassi ed oggi il battesimo avviene in ogni tempo dell’anno, la comunione e la cresima sono differiti nel tempo e collocati in svariati momenti dell’anno liturgico, seguendo più questioni metereologiche e scolastiche che quelle di senso teologico e liturgico.
Tutto questo non può farci dimenticare che i sovrabbondanti doni elargiti da Dio agli uomini nella forma della grazia sacramentale sono tutti frutto della Pasqua di Gesù.
E’ la vittoria di Dio, resa manifesta dalla resurrezione di Gesù, sul potere delle tenebre, sul male, sulla morte, sul suo artefice che ci dà la certezza che i doni di Dio non sono palliativi, placebo, mezzucci, ma grazia efficace, che realmente realizza quanto promesso.
Siamo quindi invitati a guardare alle celebrazioni che caratterizzeranno le prossime settimane non come folcloristiche manifestazioni primaverili, ma come testimonianza concreta dell’inesauribile bontà di Dio che continua ad accompagnare la vita della sua Chiesa.
Dono della Trinità che in questa elargizione generosa è unitamente all’opera e che attraverso questa cura amorevole rende possibile la vita della Chiesa e quindi l’annuncio del Vangelo.
Annuncio che è a sua volta dono per l’umanità tutta, così bisognosa di questo balsamo di vita.
Il guardare deve allora trasformarsi in partecipazione lieta e fidente.
Lieta perché celebriamo la vita, in tutta la sua bellezza, la vita in Cristo!
Fidente perché invocando queste grazie esprime la sua fiducia nell’opera di Dio e implora la disponibilità di ogni cuore umano, affinché lasci alla grazia di poter lavorare dentro di sé.
Accompagniamo con la preghiera, comunitaria e personale, questi momenti: siano essi battesimi, comunioni, matrimoni!
Anche nei rosari e nelle preghiere mariane di questo mese non manchi nelle nostre case l’intercessione affinché coloro che ricevono questi doni se ne lascino veramente plasmare.
