Sfrecciare a tutta velocità in treno è certamente molto comodo perché ci permette di raggiungere in breve tempo la meta, è altrettanto vero che toglie ogni possibilità di apprezzare e assaporare la bellezza o la miseria di quanto, lungo il viaggio, attraversiamo.
C’è il grosso rischio che anche la nostra esistenza finisca con l’assomigliare a questo viaggio, sfrecciamo veloci accanto alla vita dell’altro senza più poterne afferrare la consistenza con il risultato che essa ci diverrà indifferente, essa continua ad accadere, ma non ci appartiene più.
Tutti sappiamo quali regioni attraversiamo con il treno, ma l’unica nostra attenzione è il luogo di arrivo.
Tutti sappiamo, la comunicazione veicolata oggi in una infinita varietà di modi, quanto accade a Gaza e a Kiev, tutti sappiamo che finisce la scuola, tutti sappiamo che domenica prossima ci sono i referendum. Quale consapevolezza rispetto a questo sapere? Quale incidenza sul nostro vissuto? E’ necessario volersi fermare per dare spazio a questi avvenimenti e lasciarsi interrogare.
Sento che anche noi comunità cristiana abbiamo bisogno di stare dentro la realtà con modalità differente, riconoscendo che tante delle cose che occupano il nostro spazio (mentale, nel calendario, nella gestione economica, …) non hanno il diritto di oscurare questioni rilevanti e meritevoli di attenzione.
Qualcuno potrebbe obiettare che non ve n’è il tempo, che tutto non si può fare, che … Tutto vero, ma è altrettanto onesto riconoscere che ci lasciamo facilmente distrarre e non cogliamo occasioni che la realtà ci offre!
Ho volutamente citato tre dimensioni di portata differente: la pace che è questione internazionale; i referendum di portata nazionale; la fine della scuola legata anche a vicende locali.
Proviamo ad immaginare cosa voglia dire non essere distratti rispetto a tutto questo.
Sulla pace. Non potevamo forse invocarla in modo esplicito nei nostri rosari del mese di maggio, nelle nostre celebrazioni eucaristiche? Ringrazio suor Cinzia che non si stanca in ogni celebrazione di fare una preghiera dei fedeli per questo. Potevamo forse invitare ogni famiglia ad una intercessione in famiglia, …
Sui referendum. Non potevamo forse parlare del riconoscimento della cittadinanza negli incontri che abbiamo fatto sull’immigrazione e l’accoglienza? Non potevamo aprire un piccolo spaccato sul tema del lavoro nell’incontro sulla casa? O potevamo forse dedicare un numero del nostro giornalino a questo tema o inserire sul nostro sito dei link ad articoli interessanti?
Sulla fine della scuola che è poi inizio dell’oratorio estivo. Non possiamo tutti interrogarci su cosa potremmo fare noi per i 300 ragazzi, fra bambini e animatori, che saranno presenti nei nostri oratori per un mese? Non posso offrirmi per andare con la macchina, mentre faccio la mia spesa, a comprare le merende per la settimana successiva? Non posso di rientro dal lavoro fermarmi una mezz’ora per sistemare qualche spazio dell’oratorio? Non posso mettermi in preghiera per questo percorso educativo?
Solo una carrellata di esempi per dire che spesso non si tratta di aggiungere, ma di vivere quanto già si fa con uno sguardo diverso, quello sguardo che diviene possibile quando si rallenta, quando si decide che il mondo non finisce dove finisco io, quando l’altro riconosco che mi è fratello.
Non è troppo tardi, possiamo ancora cambiare ritmo!
