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PRENDERSI CURA

L’uomo raccoglie delle sfide che la vita gli pone davanti: come posso trasportare degli oggetti facendo meno fatica, come posso riprodurre quel fenomeno naturale? E si ritrova ad inventare la ruota, a scoprire il fuoco, … L’uomo si spende per cercare soluzioni a problemi che incontra, si ingegna per rendere più semplice l’esistenza, ricerca per sconfiggere malattie, … Questo esercizio talvolta solitario e quasi casuale è, in realtà, il più delle volte, frutto di grandi collaborazioni e di appassionati studi. Se l’uomo si limitasse a ripetere quanto già conosciuto e fatto non ci sarebbe capacità di adattamento alle mutate condizioni di vita. Questo esercizio che può essere generato anche da una dimensione egoistica della ricerca del proprio meglio, guidato dalla grazia di Dio diviene un modo per prendersi cura dell’altro, per offrirgli una vita migliore. Ecco che ritrovarsi a leggere il proprio vissuto, lasciarsi interrogare dalla realtà, immaginare come vivere oggi la fede non può essere, e non deve esserlo, un esercizio accademico, una perdita di tempo, una questione per intellettualoidi. Al contrario è chiamato ad essere un’opera di carità, cioè un atto d’amore attraverso il quale vogliamo prenderci cura gli uni degli altri, facendo nostro l’invito a vivere il mandato missionario. In questa domenica continuiamo questo esercizio attraverso l’assemblea di comunità. Non è un punto di arrivo, non è una conclusione, è parte di un processo che ci vedrà sempre impegnati per imparare a condividere, a pensare insieme, a convertirci aiutandoci. Certo questo appuntamento si colloca al termine di un anno pastorale che ci ha visti impegnati più volte a ritrovarci, stimolati dal lavoro intrapreso dal consiglio pastorale. Quest’ultimo ha il compito di raccogliere dei segnali, organizzare la riflessione, offrire stimoli, raccogliere le indicazioni che emergono, rilanciare, offrire delle conclusioni per avviare dei percorsi, verificare l’attuazione di quanto indicato e dei suoi esiti, … Esso è dunque la cabina di regia. Tutti siamo popolo di Dio che si lascia coinvolgere, che si mette in dialogo, che offre indicazioni. L’assemblea è una bella occasione per dare un volto concreto a queste intuizioni. Partecipare è un modo per dire che vogliamo bene alla Chiesa, a questa porzione di Chiesa in particolare, è un modo per apprezzare il lavoro compiuto da altri, è una occasione per riconoscere anche il proprio talento e metterlo a disposizione. La preghiera deve accompagnare questo esercizio, la viviamo tutti e la affidiamo in particolar modo a tutti coloro che seguiranno i lavori da lontano, perché impegnati altrove o perché costretti a casa dalle proprie condizioni di salute, non dimentichiamo che fu la preghiera di Mosè dall’alto del monte a rendere vittoriosa la lotta del suo popolo nello scontro con il nemico. Vi è un valore aggiunto nel ritrovarsi insieme in questo contesto, forse più prezioso del contenuto stesso dell’assemblea: lo stare insieme, fianco a fianco, l’imparare a conoscersi di più, il condividere la passione per il Signore Gesù e la sua Chiesa. In questo cammino che ci deve portare ad essere più capaci di relazioni autentiche, liete, evangeliche, anche questa tappa è parte integrante, è formativa perché ci da forma, ci plasma attraverso l’incontro con il fratello, perché non solo il pastore deve avere l’odore delle pecore, ma le pecore stesse sono chiamate a riconoscere il proprio odore! 

A presto