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CHIAMÒ A SÉ

Domenica 21 settembre è la giornata per il seminario. Il seminario lo identifichiamo con un luogo, un po’ come quando diciamo oratorio, in realtà sarebbe giusto dire che è una proposta. E’ l’insieme delle scelte educative, fatte di volti e attenzioni, con cui la Chiesa si prende a cuore il cammino umano e spirituale di chi potrebbe essere chiamato dal Signore ad una speciale sequela.
Vivere questa giornata è una occasione preziosa per ricordarci tutti, nessuno escluso, a prescindere dall’età, che tutta la nostra esistenza è custodita da Dio che, ad uno ad uno, ci chiama e ci ri-chiama ogni volta.
Allora noi potremmo essere risposta a questa chiamata.
Credo non ci sfugga che siamo abituati a pensare, spesso ad agire, partendo invece dalla coda.
Ci alziamo e organizziamo la nostra giornata, programmiamo il nostro tempo, pianifichiamo la nostra vita come se tutto dipendesse da noi, come se ne dovessimo essere noi gli artefici primi. Capita poi, strada facendo, di invocare Dio perché ci si sente fragili e si ha bisogno di una protezione, perché qualcosa va storto e si vorrebbe un aiuto, perché si è di fronte ad una situazione inattesa e si vorrebbe un consiglio.
… e certamente Dio non si tirerà indietro e parlerà al nostro cuore.
Ma quanto sarebbe più lineare riconoscere che tutto parte da Lui, la vita è dono ricevuto, il tempo è grazia che ci è posta fra le mani, l’esistenza risposta ad una chiamata che invita e orienta.
Così ci ricorda anche la frase che dà il titolo alla giornata del seminario di quest’anno: “chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui” (Mc 3,13).
Siamo tutti invitati a guardare con attenzione alla nostra esistenza ricercando le tracce di questa chiamata, quella che ha determinato la nostra vita nella sua decisione fondante (l’essere prete, suora, sposo, sposa, consacrato, …) e quella che influisce sul nostro andare quotidiano. Ci interroghiamo sulla nostra fedeltà, preghiamo per essere aiutati a custodirla e a praticare quanto essa ci domanda.
Se siamo ragazzi o giovani apriamo il cuore per imparare a riconoscere la voce di Dio, per allenarci a dire il nostro sì.
Se siamo genitori, educatori proviamo ad immaginare come le nostre scelte educative possano ridare primato al Signore e alla sua chiamata: a volte si tratta di tacere perché nel silenzio Dio possa trovare spazio per farsi presente; altre volte dovremo indicare persone e storie che dicono questa disponibilità a Dio; spesso dovrà essere il nostro modo di procedere ad indicare che siamo risposta ad una chiamata e non imprenditori di noi stessi.

Le dolorose vicende di questi giorni non possono lasciarci indifferenti.
Proprio lì noi riconosciamo che si è spezzata questa circolarità fra la chiamata di Dio e la nostra risposta.
Il pensiero e l’operato di chi è artefice di tante violenze è segno di una vita che si autodetermina inseguendo logiche mondane che nulla hanno a che vedere con la fede.
Dio non chiama alla sopraffazione, alla distruzione, alla visione dell’altro come nemico.
Vivere questa giornata è anche pregare perché ciascuno si fermi ad ascoltare la voce di Dio, la sua chiamata alla fraternità.