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SUGGESTIVE CONCOMITANZE

Domenica scorsa era, nella nostra diocesi, la festa degli oratori, noi l’abbiamo spostata ad oggi per la concomitanza del saluto a don Matteo. La Chiesa ha spostato la giornata del migrante a questa domenica che è anche la prima del mese di ottobre, dedicato alla missione. A prima vista un ammonticchiarsi di sottolineature poco felice … mi è parso invece di poter cogliere una sorta di filo rosso che unisce, cuce e apre prospettive.
Dice papa Leone XIV, citando il catechismo della chiesa cattolica, nel messaggio per la giornata mondiale del migrante e del rifugiato: “La virtù della speranza risponde all’aspirazione alla felicità, che Dio ha posto nel cuore di ogni uomo; essa assume le attese che ispirano le attività degli uomini. Ed è certamente la ricerca della felicità una delle principali motivazioni della mobilità umana contemporanea.”
Eh sì, tutti aspiriamo alla felicità e muoviamo il nostro essere orientandoci verso ciò che noi chiamiamo bene e che ci pare possa essere dono di felicità.
Così chi migra lasciando il proprio paese lo fa alla ricerca di quel meglio che gli pare possa essere presagio di una vita migliore, un’ ipotesi, a volte un azzardo, sempre segno di uno sguardo fiducioso verso il futuro, disilluso rispetto al presente.
Celebrare questa giornata all’interno del mese missionario è cogliere la forte valenza di annuncio possibile in questo incontro fra popoli, culture, storie.
Da un lato molti migranti sono cristiani, spesso cattolici, e finiscono con l’attraversare o con lo stabilirsi in paesi che non conoscono il cristianesimo o ne sono rimasti refrattari o vanno spegnendo la fiamma della fede. Il loro essere animati da autentica speranza, il loro affidamento fiducioso a Dio, il loro entusiasmo spirituale può risvegliare una domanda assopita, può tornare a suscitare il desiderio di Dio.
Dall’altro lato l’accoglienza di questi fratelli diviene una occasione unica di dire la dignità di tutti i figli di Dio, la fraternità universale insegnataci da Gesù.
Vivendo i fenomeni migratori si è coinvolti in una circolarità missionaria, si è interpellati ad una fede più matura, si ricevono stimoli e testimonianze capaci di risvegliare in noi il vero desiderio di felicità, per noi e per l’altro.
Non possiamo non ringraziare don Matteo che ha tenuto desta nella nostra comunità l’esigenza di questo sguardo ampio, capace di scorgere in quel volto diverso un appello alla fraternità che trasforma la paura in apertura. Forse qualche anelito di felicità ha trovato uno sbocco e una realizzazione.
Ci sentiamo tutti in cammino alla scoperta di questa fraternità inedita e arricchente, proviamo tutti ad imparare approcci differenti alla sfida del vivere, ci lasciamo suggerire la possibilità di sperare ancora, diamo vigore e significato ad una fede che rischiava l’anonimato e la vecchiezza.
I più giovani sono più ampiamente di tutti coinvolti in questi nuovi percorsi, la scuola e lo stesso oratorio, sono luoghi ormai ampiamente multietnici, essi divengono occasioni che possono educare ad una accoglienza autentica e reciproca. Anche questo nuovo anno oratoriano vogliamo che sia segnato da questa apertura, autentica scuola di vangelo!
Auguri dunque a don Matteo perché nel suo nuovo compito di parroco sappia esserlo per tutti e buona strada a noi affinchè il nostro essere Chiesa sia sempre più gioioso per il dono apportato da tanti fratelli.