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MISSIONARI NEL QUOTIDIANO

Siamo nel mese missionario, così recita un’antica tradizione della Chiesa, quella stessa Chiesa che nelle riflessioni conciliari ci ha invitati a riscoprire nella grazia battesimale come il fondamento stesso del nostro essere missionari, tutti!

Come ci ricorda anche il nostro vescovo nella sua lettera pastorale, è nell’esercizio ordinario del vivere, nel nostro quotidiano che viviamo la missione, in forza del nostro essere originali.

Non si tratta di inventare eventi, fare kermesse, strutturare diversamente la comunità cristiana, aggiungere percorsi, …

Siamo invitati, anzitutto, a vivere la consapevolezza che il vangelo lo annunciamo attraverso i gesti e le parole ordinarie che costituiscono l’intreccio delle nostre esistenze.

Forse dobbiamo aiutarci a riscoprire questa chiamata, troppo spesso abbiamo concentrato tutte le nostre attenzioni e risorse attorno alle iniziative proposte in parrocchia e ci siamo persino permessi di esprimere giudizi sui fratelli in virtù di quanto operavano in seno alla comunità cristiana; tanto più stimabile quanto più intenso il coinvolgimento nell’agire parrocchiale, associativo, movimentistico, …

E’ giunto il tempo di avere maggior cura per la nostra fede, affinchè lo stile della nostra vita ordinaria abbia in sé quel tocco di originalità, che non è l’essere particolari, ma l’aver dentro il segno della nostra origine, quel tratto unico che ci rende positivamente distinguibili.

L’incontro con Gesù, il tesoro prezioso, come ci è stato appena ricordato nella liturgia, se segna la nostra esistenza diviene automaticamente parlante, incide sul mio modo di essere e finisco con il parlarne, con l’annunciarlo, a prescindere dalla mia oggettiva consapevolezza.

Raccontano gli Atti degli apostoli che, allorquando perseguitati in Gerusalemme, i primi cristiani si disperdono emigrando altrove, non possono non testimoniare, non possono non condividere la Parola che ha trasformato la loro esistenza.

Non sono quei discepoli dei professionisti, degli incaricati, degli uomini investiti di questo compito, sono cristiani anonimi, di cui non conosciamo nulla, e che, tuttavia, hanno diffuso il messaggio di salvezza, proprio partendo dalla loro esistenza quotidiana.

E’ incontrando l’altro sul luogo di lavoro, nella scuola, sulla rampa delle scale di condominio, in palestra che posso lasciare una scia profumata, invito gustoso ad aprirsi all’incontro con Lui.

Chiediamoci se desideriamo una vita che profumi di Cristo, domandiamoci in che misura chi ci sta attorno coglie la portata del nostro credere.

Lo abbiamo fatto insieme nell’ultimo consiglio pastorale, nella consapevolezza che abbiamo bisogno di interrogarci sulla forza che il Vangelo ha nell’orientare la nostra vita.

La vita della comunità nasce e si alimenta nella celebrazione eucaristica che, a sua volta, ci ingaggia in un compito di annuncio, ci fa testimoni, missionari.

Il cammino di riscoperta del dono della celebrazione eucaristica che vivremo insieme nei momenti di ritiro e negli esercizi comunitari, ci aiuterà a gustarne la bellezza e il valore, risvegliando in noi il gusto per la relazione con il Signore e, ci auguriamo, lo slancio missionario.

Non meno importante sarà la capacità di accogliere tutti i fratelli cogliendo nel loro stile di vita la freschezza del vangelo da loro vissuto, in un’autentica partecipazione di quell’unica Chiesa dalle genti.

Sentiamoci tutti amati, perciò chiamati, pertanto mandati.