Arrivano i giorni, e il mese, dei morti, così lo chiamiamo.
La tradizione ci invita, ed è ben non dimenticarla, a ricordare coloro che ci hanno preceduto nel transito terreno e ci attendono nell’eternità.
Questa corretta sottolineatura non può, tuttavia, trascurare la scelta della chiesa di iniziare questo lasso di tempo con la solennità dei Santi.
Questione di prospettive!
A questo proposito sento di dover sottolineare la fecondità di chi ha calpestato il suolo terrestre prima di noi.
Osservo le straordinarie costruzioni che costellano il nostro paese, utilizzo ordinariamente performanti mezzi tecnologici, mi inoltro in articolati pensieri filosofici, gusto la ricchezza della tavola, … e mi rendo conto che tutto questo è frutto dell’impegno di chi ci ha preceduto.
Sorge spontaneo un accorato ringraziamento, è viva la riconoscenza, è chiaro che coloro che non sono più qui con noi, che spesso non abbiamo neppure conosciuto, hanno lasciato un’eredità preziosa, prolungamento del loro passaggio terreno.
Tutti, nessuno escluso, hanno gettato il loro seme perché potesse germogliare tanta ricchezza.
Ma quale eredità ancora più grande ci hanno lasciato le persone amate!Non si tratta più di beni materiali o immateriali fruibili da tutti, quanto piuttosto di quella cura che hanno avuto verso di noi, di quegli insegnamenti umani e spirituali che ci hanno copiosamente elargito e che riaffiorano nella nostra storia.
Giorni questi allora non della nostalgia e dello struggimento, ma di grata riconoscenza.
Guardare agli altri in questo modo aiuta a custodire la modestia e nello stesso tempo ad alimentare desideri di vite spese autenticamente, prodighi nel seminare, per nulla preoccupati di raccogliere.
In questo tempo, che, continuiamo a sottolinearlo, ci ripropone continui conflitti, interminabili soprusi e ingiustizie, abbiamo bisogno di riconoscere che la foresta continua silenziosamente a crescere, l’erba non cessa la sua corsa, l’uomo è capace di ogni bene.
Volgere lo sguardo ai nostri cari defunti non diviene più un esercizio foriero di tristezza, ma un’occasione di rilettura in chiave positiva della storia.Essa diviene una storia di santità, non più soltanto un’interessante vicenda umana, ma una avventura segnata dal desiderio del bene, dalla possibilità di godere della stessa beatitudine divina.
Riconosciamo nei nostri cari queste tracce di santità, senza bisogno di avviare processi ufficiali di canonizzazione, impariamo a rileggere la loro presenza vicino a noi come dono di Dio, seguiamo le tracce profumate di Cristo nelle loro parole e nelle loro azioni.
Attraverso di loro risaliremo fino a Dio, vera fonte di ogni bene, veramente Santo, custode di quel bene che noi viviamo in questo nostro pellegrinaggio terreno.
Le celebrazioni di questi giorni, le visite ai cimiteri siano cariche di questo riconoscimento, di vera gratitudine, invito alla speranza cristiana.