Una volta la bicicletta era uno strumento un po’ più spartano, meno raffinato e capitava spesso che i freni della stessa non fossero propriamente all’altezza del loro compito: pattino consumato, filo non nella giusta tensione, … Così non era raro che, almeno da bambini, un grande supporto alla frenata lo si desse utilizzando … la suola delle scarpe. Espediente non dei più ortodossi, ma con una sua indubbia efficacia, senz’altro espressione di una sentita esigenza, quella di frenare per non andare a sbattere.
Ecco mi piace oggi far ricorso a questa immagine per chiederci quanto avvertiamo l’esigenza di una frenata perché siamo sensibili al pericolo di un incidente.
Non faccio riferimento al comportamento sulle strade, la mia vuole solo essere una immagine, ma al modo di condurre la nostra vita.
E’ abbastanza comune che nel dialogo con le persone emerga il desiderio di potersi fermare per regalarsi il tempo di una riflessione, di una rilettura del proprio vissuto, per rimotivarsi, …
E’ altrettanto usuale che questo bisogno sia soffocato in nome di urgenze che sentiamo pressanti.
Abbiamo indicato questo tempo di avvento come una occasione di grazia in cui lasciarsi rigenerare dall’incontro con Gesù, il Signore; ce lo ricordano anche le letture di oggi (II domenica di avvento).
Credo sia evidente a ciascuno di noi che questa rigenerazione non avviene per magia, mentre noi siamo impegnati a correre dietro ad altro, nell’improbabile impresa di essere all’altezza delle esigenze del mondo (inteso come mondanità).
Dobbiamo avere il coraggio, mentre la bicicletta è lanciata in discesa, di mettere giù i piedi e cominciare a frenare, quanto proponiamo come comunità vuole essere un aiuto.
I momenti e gli strumenti di silenzio e preghiera che sono offerti vogliono invitarci ad aprire un varco al Signore che viene: preparate le strade ci dice il Battista.
Ognuno provi a circoscrivere nella propria giornata, settimana, periodo di avvento una zona “sacra”, inviolabile, in cui lasciamo spazio a Dio: durata, collocazione oraria, luogo ognuno le decida, ma vanno decisi, non possono essere lasciati al caso! Siano pensati con senso del reale, ma vi siano! Soprattutto, non riempiamo queste oasi di parole e cose. Per lasciarsi incontrare da Dio è piuttosto necessario fare piazza pulita, tacere, dentro e fuori.
Di fronte alla fatica che facciamo a compiere questo esercizio i momenti condivisi con la comunità possono essere una grazia. La serata vissuta lunedì andava in questa direzione, le proposte di catechesi di questo tempo prevederanno un tempo di silenzio, le occasioni di ritiro (quello comunitario di sabato 29 e quelli delle varie fasce di età, situazioni di vita) non mancheranno di offrirci adeguati spazi per l’incontro personale con Dio. Da ultimo, ma forse per primo, la partecipazione all’Eucarestia deve essere opportunità di questa interiorizzazione. Certo è necessario arrivare per tempo, prepararsi nel raccoglimento, gustare gli spazi di silenzio nella celebrazione, ritornare personalmente sui doni ricevuti!
Ciascuno di noi ha mostrato a se stesso di essere capace di trovare il tempo per le cose che ritiene importanti, non fermiamoci di fronte a facili giustificazioni, diciamo a noi stessi quanto ci teniamo a lasciarci rigenerare … e diciamocelo insieme come Chiesa.
Mi raccomando mettiamo scarpe con la suola robusta!
