A volte faccio proprio fatica! E’ la settimana dell’educazione, l’ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani, la festa della famiglia, quella di don Bosco, il mese della pace … ma che giorno è oggi?
Si, questa parte di calendario rischia di essere un po’ confuso e confondente, ma la complessità sembra essere la modalità ordinaria dell’esistenza, delle nostre vite e dobbiamo dunque accoglierla e farcene una ragione.
Dentro questo spumeggiante proporsi del tempo mi chiedo se noi non siamo stati un po’ sciatti: nessun manifesto che ricordi uno di questi eventi, incontri e proposte che non hanno come sottotitolo il rimando a qualcuna di queste sottolineature.
E’ forse il segno che siamo distratti o che non ci crediamo abbastanza?
Potrebbe anche essere ed un piccolo esame di coscienza potrebbe non guastare, tuttavia un pensiero sento di poterlo condividere.
Queste giornate, queste proposte celebrative e riflessive hanno lo scopo di tener desta la nostra coscienza, viva la preghiera, accorta la decisione rispetto ad una determinata situazione concreta o attenzione umana.
Esse, come lo stesso anno liturgico, hanno la caratteristica della ciclicità, di un perpetuo ritorno e proprio questa insistenza dà loro forza, come la goccia che scava la roccia.
Ad ogni loro ritorno ci invitano a non dimenticare, ci interpellano e ci rimettono in moto.
Facilmente, direi inevitabilmente, la nostra esistenza è segnata dallo scorrere del tempo con tutte le sue esigenze: mangiare, dormire, lavorare, studiare, … Rischiamo di eseguire come automi delle azioni, di riempire le nostre giornate come esecutori di programmi già scritti dimenticando che in questo susseguirsi di atti noi giochiamo la nostra vita, dentro questa ordinarietà noi esprimiamo il senso che vogliamo dare alla nostra esistenza, tracciamo la via che ci conduce all’eterno.
Il Vangelo ci è dato per non smarrire la rotta, per definirla, l’anno liturgico ci ripropone la vicenda di Gesù, che è la buona notizia (vangelo), per offrirci a piccole dosi e con costanza quanto può illuminare e guidare la nostra vita.
Le tradizioni umane, della chiesa, attraverso ricorrenze, pongono davanti al nostro sguardo temi, ispirati alla sapienza del vangelo, meritevoli di essere posti al centro dell’attenzione.
Sarebbe erroneo interpretarli come diversivi alla monotonia, ancor più fuorviante considerarli ostacoli al procedere ordinato della vita, incombenze ulteriori da assommare al già molto da fare.
Secondo i tempi e i modi possibili a ciascuno e alla comunità tutta si raccoglie l’invito e si fa tesoro del richiamo.
Quella sottolineatura diventa domanda che invita a riflettere, la riflessione stimola scelte di vita, il tutto non deve avvenire necessariamente nei tempi indicati, essi forniscono un via che potrà maturare e manifestarsi anche e di più proprio nella vita.
Per capirci: non è che il tema dell’educare sia questione da vivere nei dieci giorni indicati! E’ attenzione e cura che ci vengono richiamati, spinta a riflettere che entra e scava nella vita portando i suoi frutti mano a mano che quanto ascoltato e meditato trasforma l’esistenza.
La bellezza del ripetersi, della continuità è proprio quella di darci modo di lasciarci plasmare, di offrire il tempo e lo spazio per quel lavorio interiore che permette al seme di germogliare.
Il vangelo è un seme gettato, va accolto e custodito, come fa la terra, perché possa a suo tempo germogliare, così è anche di tutti i valori che al vangelo sono legati e che noi chiamiamo pace, famiglia, educazione, vita, …
Diamo tempo al tempo.
