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SETE DI ETERNITÀ

Bello sentirsi invitati a riscoprire la sete di eternità presente in noi.

Rinfrancante riconoscere che essa, prima che desiderio di una vita oltre la morte, è anelito presente in ogni nostro vissuto, desiderio che ciò che è bene duri per sempre.

Rasserenante sapere che tutto questo ci è già dato nella Pasqua di Gesù.

Le tre sere di esercizi spirituali, certamente non riassumibili nelle tre intuizioni sopra riportate, sono state una grazia con la quale il Signore ha dato avvio al nostro cammino quaresimale, ha dato un senso ed indicato un modo per la nostra conversione.

Non avrebbe senso riportare qui la sintesi, mi pare sia invece significativo incoraggiare chi non ha potuto partecipare ad andare ad ascoltarle, basta accedere al sito della diocesi dove sono riportati i link da cui usufruirne.

Ciò che mi pare importante è un atteggiamento interiore che ha evidenti conseguenze nel vissuto.

Partiamo da un dato esperienziale: ci alziamo al mattino, facciamo un elenco mentale (a volte ce lo scriviamo anche sul foglietto di carta o sul cellulare) di quanto dobbiamo fare (sottolineo la parola fare) e ci sentiamo soddisfatti per ogni spunta che mettiamo al nostro carnet di impegni. Alla sera la nostra soddisfazione è più o meno elevata a seconda di quanto siamo riusciti a mettere fra le cose eseguite; il giorno dopo si riparte a testa bassa, e così di giorno in giorno.

Certo inevitabile!

Il dramma è quando questo atteggiamento finisce con il permeare il nostro rapporto con Dio, quello con i fratelli e il senso stesso dell’esistenza.

Per arrivare a riappropriarci del gusto e del senso dell’esistenza, per tornare ad assaporare quell’anelito di eternità che è come fuoco che cova sotto la cenere, proviamo a riappropriarci della bellezza della relazione, quella con Dio e quella con gli uomini!

La quaresima, tempo in cui stiamo sentendo la voce di Dio che ci dice: “se il mio popolo mi ascoltasse”, sia occasione per provare a eliminare la parola fare, per imparare a vivere, dimorare!

Messa: fatto. Esercizi spirituali: fatti. Digiuno: fatto. Via crucis: fatto. … No!

Dimoro nella Parola che mi è stata consegnata, vivo quella presenza che Dio mi offre.

Non ha importanza che io abbia messo la x di fianco a qualcosa che sento come un impegno.

E’ vitale che avverta tutta la bellezza, la forza dirompente di questo incontro. Questo è possibile se mi fermo per lasciare decantare quanto mi ha raggiunto, se lascio riemergere una parola, un’immagine, una intuizione, mi regalo il tempo perché quell’incontro risvegli in me l’anelito di vita, riaccenda il fuoco della passione.

Non ha nessuna controindicazione il rinunciare ad un appuntamento se sto ancora interiorizzando il precedente, se mi regalo quel tempo per rimanere in ammollo in tanta bellezza.

Se non faccio questo esercizio tutto scivolerà via come acqua sui vetri, non cambierà la mia vita, genererà in Dio il rammarico per un’occasione persa.

In Dio? Si, perché lui è il primo a gioire del nostro stare con lui, del nostro ascolto autentico perché interiorizzato.

Non è questione di indulgere alla pigrizia, tutt’altro! Quanto più vivo questo esercizio, tanto più nascerà in me una sete profonda di quest’acqua viva, ma ho bisogno di accorgermi che davvero questo mi disseta.

Questa è la conversione che Dio si aspetta da noi, che favorisce in noi.

Tutto questo vale anche del nostro relazionarci con l’altro! Ma di questo alla prossima puntata.

Buoni esercizi