Così il 22 e il 23 marzo ci troviamo chiamati ad una consultazione politica attraverso il voto referendario. Siamo chiamati ad esprimere una preferenza secca, si o no, attorno ad una questione tecnica molto complessa e dai connotati fortemente politici.
E’ importante che abbiamo la consapevolezza che questo referendum avrà comunque effetto, l’esito non dipenderà dal numero dei votanti, ma da ciò che avranno espresso coloro che al voto ci andranno. E’ bene dunque che noi esercitiamo il nostro diritto dovere di votare, esprimendo così la nostra partecipazione alla cura per il bene di tutti.
Come cristiani dobbiamo recuperare l’alto profilo della politica, di quell’agire che si prende a cuore la polis, la città dell’uomo, il mondo che abitiamo. In diversi interventi del magistero della Chiesa siamo stati invitati a riconoscere il profilo squisitamente caritativo dell’impegno politico: attraverso di esso manifestiamo l’amore che abbiamo per il prossimo, nelle decisioni messe in campo a livello legislativo e amministrativo possiamo generare (o non generare) del bene, ci è dato di poter scrivere pagine di vangelo.
Non sono pochi i cristiani impegnati in politica che hanno santamente dedicato la vita a questa missione, taluni anche lasciandoci la vita sotto i colpi dei violenti di varia estrazione (dai brigatisti ai mafiosi, dagli estremisti ai delinquenti).
Noi siamo anzitutto invitati ad andare al voto assumendoci la responsabilità di una decisione.
Questo anche se chiamati alle urne da un deficit di attenzione politica avuta dai nostri rappresentanti, dimentichi che una riforma ad un articolo della costituzione deve essere il frutto di una ampia convergenza dei vari schieramenti politici, esito di un confronto parlamentare. Una riforma esito di un referendum dovrebbe essere, al pari, frutto di un più che ampio consenso dei cittadini, debitamente informati e non strumentalizzati.
Allora è fondamentale che per esercitare questa responsabilità ci informiamo nel miglior modo possibile: anche l’incontro che vivremo martedì sera sarà una preziosa occasione per avere le idee più chiare.
Non dimentichiamoci poi di continuare ad accompagnare con vivo interesse questo tema che, in caso di vittoria del si, prevede tutta una serie di norme attuative di cui al momento noi siamo stati tenuti all’oscuro, in caso di vittoria del no, non finirà certo di rimanere motivo di dibattito e di interventi legislativi minori.
Si, risvegliamo questa nostra passione per ciò che è di tutti.
Non accontentiamoci di lavorare negli interstizi lasciatici aperti dalle leggi attraverso azioni solidaristiche, ma torniamo ad impegnarci in prima persona nel determinare le linee di azioni per la città, per il paese. Anche come comunità cristiana torniamo a formare giovani generazioni che si appassionino al bene comune, torniamo ad essere adulti che si spendono nell’agone politico.
Anche le tristi e note vicende dell’attuale tragica guerra sono il frutto di un abbandono del fronte politico a chi lo gestisce per interessi personali, venduti come bene di tutti …
Vivere il tempo quaresimale non è un andare nel deserto per tirarsi fuori dalle dinamiche della vita, è, al contrario, metterci dal punto di vista di Dio per imparare a considerarle con il suo sguardo, siano esse le nostre umane vicende famigliari o le più complesse situazioni internazionali.
Ancor di più, buona quaresima.
