Il 24 marzo, ormai da molti anni, la Chiesa vive la giornata di preghiera per i missionari martiri, data scelta perché coincide con l’uccisione del vescovo Romero in Salvador.
Oggi l’impressionante scia di morte che costella le nostre giornate, dalle guerre agli episodi vicino a casa, sembra fare da cornice a questa pagina di memoria.
Nell’approssimarsi della Pasqua non possiamo non constatare come, ancora oggi, la morte violenta (omicidi, suicidi, conflitti) raggiunga ogni anno più di un milione e mezzo di persone!!!
Quanta strada c’è ancora da percorrere perché il cuore dell’uomo possa essere pacificato, quanto dobbiamo ancora pregare per la nostra conversione.
Non possiamo non sottolineare come, fra coloro che sono operatori di pace, molti perdono la vita in fedeltà e obbedienza a questo loro atteggiamento.
Fra costoro molti sono testimoni del vangelo, sono coloro che la Chiesa ci invita a ricordare.
Quest’anno sono stati uccisi in odio alla fede cristiana 17 missionari fra religiosi e laici.
I cristiani uccisi a causa della fede sono circa 5000!
Al di là di indagini circa le cause sociali ed economiche che spesso fanno da sfondo a quello che sfocia in un odio religioso, non possiamo non sottolineare l’eroicità della fede di questi fratelli, l’esemplarità della loro testimonianza.
Tutti loro, salvo qualche eccezione, stavano vivendo il loro essere discepoli di Cristo nella piena consapevolezza che, nel loro contesto, questo li avrebbe esposti alla possibilità di giocare la vita per Gesù.
Il loro è un autentico atto di amore per Dio, davvero hanno trovato in lui il tesoro per il quale spendere l’esistenza, vendere tutto, accumulare beni in cieli e non sulla terra.
Non possiamo non pregare per loro perché godano della pienezza di risorti.
Chiediamo anche di intercedere per la nostra fragile fede.
Il vangelo di mercoledì scorso ci ricordava di passare per la porta stretta, porta che è Gesù.
Quanto vorremmo che l’essere cristiani coincidesse con il pensiero maggioritario in voga nel mondo, non ci esporrebbe al rischio di essere impopolari, differenti.
Per molto tempo, forse, è stato così in una società che si diceva cristiana, ora certamente la fedeltà al vangelo ci conduce a quella porta stretta che ha criteri etici non coincidenti con quelli dei molti.
Allo stesso modo la fedeltà al Signore è cosa diversa dall’essere conformi al come mi sento! Sono chiamato a passare per la porta stretta che è il conformarmi al vangelo, prendere la forma di Gesù!
Vale la pena di ricordarci, in questi giorni più che mai, che per seguirlo è necessario prendere la nostra croce e seguirlo, non la croce che ci inventiamo noi, ma quella che la fedeltà al vangelo ci chiede.
E’ costruendo la nostra casa sulla roccia che passiamo per la via che è quella di Gesù, che è Gesù; la casa solida è quella che nasce dall’ascoltare e vivere la sua Parola.
I martiri che celebriamo hanno scelto questa via, sono passati per la porta stretta.
Anche noi siamo chiamati a questa testimonianza, qui e oggi, in questa nostra società.
Senza segni esteriori di penitenza, ma con la gioia del cuore di chi ha scelto il meglio per la propria vita e per la vita del mondo.
Buona testimonianza.
