Nel vivere questo mese di maggio, tempo in cui condividere la nostra preghiera con Maria, ci lasciamo guidare da alcune suggestioni che papa Leone XIV ha lasciato in terra d’Africa in occasione del rosario pregato presso il santuario di “Mama Muxima” in Angola.
Dice il Santo Padre: “Abbiamo meditato i Misteri gloriosi della vita di Gesù, contemplando nella sua glorificazione il nostro destino e nel suo amore la nostra missione. Cristo, nella Pasqua, ha vinto la morte, mostrandoci la via per tornare al Padre. E perché anche noi possiamo percorrere questa via luminosa e impegnativa, rendendo il mondo intero partecipe della sua bellezza, ci ha donato il suo Spirito, che ci anima e ci sostiene nel cammino e nella missione. Come Maria, anche noi siamo fatti per il Cielo, e verso il Cielo camminiamo con gioia, guardando a Lei, Madre buona e modello di santità, per portare la luce del Risorto ai fratelli e alle sorelle che incontriamo”.
Ancora una volta in questo tempo pasquale ci viene ricordato che noi siamo fatti per il cielo, per ciò che è eterno, per Dio; se la nostra vita la giochiamo per meno di questo, essa sarà sciupata, perché legata a ciò che è caduto e imperfetto. Il dono dello Spirito, l’inabitazione del Padre e del Figlio (il vangelo di questa domenica ce ne parla) sono anticipo della gloria futura, grazia che da senso al nostro oggi; come Maria, la piena di grazia, anche noi siamo chiamati a cantare il magnificat e ad aprirci all’amore.
Prosegue il papa dicendo: “questo Santuario, dedicato all’Immacolata Concezione, è stato
spontaneamente “ribattezzato” dai fedeli Santuario della “Madre del cuore”. È un titolo bellissimo, che ci fa pensare al Cuore di Maria: un cuore limpido e sapiente, capace di conservare e meditare gli eventi straordinari della vita del Figlio di Dio (Lc 2,19.51). Pregando assieme, anche noi abbiamo fatto così, lasciandoci accompagnare da Maria nel ricordo di Gesù. Abbiamo ripercorso con Lei vari momenti della vita del suo Figlio, per alimentare in noi un amore universale come il suo.
Recitare il Rosario, allora, ci impegna ad amare ogni persona con cuore materno, in modo concreto e generoso, e a spenderci per il bene gli uni degli altri, specialmente dei più poveri. Una mamma ama i suoi figli, pur diversi uno dall’altro, tutti allo stesso modo e con tutto il cuore. Anche noi, davanti alla Madre del cuore, vogliamo promettere di fare lo stesso, adoperandoci senza misura affinché a nessuno manchi l’amore, e con esso il necessario per vivere in modo dignitoso ed essere felice: perché chi ha fame abbia di che sfamarsi, perché tutti i malati possano ricevere le cure necessarie, perché ai bambini sia garantita un’adeguata istruzione, perché gli anziani vivano serenamente gli anni della loro maturità. A tutte queste cose pensa una mamma: a tutte queste cose pensa Maria, e invita anche noi a condividere la sua sollecitudine”.
Le proposte che avremo per trovarci a pregare il rosario siano allora occasioni non di fuga dal mondo, ma di presa di coscienza delle ferite e delle gioie degli uomini per prenderne parte.
Anche la proposta di trovarsi a pregare il rosario nei nostri cortili e nelle nostre case può essere segno di questa sollecitudine, portando questa amorevole presenza vicino alle nostre esistenze: possiamo aprire la nostra casa, possiamo trovarci in uno spazio tranquillo dei nostri cortili, sempre con discrezione, mai per ostentare, in segno di comunione e vicinanza.
Facciamo nostro questo stile materno, sentiamoci “mamma” di questa umanità.
