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Battesimo del Signore (Mc 1,7-11)

Carissimi,

abbiamo cominciato intorno agli anni ottanta a mettere in discussione la solidità dei nostri riferimenti culturali con l'avvento del cosidetto pensiero debole, che teorizzando la rinuncia al possesso della verità apriva la strada a ogni possibile relativizzazione, al fatto che ogni pensiero diventasse semplicemente opinione.

Siamo poi passati alla modernità liquida, descritta suggestivamente da Z. Baumann, dove ogni personalità, relazione, sentimento sarebbero appunto senza forma propria e quindi senza una struttura consistente che permetta loro di esprimersi compiutamente, tutti destinati ad assumere le forme di qualsivoglia contenitore. Siamo giunti ora al tempo della cloud computing, la nuvola informatica che “condensa” i saperi, la musica, la cultura divenuti ormai “gassosi” totalmente virtuali. In una scatoletta grande quanto una scatola di fiammiferi ci può stare la musica di un anno. Stiamo andando verso una realtà senza materia, sembra di poter dire, ed anche il lessico utilizzato per descrivere questa evoluzione ne esprime la sostanza. Potremmo anche continuare dicendo che anche nell'economia e nella finanza si va in questa direzione “eterea”. Non si parla infatti ad esempio, voi me lo insegnate di “bolle speculative”? Anche nell'economia spicciola i fenomeni sono analoghi (dal conto corrente del pensionato, alla famosa Social Card, alla paghetta degli adolescenti caricata direttamente sulla tessera prepagata). Da qui nasce una domanda cruciale che pare ispiri ultimamente una quantita di convegni, forum e dossier: “What is reality made of ?” Di che cosa è fatta la realtà?

Forse perchè stavo pensando a queste cose ieri, al termine di una cordiale telefonata con un amico che sta da poche settimane negli Stati Uniti, attraverso l'onnipresente Skype, mi è rimasta una sorta di insoddisfazione, come una nostalgia. Forse perchè queste cose finiscono con un “clic”, senza potersi dare una stretta di mano, forse perchè il contatto video sembra sottolineare la distanza, o chissà cos'altro.

Mi è venuto spontaneo allora confrontare tutto questo con il Vangelo, in particolare quello che oggi abbiamo ascoltato, che ci parla della manifestazione di Gesù, del suo svelarsi Figlio di Dio. E in questo riproporre a noi l'interrogativo della fede. Proprio la fede che da sempre viene accusata di astrattezza rispetto alla vita, la fede come esperienza immateriale, come invito a fondare la vita su qualcosa di invisibile, intangibile. La fede come esortazione a credere a una promessa. La fede anch’essa “oggetto virtuale”.

Oggi il Vangelo ci dice invece che non vi è nulla di più materiale, concreto, incarnato della fede. Il Dio che si manifesta in Gesù si immerge nell'acqua, ascolta una voce, vede lo Spirito in forma corporea come una colomba.

E così coloro che hanno voluto seguire Gesù ancora si ritrovano per fraternizzare spezzando il pane, ascoltare una parola buona, chiedere perdono guardandosi in faccia.Si augurano la pace stringendosi la mano.

La concretezza e la materialità dell'esperienza cristiana sono allora una ricchezza da custodire e valorizzare perchè di essa abbiamo un grande bisogno. Restituiamo dignità ai nostri gesti della fede, alla loro corporeità, per poter anche ricuperare significato e pregnanza alla nostra quotidiana dimensione di concretezza e semplicità.

Del resto, per riscoprire l'importanza del nostro essere materia basta una piccola improvvisa influenza che azzera in un baleno tutte le nostre velleità virtuali.

Vorrei concludere offrendo un proposito da vivere nei prossimi giorni che ci aiuti a vivere quello che abbiamo meditato. Se dobbiamo comunicare qualcosa a un amico, per una volta non scriviamo una mail, alziamo il telefono e parliamo, organizziamo un incontro, fermiamoci per strada, saliamo i gradini della chiesa per venire a dire una preghiera. Scopriremo ancora una volta, forse inaspettatamente, quanto è importante e bello star bene nella propria pelle.

Don Gian Piero