fbpx

Penultima domenica dopo l’Epifania (Lc 7,36-50)

Carissimi,

                anche in questa domenica la Liturgia ci propone una pagina evangelica affascinante ma forse non immediatamente comprensibile. L'atteggiamento di grande devozione verso Gesù di questa peccatrice  sembrerebbe a prima vista motivare il suo successivo perdono, ma in realtà la dinamica del racconto e quindi il possibile insegnamento che ne deriva sono più complessi.

Infatti nella parabola che Gesù racconta a Simone, il fariseo che lo ha invitato a pranzo, sta la chiave di lettura vera dell'episodio.

Che cosa vuol far capire il Signore al fariseo, e quindi a noi? Nella vicenda dei due debitori, ciò che anzitutto risalta è il fatto che entrambi ricevono il condono del debito. L'amore originario, primo, inspiegabile è l'amore di Dio. Noi non possiamo pensare che amare sia il risultato della nostra iniziativa, della nostra bontà. L'amore è prima di tutto cosa di Dio. L'amore anzitutto si riceve, poi si diventa capaci di offrirlo. Riconoscere l’amore di Dio per noi tuttavia non e sempre cosi facile. Soprattutto nei momenti difficili o faticosi della vita, per questo diventa un vero e proprio atto di fede. Quella fede che Gesù stesso riconosce nella donna peccatrice del Vangelo.

Da qui nasce la possibile risposta “Chi di loro dunque lo amerà di più?”.La forza dell'amore, di ogni amore (poiché ci sono tanti tipi di amore, come mi ricordava un amico proprio in questi giorni) scaturisce da questa profonda consapevolezza che può nascere soltanto dalla fede: Dio ci ha amato per primo.

Quale è dunque il nostro debito? Quanto ci è stato condonato ? Se pensiamo che sia un piccolo debito perchè riteniamo di essere sufficientemente bravi da soli (esattamente come il fariseo che si scandalizza dell'atteggiamento della donna peccatrice)  allora probabilmente abbiamo poco da dare, poco da amare. Se invece diventiamo consapevoli che siamo debitori della nostra vita, delle nostre giornate, delle piccole e grandi cose di ogni giorno. Se ci rendiamo conto che ci è condonato tutto il tempo donatoci e magari buttato via, tutte le occasioni mancate, i rapporti trascurati, allora diventiamo capaci di amare più profondamente e autenticamente.

Rimetti a noi i nostri debiti” preghiamo ogni giorno nella preghiera del Padre nostro. Queste parole evocano questa pagina evangelica e ci aiutano a ricordare la sorgente più profonda di ogni nostra capacità di amare.

Domandiamo con umiltà al Signore di imparare ad amare riconoscendo anzitutto il suo amore per ciascuno di noi.

Don Gian Piero