Carissimi,
la pagina evangelica delle tentazioni, con cui tradizionalmente incomincia, nel Rito ambrosiano, il tempo della Quaresima, può essere meditata a tre livelli progressivi di profondità. Una prima riflessione dunque nasce dalla considerazione del significato di ogni tentazione. Essa ci suggerisce che davanti a noi, nelle varie vicende della vita, alla logica del Vangelo si contrappongono altre possibilità, altre ipotesi, spesso apparentemente più facili e affascinanti. Vivere nella fede quindi è più che mai una esperienza di libertà, di scelta adulta e consapevole. Tutto questo sottolinea la dignità con cui vivere in particolare questi giorni di coerenza.
Un secondo livello di meditazione trae spunto dalla esemplarità della narrazione evangelica. Essa ci parla, attraverso l'esperienza di Gesù, di una libertà che ha a che fare con tutti gli ambiti della vita, dalla relazione con le cose materiali (i sassi che possono diventare pane), a quella con Dio (i suoi Angeli che sorreggono), alla relazione con gli altri, attraverso la conquista del potere. Da qui un secondo insegnamento: la Quaresima può diventare un tempo in cui ripensare il nostro stile di vita nel suo insieme.
Vi è poi un terzo livello di profondità sul quale vogliamo oggi soffermarci. Esso ha a che fare con la dinamica delle tentazioni stesse. Il racconto del Vangelo di Matteo ci presenta i tre momenti in cui si sviluppa il dialogo tra Gesù e Satana con una caratteristica comune. Proprio in questa caratteristica possiamo rintracciare un insegnamento per comprendere le nostre tentazioni e quindi intravvedere il sentiero di conversione che questa quaresima ci indica. Quale è dunque questo aspetto comune? Possiamo dire che le proposte del tentatore hanno sempre il tono dell'immediatezza. Si chiede a Gesù di scegliere subito, direttamente, quasi assecondando un impulso. (non è un caso se il contesto del racconto parla della fame di Gesù nel deserto). Sembra di poter dire che qui sono in gioco non tanto dei desideri, ma più istintivamente delle pulsioni. Desideri e pulsioni che sono poi le due facce della stessa medaglia, quella dell'attaccamento alla vita e alla sua conservazione. Gli uni sono sono la traduzione delle altre in termini di consapevolezza (come già affermava il filosofo Spinoza nel diciassettesimo secolo). La pulsione è una sorta di distorsione del desiderio, nella sua impellenza di soddisfazione, impedisce di dare significato e gusto alla vita. (che differenza grande tra fame e appetito !). Soltanto nella consapevolezza, nella coscienza è possibile ascoltare, costruire desideri.
Gesù rifiuta di assecondare pulsioni, e prendendo distanza da questo atteggiamento recupera il significato vero delle scelte che danno risposta ai desideri più autentici e profondi di ogni uomo (“Non di solo pane...., non tentare il Signore...).
Ecco dunque l'insegnamento per noi. Anzitutto ritrovare la consapevolezza che spesso la nostra tentazione è quella di restare prigionieri dell'immediatezza, dell'impellenza, della pulsione, del tutto e subito. Da questa consapevolezza che il Vangelo ci aiuta a ritrovare possiamo intuire il possibile cammino quaresimale, il proposito cioè di prendere distanza dalle cose, nella concretezza del digiuno, dell'elemosina, della preghiera. Potremo così riscoprire la profondità dei nostri desideri autentici, nei quali non faremo fatica a scorgere la nostalgia di Dio.
Don Gian Piero
