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II Domenica di Quaresima (Gv 4,5-42)

II Domenica di Quaresima (Gv 4,5-42)

Carissimi,

gli avvenimenti drammatici che anche in queste settimane accompagnano purtroppo la nostra vita quotidiana, dalle situazioni sempre più gravi che minacciano la pace, alle tragedie dei migranti abbandonati e naufragati a pochi chilometri dalle nostre coste, ci fanno leggere questa bellissima pagina del Vangelo di Giovanni quasi come se ci trovassimo in un sogno. Per la sua ricchezza di simboli: la sete, il pozzo, l'acqua, l'anfora. Per l'evocazione di immagini stupende e così diverse da ciò che attraversa i nostri occhi quotidianamente (“Guardate i campi che già biondeggiano...”) . Per l'intreccio complesso e affascinante dei dialoghi. Ed infine per la sua conclusione aperta alla fiducia e alla speranza.,

Come spesso capita nei sogni, al risveglio ci si ricorda di un particolare, che spesso rappresenta la chiave di interpretazione del suo significato. Ecco allora che anche in questa narrazione affascinante possiamo cogliere un particolare che ci permetta di cogliere il suo significato e un insegnamento per noi. Il particolare su cui ci soffermiamo è semplice. Gesù ha sete ma non ha di che attingere, la samaritana glielo fa notare, quasi con ironia, perchè lei invece è attrezzata. Questa donna infatti va al pozzo con un anfora, ha lo strumento. Esso manifesta la sua autonomia, la sua intraprendenza, dice la sua libertà. Anche noi abbiamo le nostre anfore, che rappresentano le nostre sicurezze, i nostri poteri, gli strumenti del nostro successo, con cui attingiamo la nostra acqua, l'acqua dei nostri desideri, delle nostre aspettative. Sono le anfore che in questi giorni si sono rotte. Cosa succederà nel nostro imminente futuro, che accadrà in Italia con la guerra così vicina? Tante sicurezze, tante previsioni, tanti progetti dissolti in una settimana!

Ma nel Vangelo succede qualcosa di diverso, dopo il dialogo con Gesù, dopo la proposta di avere “un'acqua che zampilla per la vita eterna”, questa donna samaritana lascia la sua anfora per andare in città a raccontare quello che le è successo, proprio così annota precisamente l'Evangelista Giovanni. Se ne è dimenticata?, se ne è disinteressata?. Non lo sappiamo. Di fatto ciò che prima le era così utile viene abbandonato.

Qui forse troviamo un possibile insegnamento per noi. Se siamo disponibili a lasciarci coinvolgere dalla parola di Gesù, se in questi giorni cosi difficili vorremo pregare con più impegno e maggiore costanza, ci accorgeremo che anche le nostre anfore, i nostri secchi per attingere al piccolo pozzo dei nostri desideri non sono così importanti. Importante è l'acqua che Gesù vuole donarci, l'acqua della sua grazia, l'acqua della conversione, l'acqua battesimale, l'acqua per la vita eterna.

In questa profondità potremo trovare fiducia, forza e speranza anche in questi brutti giorni, in questo nostro mondo che sembra adesso offrici ben poca fiducia e speranza.

Don Gian Piero