fbpx

Così scrive papa Francesco in “Spes non confundit” in quella lunga carrellata di indicazioni circa i segni di speranza:
“Speranza invoco in modo accorato per i miliardi di poveri, che spesso mancano del necessario per vivere. Di fronte al susseguirsi di sempre nuove ondate di impoverimento, c’è il rischio di abituarsi e rassegnarsi. Ma non possiamo distogliere lo sguardo da situazioni tanto drammatiche, che si riscontrano ormai ovunque, non soltanto in determinate aree del mondo. Incontriamo persone povere o impoverite ogni giorno e a volte possono essere nostre vicine di casa. Spesso non hanno un’abitazione, né il cibo adeguato per la giornata. Soffrono l’esclusione e l’indifferenza di tanti. È scandaloso che, in un mondo dotato di enormi risorse, destinate in larga parte agli armamenti, i poveri siano «la maggior parte […], miliardi di persone. Oggi sono menzionati nei dibattiti politici ed economici internazionali, ma per lo più sembra che i loro problemi si pongano come un’appendice, come una questione che si aggiunga quasi per obbligo o in maniera periferica, se non li si considera un mero danno collaterale. Di fatto, al momento dell’attuazione concreta, rimangono frequentemente all’ultimo posto». Non dimentichiamo: i poveri, quasi sempre, sono vittime, non colpevoli.”
Sono parole forti che ci interpellano.
Chiedono a tutti una verifica del proprio stile di vita e lo chiedono anche al nostro essere Chiesa, anche in questo potremmo essere un segno di speranza.
Il gruppo missionario ha il compito di tenere desta la nostra attenzione perché il nostro sguardo sappia andare un poco più in là dei nostri piedi, perché impariamo a far sedere alla nostra tavola i tanti poveri presenti ovunque.
Il papa ci invita a riconoscere il povero della porta accanto.
Non si tratta qui di demandare ad altri l’aiuto o il sostegno, siamo chiamati ad essere segno di vicinanza, a riconoscere in quel povero il volto di Gesù.
Quanti meravigliosi segni di speranza si realizzano nelle nostre case, quanti aiuti, quanta vicinanza è vissuta nella semplicità e nel nascondimento, è la foresta del bene che cresce senza far rumore e clamore, vero collante nella società.
Vi sono poi alcune azioni promosse dalla caritas parrocchiale che possono venire in aiuto ed essere un ulteriore segno: il pacco viveri, l’accompagnare ai servizi che il sistema previdenziale rende disponibili, il sostenere con una vicinanza, l’aiuto economico.
Questi segni saranno tanto più presenti ed efficaci quanto maggiore sarà la nostra disponibilità.
Disponibilità che in questo campo è anche di natura economica.
Se in tanti aderiremo alla proposta che sul fac-simile è denominata km0, tanto più grande potrà essere il nostro aiuto.
Così come quanto più ricco sarà il nostro renderci disponibili per accompagnamenti, tante più persone potranno godere di questa vicinanza.
Ci sono anche competenze professionali che possiamo in questo mettere in gioco: in ambito giuridico per una consulenza, in ambito economico finanziario per affrontare questioni di indebitamento, in ambito medico per agevolare interventi, nell’ambito della ricerca del lavoro, …

Ricordiamoci allora che si avvicina la Pasqua, pensiamo allora sempre più seriamente a quale gesto di cura potremmo condividere, come scelta caritativa che nasce dalla contemplazione della croce di Gesù. Scelta da vivere con continuità lungo tutto l’anno, seme fecondo germogliato in questa quaresima.

Così scrive papa Francesco in “Spes non confundit” in quella lunga carrellata di indicazioni circa i segni di speranza:
Non potranno mancare segni di speranza nei riguardi dei migranti, che abbandonano la loro terra alla ricerca di una vita migliore per sé stessi e per le loro famiglie. Le loro attese non siano vanificate da pregiudizi e chiusure; l’accoglienza, che spalanca le braccia ad ognuno secondo la sua dignità, si accompagni con la responsabilità, affinché a nessuno sia negato il diritto di costruire un futuro migliore. Ai tanti esuli, profughi e rifugiati, che le controverse vicende internazionali obbligano a fuggire per evitare guerre, violenze e discriminazioni, siano garantiti la sicurezza e l’accesso al lavoro e all’istruzione, strumenti necessari per il loro inserimento nel nuovo contesto sociale.
La comunità cristiana sia sempre pronta a difendere il diritto dei più deboli. Spalanchi con generosità le porte dell’accoglienza, perché a nessuno venga mai a mancare la speranza di una vita migliore. Risuoni nei cuori la Parola del Signore che, nella grande parabola del giudizio finale, ha detto: «Ero straniero e mi avete accolto», perché «tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me» (Mt 25,35.40).
A questa chiamata la nostra comunità risponde in tanti modi, mostrando la sua attenzione e generosità.
Il progetto Arda che abbiamo raccontato in recenti assemblee e di cui parleremo nuovamente nel prossimo numero del Baronacom, si occupa di accogliere e accompagnare all’autonomia giovani che, senza la loro famiglia di origine, sono in Italia per costruirsi un futuro dignitoso.
Abbiamo dedicato loro diversi appartamenti della nostra comunità e proviamo ad accompagnarli, tanti sono i modi per poter collaborare a questo progetto: impegnandosi in prima persona per aiutarli nella ricerca del lavoro, della casa, di una capacità di autonomia nella gestione personale; creando una relazione di amicizia con loro, invitandoli a partecipare ad alcuni momenti della vita comunitaria o nella propria casa; avendo cura degli ambienti in cui vivono; …
Non dimentichiamo la possibilità che offriamo di un primo approccio all’apprendimento della lingua italiana, con un corso di prima alfabetizzazione. Attualmente si svolge due mattine alla settimana in Santi Nazaro e Celso, ma la sua estensione oraria dipende dai volontari disponibili.
Ospitiamo anche nei nostri ambienti la comunità per minori stranieri non accompagnati, gestita direttamente da caritas ambrosiana, ma che potrebbe tornare ad avere rapporti più intensi con la nostra comunità.
I nostri doposcuola per minori sono caratterizzati da una fortissima presenza di figli di migranti, altrettanto possiamo dire della nostra società sportiva. Partecipare, essere disponibili in queste realtà significa avere a cuore progetti di integrazione …
Anche in questo caso è facile immaginare che vi siano tantissime meravigliose storie di vicinanza che viviamo a partire dalla nostra quotidianità: con il vicino di casa, il compagno di scuola dei figli, il collega di lavoro, … Tutte occasioni in cui attraverso la relazione personale si vivono gesti di apertura, aiuto, integrazione.
Anche in questo caso non mancano nel nostro territorio associazioni e realtà che hanno a cuore questa attenzione e con i quali è sempre positivo entrare in relazione e collaborazione.

Si avvicina la Pasqua, pensiamo sempre più seriamente a quale gesto di cura potremmo condividere, come scelta caritativa che nasce dalla contemplazione della croce di Gesù. Scelta da vivere con continuità lungo tutto l’anno, seme fecondo germogliato in questa quaresima.

Così scrive papa Francesco in “Spes non confundit” in quella lunga carrellata di indicazioni circa i segni di speranza:
“Segni di speranza andranno offerti agli ammalati, che si trovano a casa o in ospedale. Le loro sofferenze possano trovare sollievo nella vicinanza di persone che li visitano e nell’affetto che ricevono. Le opere di misericordia sono anche opere di speranza, che risvegliano nei cuori sentimenti di gratitudine. E la gratitudine raggiunga tutti gli operatori sanitari che, in condizioni non di rado difficili, esercitano la loro missione con cura premurosa per le persone malate e più fragili.
Non manchi l’attenzione inclusiva verso quanti, trovandosi in condizioni di vita particolarmente faticose, sperimentano la propria debolezza, specialmente se affetti da patologie o disabilità che limitano molto l’autonomia personale. La cura per loro è un inno alla dignità umana, un canto di speranza che richiede la coralità della società intera.”
“Segni di speranza meritano gli anziani, che spesso sperimentano solitudine e senso di abbandono.”
E’ bello anzitutto essere consapevoli di quanto, in merito a questo segno di speranza, già avviene nella nostra comunità.
Esiste un bel numero di parrocchiani, ministri dell’Eucarestia che raggiungono settimanalmente una trentina di malati della nostra comunità, impossibilitati a causa della malattia o dell’età a partecipare alla celebrazione in chiesa.
Esiste qualche volontario presente nelle due RSA del nostro territorio che aiutano in occasione della celebrazione eucaristica che lì si svolge.
Certamente molti di noi hanno rapporti personali con vicini di casa che si trovano in condizioni di solitudine o di fatica.
In tutte le nostre parrocchie esiste, in forme e tempi diversi, un’occasione di incontro per le persone anziane offrendo loro uno spazio di incontro, relazione, vita.
Ringraziamo il Signore per queste presenze e queste attenzioni.
Non possiamo tuttavia sederci in un comodo atteggiamento di comunità sazia e paga di sé! I segni di speranza non sono per soddisfare il proprio orgoglio, proprio perché segni ci invitano ad esserne a nostra volta partecipi.

Che bello se ognuno di noi, ogni nucleo famigliare “adottasse” una situazione di bisogno!
Magari una persona sola, malata o, come suggeriremo nelle prossime settimane, una famiglia in difficoltà, un giovane alle prese con un mondo nuovo, un minore con difficoltà scolastica, …
Nessuno deve sentire la propria famiglia conclusa in se stessa, ogni famiglia è fatta per generare amore che quanto più è intenso tanto più valica i confini della propria casa.
Nessuno che è solo può maledire la propria solitudine, è chiamato ad aprirsi all’incontro facendosi lui prossimo!

Se poi qualcuno desidera offrire un impegno più intenso e ampio per l’animazione dei momenti con gli anziani o per la presenza nelle strutture sanitarie si segnali perché possa nascere una più proficua collaborazione.

Non dimentichiamoci che nel nostro territorio molte associazioni operano lodevolmente a servizio di persone in situazioni di malattia, solitudine, …
Possiamo impegnarci in esse e, se utile, la parrocchia può far da tramite per favorire l’incontro fra voi e queste realtà.

Lasciamoci interpellare, forse diventeremo una comunità più attenta all’insegnamento di Gesù, più luminosa.
Potremmo raccontarci storie belle di vicinanza.
Forse più malati riceveranno una visita a casa.
Forse più ricoverati in ospedale o in RSA saranno consolati.
Forse i nostri appuntamenti con gli anziani saranno più vivaci e numerosi.

Così scrive papa Francesco in “Spes non confundit” in quella lunga carrellata di indicazioni circa i segni di speranza:
La comunità cristiana perciò non può essere seconda a nessuno nel sostenere la necessità di un’alleanza sociale per la speranza, che sia inclusiva e non ideologica, e lavori per un avvenire segnato dal sorriso di tanti bambini e bambine che vengano a riempire le ormai troppe culle vuote in molte parti del mondo. Ma tutti, in realtà, hanno bisogno di recuperare la gioia di vivere, perché l’essere umano, creato a immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gen 1,26), non può accontentarsi di sopravvivere o vivacchiare, di adeguarsi al presente lasciandosi soddisfare da realtà soltanto materiali. Ciò rinchiude nell’individualismo e corrode la speranza, generando una tristezza che si annida nel cuore, rendendo acidi e insofferenti.
Di segni di speranza hanno bisogno anche coloro che in sé stessi la rappresentano: i giovani. … Non possiamo deluderli: sul loro entusiasmo si fonda l’avvenire.
Per questo il Giubileo sia nella Chiesa occasione di slancio nei loro confronti: con una rinnovata passione prendiamoci cura dei ragazzi, degli studenti, dei fidanzati, delle giovani generazioni! Vicinanza ai giovani, gioia e speranza della Chiesa e del mondo!

Sono due passaggi differenti della lettera, il primo orientato al tema della vita nascente e l’altro alla giovinezza.
L’età dello sviluppo, della crescita è un tempo speciale, una stagione in cui l’individuo si plasma, si orienta e si sperimenta per giungere a maturazione.
Avere cura di chi attraversa questa fase della vita è uno splendido atto di amore. Chi lo compie mostra di avere a cuore l’umanità, con uno sguardo che va oltre il qui ed ora per spaziare verso il futuro e oltre i confini del proprio esistere.
E’ impresa che chiede alleanze educative, sappiamo bene come per educare un bambino ci voglia un intero villaggio.
In questa dedizione la comunità cristiana è chiamata nel suo piccolo a fare la sua parte.
Quante attenzioni e quante energie profuse in questo campo.
L’iniziazione cristiana è chiamata ad essere non teorico annuncio del vangelo, ma esperienza di esso. Quale grande atto d’amore è offrire spazi per condividere la gioia del vangelo!
La nostra passione per una vita buona è capace di raggiungere tutti i ragazzi, anche coloro che non vivono l’iniziazione cristiana, ma hanno sete di attenzione.
Penso all’esperienza offerta nel partecipare alle nostre attività sportive con l’Atletico Barona, penso ai nostri doposcuola, penso all’oratorio estivo. Sempre più dobbiamo orientare queste nostre azioni non al fare, ma alla persona, con uno sguardo autenticamente capace di una cura per il singolo pur dentro una proposta per tanti.
Ma quanto altro di buono possiamo vivere in questo ambito come credenti che sanno essere sale della terra e lievito nella pasta.
Penso a chi lavora a contatto con i ragazzi o i giovani nella scuola o in contesti educativi, mi riferisco all’essere genitori che ne incontrano altri nel mondo della scuola, dello sport, del tempo libero, faccio riferimento all’essere vicini di casa di ragazzi e bambini.
Allora, ancora una volta, tutti siamo chiamati a questo esercizio di speranza.
Ben venga che qualcuno lo scelga come proprio ambito di servizio particolare e condivida questa scelta rispondendo a questa proposta quaresimale.

Forse siamo stati abituati ad iniziare più o meno in questo modo il tempo quaresimale: oggi le ceneri, venerdì digiuno, perché è il primo di quaresima, una bella via crucis e poi domenica prossima il gesto quaresimale (un’offerta in denaro per un’iniziativa caritativa o un bene da consegnare). Poi ogni venerdì la via crucis e ogni domenica il gesto. Nulla di male in tutto questo, anzi, ben venga. Tuttavia è bene uscire dagli automatismi per lasciarsi interrogare e arrivare, magari anche solo a Pasqua o, addirittura dopo, a decisioni serie e che mettano realmente in gioco la vita. Un aiuto per la riflessione e per comprendere quanto vivremo lo troviamo sul nostro giornalino Baronacom in questo numero speciale dedicato al tempo quaresimale.

In queste domeniche questo pieghevole vorrà essere un aiuto proprio per lasciarsi interrogare, soprattutto da segni di speranza.

In questa quaresima non raccoglieremo generi alimentari, né sosterremo un progetto.

In questa quaresima ci guardiamo intorno con occhi che hanno contemplato la croce di Gesù.

Sì, il punto di partenza è contemplare l’amore di Gesù, lasciarsi raggiungere e conquistare da questo amore.

Poi, con lo sguardo e il cuore riempiti da questo immenso bene ci volgiamo intorno a noi per accorgerci che questo bene è ancora presente in tantissimi modi attorno a noi.

Questo esercizio sarà caratterizzato dal dare uno sguardo a quanto accade dentro la nostra comunità, ci aiuterà in questo il gruppo Caritas, ma anche a ciò che avviene attorno a noi, ci aiuterà un’indagine conoscitiva compiuta dall’assemblea sinodale decanale.

Siamo certi che il nostro sguardo, così allenato, saprà riconoscere un’infinità di altri segni presenti nel nostro caseggiato e persino nel nostro luogo di lavoro, di studio, di vita.

Sarà questo viaggio a stimolare in noi una domanda e un desiderio, quello di unirci fattivamente a questo meraviglioso flusso di bene.

Un foglio potrà essere compilato con il nostro nome e la disponibilità al termine di questo cammino (ne troviamo una sorta di fac-simile) su questo pieghevole.

Forse molti si diranno che per loro non vi è nulla di nuovo, fanno già questo bene.

Certo, come altrimenti potremmo raccontare questi segni di speranza se non vi fossero già presenti?

Lasciamoci tutti provocare e mettere in discussione. Questi racconti servano a chiederci: cosa mi sta chiedendo il Signore oggi?

Anche chi da tempo vive questi impegni potrebbe decidere di dare una svolta, intensificando, cambiando, rivedendo, …

Senza fretta, ma con decisione, mettiamoci in cammino.

Ecco, sì, le via crucis, i digiuni, … diverranno cosa buona, non perché esauriscono il nostro vivere la quaresima, ma perché favoriranno il cammino, la riflessione, portando dinnanzi alla croce e aiutandoci a fare pulizia nella nostra vita del tanto in più e di troppo che è presente.

 

 

Ecco una prima indicazione di Caritas.

Tutto parte dall’accorgersi di quanto avviene attorno a noi.

Per farlo bisogna avere delle antenne che sono i nostri occhi, le nostre orecchie, in nostri sensi.

Tutti siamo chiamati a farlo.

La Caritas attraverso il centro di ascolto offre uno spazio formale perché questo avvenga, un luogo e delle persone preposte ad ascoltare.

Questo ascolto è previo a qualunque agito, che sarebbe altrimenti risposta al mio bisogno e non a quanto mi è stato raccontato, a quanto ho raccolto.

E’ questo un punto di accesso offerto a chiunque ne senta il bisogno.

Ciascuno tuttavia ha occhi, orecchi, … impariamo tutti a metterci in ascolto del bisogno e a lasciarci interrogare.

Noi stessi potremmo andare al centro di ascolto per portare quanto abbiamo recepit

o e per cercare una condivisione.