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FUOCO E SALE

Nella lettera che il nostro arcivescovo ci ha scritto per offrirci le indicazioni per il cammino di questo anno c’è una frase curiosa.
Prima di proporvela è necessario ricordare che in questo anno (e nei prossimi) saremo chiamati a recepire le istanze emerse, delle quali esistono dei documenti, dal sinodo della Chiesa universale e da quello della Chiesa italiana, proprio rispetto ad essi Delpini scrive:
“Il linguaggio piuttosto innocuo dei documenti può assopire le comunità in un assestamento nell’inerzia che ripete la prassi di sempre perché legge le parole di sempre.
Ma ci sono parole di fuoco e ci sono parole di sale: certo, la foto del fuoco non scalda; certo, la foto del sale non dà sapore. Perciò è necessario mettere in evidenza le parole di fuoco e di sale perché lo Spirito ci chiama a conversione.”
Ci viene ricordato che, come in ogni occasione, noi possiamo lasciar che tutto scorra lambendo la nostra vita e quella della comunità, beandoci del nostro stare sicuri sulla riva a guardare l’acqua passare d’innanzi a noi. Possiamo quasi irridere il lavoro compiuto giudicandolo inutile o, se non altro, innocuo. In fondo il vescovo stesso ci dice che i documenti potrebbero apparire sostanzialmente innocui.
A maggior ragione noi, distanti dai luoghi in cui questi testi sono stati elaborati, benché anche frutto dei nostri contributi, possiamo rimanere assolutamente distanti e indifferenti.
Abbiamo voglia di scorgere in essi parole di sale e di fuoco?
Qualcuno obietterà che avrebbe dovuto indicarcele il nostro vescovo, così che a noi spettasse solo il compito di avvicinarci a quel fuoco per scaldarci, o di usare quel sale per dare sapore ai nostri gesti. Invece no, almeno in parte, non sarà così.
Quelle parole non le troviamo già evidenziate in rosso sui testi, poiché sarà la lettura condivisa vissuta nelle diverse Chiese a scovarle, sarà dunque anche compito nostro, della nostra comunità.
Forse l’aspetto più interessante non sarà appunto quello di fare delle cose, quanto quello di accorgerci che un fuoco c’è, anche nella Chiesa e nel mondo che viviamo; il sale c’è anche nelle pieghe della nostra quotidianità.
Bello allora provare a raccogliere la sfida, compiere questa scoperta, riconoscersi come popolo in cammino, già accompagnato e guidato dalla sapiente mano di Dio, grato per gli inattesi doni del Padre.
Incontrarsi, celebrare tutti insieme l’Eucarestia, riconoscersi famiglia di Dio, incoraggiarsi, stimarsi a vicenda … è già fuoco che arde, è già sale che insaporisce.
Siamo attesi domenica prossima (14 settembre) per dare insieme il via a questo processo che già viviamo e già è in atto.
Ci accompagneremo lungo l’anno suggerendoci appuntamenti ed occasioni in cui gustare insieme i doni di Dio, in cui ritrovare le motivazioni del nostro andare.
Troveremo il modo, sarà lo Spirito a suggerircelo e a offrircene le occasioni, per raccontare di questa bellezza, di questo fuoco, per far assaporare il gusto di una vita che è ricolmata da una presenza che offre senso.
In questo anno si concluderà anche il Giubileo, sarà importante raccoglierne ancora una volta la grazia e il mandato. Ma non si chiuderà il cuore di Dio, la sua grazia continuerà a riversarsi nelle nostre esistenze e a produrre frutti duraturi.
Ci attende il Signore in questa avventura che è la vita, ci attendono i fratelli che la vivono con noi.

Bello! Buon inizio.
IL BUIO ACCORCIA LE GIORNATE

Il buio accorcia le giornate, le piogge stroncano le velleità del sole, la pagina del calendario si gira, tutto diviene presagio di una stagione che si chiude, ma anche di una nuova che si apre!
Come vivere questi giorni?
Nella nostalgica tristezza per ciò che in un soffio è già passato?
Nell’ansia per quello che ci attende e da cui ci sentiamo già travolti?
Nell’indifferenza serafica di chi non da valore al tempo?
Forse questi giorni possono essere caratterizzati dalla voglia di ritrovarsi e di condividere, scegliendo di dare valore a quanto vissuto, ma soprattutto all’altro.
Impresa non facile! Sappiamo bene quanto la nostra città ci imprima un’incredibile forza di accelerazione.
Eppure possiamo provarci.
Al vicino di casa incontrato nei box, sul pianerottolo o in cortile provo a lanciare un saluto meno frettoloso e generico di un consueto “buongiorno, tutto bene?”, per aprire un minimo di dialogo, per dire a me stesso che se anche rientro in casa dieci minuti dopo, non per questo il mondo ne ha subito un danno!
Fuori di chiesa mi soffermo aprendo il cuore a chi rivedo, spendo qualche minuto per chi non è potuto andare via, ascolto con reale interesse il racconto divertito, entusiasta o contrariato di chi è tornato, provo anch’ io a dire qualcosa in più di “bello”, “bene”!
Perché non cercare il compagno di scuola senza attendere che le lezioni riprendano, per il gusto di un saluto, per la gioia di un incontro gratuito, cercato e voluto.
I colleghi di lavoro, bersaglio delle critiche o compagni di lamentazioni, forse possono ritrovare una dimensione più umana se condividiamo una pausa pranzo, uno stop alla macchinetta del caffè per consegnare qualcosa in più di una foto su wapp del mare in cui abbiamo nuotato …
Si certo, tutto riprende, bisogna trovarsi, organizzare, disporre, … ma le pagine vanno girate con delicatezza perché la storia non vada a brandelli, ma si dipani con armonia.

Buon rientro
UNA COMUNIONE REALE

L’ultima domenica del mese di giugno, quella in cui la mente è volta verso il mare o la montagna nel desiderio di un poco di frescura, quella in cui anche fisicamente molti di noi sono lontani da Milano con il suo caloroso abbraccio, la chiesa celebra la festa dei santi Pietro e Paolo cui è legata la giornata per la carità del papa.
Proviamo a raccontarci qualche cosa per evitare che il tutto passi inosservato, sotto silenzio, nell’indifferenza.
Vale forse la pena di tornare indietro nel tempo ricordando il gesto che San Paolo suggeriva alle nuove comunità dell’Asia in cui si era recato per l’annuncio del vangelo: una raccolta (colletta) per sostenere le situazioni di povertà della comunità “madre”, quella di Gerusalemme.
Un gesto dalla duplice valenza: da un lato certamente un’attenzione che noi oggi chiameremmo caritativa, nei confronti dei poveri; dall’altro il segnale forte e chiaro di un legame fra chiese, comunità cristiane, sottolineandone l’unità e il riferimento ad un comune punto di partenza.
Oggi questo gesto, riavviato nell’ottavo secolo dalla comunità anglosassone e poi estesosi in tutto il continente, esprime ancora la stessa profonda valenza.
Attraverso questa raccolta di denaro destinato ai più bisognosi, siamo aiutati a dare un volto concreto al nostro legame con il successore di Pietro, ora Leone XIV, e con tutta la Chiesa.
Il nostro papa attuale rinnova la scelta di farsi promotore di azioni di carità, di attenzione alle situazioni di fragilità e di bisogno presenti in ogni angolo del pianeta: da interventi per la promozione dell’uomo attraverso scuole, borse di studio, a attenzioni per la cura laddove non vi è nulla; dal sostegno per lo studio dei seminaristi poveri all’edificazione di nuove chiese in angoli remoti della terra; dagli interventi umanitari in situazioni di conflitto al sostegno per i rifugiati.
Questa raccolta si affianca a quella della giornata missionaria mondiale come attenzione che ogni comunità cristiana sparsa in ogni angolo del pianeta è tenuta ad avere e a condividere con le Chiese sorelle.
Anche noi destineremo l’intera raccolta delle offerte domenicali a questo impegno preciso contribuendo all’unità della Chiesa e all’aiuto di chi è nel bisogno.
Ciascuno potrà personalmente proseguire nell’aiuto attraverso i suggerimenti che troviamo all’apposito sito, che ci offre informazioni anche in merito all’utilizzo di quanto donato: https://www.obolodisanpietro.va/it/dona.html

SENZA PERDERE I PEZZI

Grandi eventi, come la partenza e l’arrivo di nuovi preti, la giornata per la carità del papa, ci hanno portato a posticipare un minimo di resoconto dell’assemblea parrocchiale vissuta domenica 15 giugno.
Anzitutto lo stupore per la nutrita partecipazione, segno che la comunità è davvero fatta di persone che amano la Chiesa, ne hanno a cuore le sorti, si lasciano interpellare perché il Vangelo ispiri e guidi la vita della comunità.
Grazie al Signore che guida anche questa piccola porzione del suo gregge, grazie a questo gregge che prova a lasciarsi condurre.
Così insieme abbiamo pregato, invocando la grazia dello Spirito, lasciandoci ancora una volta ispirare dalla vita delle prime comunità cristiane, quella narrata negli Atti degli apostoli e quelle che sono interlocutrici delle lettere paoline.
Abbiamo poi ripercorso il cammino in atto, con particolare riferimento all’esito delle interviste rilasciate dai parrocchiani nel questionario distribuito all’inizio del 2025.
Insieme alla ricchezza delle intuizioni emerse, ancora una volta si evidenziava il bisogno, il desiderio di relazioni profonde e autentiche, di sentirsi riconosciuti, di sentirsi parte!
Per questa ragione il gruppo di consiglieri pastorali che ha aiutato nella preparazione dell’assemblea stessa aveva intuito la necessità di lavorare in piccoli gruppi lasciandosi provocare rispetto al modo con cui noi entriamo in relazione e viviamo le stesse. Una immaginaria situazione riguardante dei ragazzini è divenuto un ottimo trampolino di lancio per aprirsi attorno a questioni anche molto personali circa le proprie fatiche, resistenze, presunte attenzioni, …
Un dialogo cui non corrisponde una ricetta, né volto a formulare tesi, semplicemente una forma provocatoria per lasciarsi porre in discussione e avviare un processo personale e comunitario di revisione.
Stare insieme a condividere la cena è stata occasione per cimentare in modo pratico relazioni, per aprirsi a volti nuovi, per riconoscere la bellezza di uno stare insieme libero e gratuito.
Dopo la cena, nell’ultima parte di queste ore vissute insieme ho provato a declinare in alcune proposte, a volte concrete, a volte solo abbozzate, come queste intuizioni legate al valore della relazione, possano in realtà, plasmare l’ordinario della nostra vita ecclesiale, accordandosi con esigenze altrettanto significative
legate alla vita famigliare, ai tempi e alle forme realmente agibili per un servizio ecclesiale.
Queste indicazioni saranno presto disponibili sul sito, ciascuno può sentirsi interpellato, sia come fruitore che come partecipe di queste proposte. In estrema sintesi, un po’ impoverente, ma consona a questo strumento comunicativo, siamo chiamati a dare maggior peso alla dimensione relazionale che a quella funzionale o organizzativa. Ciascuno è invitato a dare maggior attenzione alla persona che gli sta innanzi, con le sue domande e le sue esigenze, piuttosto che alla soluzione della questione concreta posta in essere, che non deve, evidentemente, essere tralasciata o trascurata. Dall’iniziazione cristiana (a partire dalla domanda del battesimo) all’accompagnamento dentro scelte definitive (il matrimonio), piuttosto che in momenti intensi e dolorosi (un lutto), siamo chiamati a farci vicini per essere compagni di viaggio, imparando a muoverci in sintonia con l’altro, offrendoci come presenza buona e amica, trasformando queste occasioni in luoghi di autentica, ma silenziosa e nascosta, testimonianza.
Chi fosse interessato a lasciarsi coinvolgere in modo più diretto e attivo, si faccia avanti, non mancheranno comunque incontri in cui sarà possibile approfondire e formarsi.
Buona continuazione dell’estate.

DON LUCA MANES

Fra tempo dell’annuncio e sua materializzazione è passato giusto un soffio di tempo!

Qualche settimana or sono abbiamo annunciato l’arrivo in mezzo a noi di uno dei preti neo-ordinati il 7 giugno dalle mani del nostro arcivescovo Mario ed ecco che giovedì ci è stato comunicato il nome del nostro nuovo responsabile di pastorale giovanile.
Conosciuto il nome, stretta la mano, è stato un attimo invitarlo e accompagnarlo negli oratori a farsi conoscere dai bambini e dagli animatori dell’oratorio estivo!
Un grande saluto, un po’ di abbracci, una buona pastasciutta e … l’immancabile: “che squadra tifi?”. Poche ore in mezzo a noi per assaporare il gusto di una comunità in attesa.
Ora lasciamolo acclimatarsi, frequentando gli oratori estivi, partecipando alle varie vacanze organizzate per i ragazzi, celebrando in mezzo a noi le sue prime messe, … salutiamoci e iniziamo a conoscerci.
Troviamo a questo link del sito diocesano un’intervista in cui si presenta https://www.chiesadimilano.it/news/chiesa-diocesi/luca-il-prete-poeta-nella-letteratura-ho-scoperto-che-loltre-e-una-persona-viva-2839461.html, ma ben presto concederà anche al nostro giornalino parrocchiale qualche dichiarazione solo per noi.
Come ci siamo già detti, davvero una grazia ricevere il dono della presenza di un prete novello, ora questa grazia ha il volto e la voce di don Luca che impareremo ad apprezzare.
Per tutti un invito a riscoprire la nostra vocazione, a viverla fino in fondo, con rinnovato entusiasmo e autentica disponibilità verso colui che ci ha chiamati.
Proprio questo nostro rinnovato sì, posto a fianco di quello di don Luca, potrà essere di fermento in tutta la comunità ed, in particolare, nei giovani, affinché non si sentano fuori posto nel domandarsi cosa il Signore voglia da loro.
La proposta di Dio è sempre fonte di gioia vera, dirgli un sì equivale a trovare pienezza. Non stanchiamoci di pregare perché i sì a Dio siano sempre più numerosi.