Nel nostro recente pellegrinaggio a Roma non abbiamo potuto pregare in piazza San Pietro con papa Francesco perché allora ricoverato in ospedale. Ci aveva colto in quell’occasione un senso di smarrimento, la percezione di una assenza che ci lasciava un poco orfani.
Abbiamo bisogno di sentirci amati, di voci famigliari che rasserenino anche quando richiamano e rimproverano, di gesti di vicinanza e tutto questo come cattolici è spesso rappresentato dal papa, che guida e accompagna la Chiesa di Dio.
Viviamo una profonda gratitudine per il Padre celeste che davvero non fa mancare ai suoi figli una guida cui rivolgere lo sguardo, una voce verso cui tendere le orecchie.
Si sprecheranno i commenti, i confronti, le ricerche di particolari inediti, curiosi, tutto sarà prezioso per alimentare gli scoop attorno al nuovo papa.
A noi appare un segno meraviglioso che la Chiesa abbia di nuovo una guida, un pastore, un riferimento. Di cui meravigliarsi perché testimonianza certa dell’instancabile cura di Dio per noi, perché manifestazione evidente dell’esistenza di uomini che sono ancora capaci di dire di si.
Questa capacità di stupore che deve contraddistinguerci, si tramuta in atteggiamento interiore e spirituale capace di manifestarsi nelle scelte di vita.
Custodendo nel cuore e nella mente i preziosi insegnamenti di papa Francesco, ancora tutti da rielaborare, interiorizzare e tramutare in agito, siamo invitati ad aprirci al nuovo.
Questa apertura significa ascolto senza precomprensioni, disponibilità a lasciarsi condurre, gioia della scoperta degli infiniti modi con cui Dio ci conduce.
Impariamo a dare spazio al positivo, al nuovo che lo Spirito suscita per un sempre vivo annuncio del vangelo.
Le prime parole del nuovo papa sono state un invito accorato alla pace, a riconoscere in Gesù un ponte fra Dio e gli uomini per essere noi, a nostra volta, presenza di dialogo, incontro e giustizia in tutte le realtà di cui siamo partecipi.
Cerchiamo davvero ciò che unisce e non ciò che divide, anche nel guardare e nell’ascoltare la nostra nuova guida.
Lasciandoci illuminare non possiamo non volgere lo sguardo a Maria in questo mese di maggio con una richiesta speciale: che abbia a cuore il nuovo papa, il suo essere pastore della Chiesa tutta.
Nei rosari che preghiamo in questo mese, nelle nostre case, nei caseggiati e nelle chiese siano un’incessante preghiera che sale a Dio per Maria.
Quante volte papa Francesco a chiesto di pregare per lui, non un vezzo, ma la consapevolezza del bisogno di essere sostenuto, soprattutto in prossimità di eventi, scelte, decisioni delicate o sofferte.
Allora questa abitudine, già di per sé sottolineata dal canone della messa che ci fa pregare ogni giorno per il papa, si rafforza e crea comunione fra tutti noi, vedendoci uniti nella preghiera.
Certo preghiera che si fa tanto più efficace quanto più autenticamente vissuta, preghiera che ci converte, rendendoci docili al soffio dello Spirito.
Buon nuovo inizio a tutta la Chiesa.
