Gruppi Familiari

Perchè i gruppi familiari?

(dall'intervento del Vicario mons. Carlo Radaelli "DIAMO PAROLA ALLA FAMIGLIA" - 19 gennaio 2007)
Gruppi Familiari

Perchè "l'amore di Dio è in mezzo a noi" e la famiglia è uno dei luoghi fondamentali in cui questo amore si manifesta: «Dio si rende presente nel mistero dell'amore tra l'uomo e la donna, nel quale i due diventano una carne sola (cfr Genesi 2,24). Possiamo incontrarlo nel sacramento del matrimonio e nel cuore di ogni famiglia. Possiamo trovarlo dove c'è una casa e dove nasce la vita e dove questa vita viene rigenerata per l'eternità: infatti, «Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perchè noi avessimo la vita per lui» (1 Giovanni 4,9) (L'amore di Dio è in mezzo a noi, 2).

Perchè l'amore per sua natura si apre alla comunione e alla missione: un amore chiuso e ripiegato su se stesso non è vero amore: «Desideriamo che le famiglie, segno e strumento dell'amore di Dio tra noi, si sentano coinvolte e impegnate a rendere un vero servizio all'uomo: vivendo l'amore attraverso il reciproco dono di sé nella vita concreta d'ogni giorno e valorizzando le molte occasioni di comprensione, di pazienza, di generosità e di perdono richieste in una vita familiare, potranno aprirsi a una più intensa solidarietà verso altre famiglie e persone in difficoltà» (L'amore di Dio e in mezzo a noi, 4).

Perchè il popolo di Dio, immagine della comunione trinitaria e inizio della realizzazione di quel progetto di comunione che è il Regno, non è fatto né da singoli isolati, né da coppie isolate, né da famiglie isolate, ma da persone in relazione tra loro, una relazione di amore, di unità nella specificità di ciascuno (una "unicità" a servizio della comunione). Questo già valeva nell'Antico Testamento: la prima domanda non era: chi sei?, come ti chiami? ma: a quale popolo appartieni? di quale tribù sei parte? quale è la tua famiglia? Dovrebbe valere ancora di più nella Chiesa e per la famiglia: «I molteplici e profondi vincoli che legano tra loro la Chiesa e la famiglia cristiana» costituiscono la famiglia stessa «come "una Chiesa in miniatura" (ecclesia domestica), facendo sì che questa, a suo modo, sia viva immagine e storica ripresentazione del mistero stesso della Chiesa» (Familiaris consortio, 49).

Perchè oggi anche le singole famiglie cristiane non trovano un contesto culturale che le sostenga nel loro cammino spirituale, umano e cristiano, offrendo loro un quadro vitale di valori coerente e di continuo possibile riferimento.

Perchè le famiglie in genere sono spesso lasciate sole, isolate, lontane dalle famiglie di origine; sottoposte a ritmi di vita, di lavoro, di tempo libero stressanti; al centro di continui stimoli emozionali e di conflitti tra persone e generazioni e "valvola di sfogo" delle tensioni esterne; sovraccaricate di responsabilità e di attese; illuse da sogni e promesse e sbilanciate sul "desiderio"; ecc.

Perchè è una proposta che qualifica quelli che il percorso pastorale chiama "i soggetti da interessare e da coinvolgere": «In Diocesi si sta diffondendo, grazie alla proposta dei gruppi familiari, un'attenzione particolare rivolta alla crescita spirituale nelle varie età della vita familiare. Protagonisti attivi del cammino spirituale di fede, di preghiera e di carità sono gli stessi coniugi e genitori. Sarebbe utile per tutti recensire e verificare, con il coordinamento del Servizio per la Famiglia, le esperienze spirituali in atto. Si potrebbe poi elaborare qualche proposta perchè tali esperienze vengano maggiormente diffuse e custodiscano la ricchezza e la qualità del loro cammino spirituale» (L'amore di Dio è in mezzo a noi, 53).

Cosa offrono i gruppi familiari?

Rendono consapevoli che si è sulla stessa barca: solidarietà, che parte anche dalla condivisione dei problemi, e cerca forme di auto-aiuto.

Aiutano reciprocamente a scoprire che sulla stessa barca (talvolta in apparenza addormentato...) c'è Gesù (cf Mc 4, 36 - 41), che conforta con la sua presenza, guida con la sua parola, sostiene con il suo perdono, ecc.

Permettono una crescita umana e spirituale, offrendo occasioni che spesso non si trovano in famiglia (e anche superando fatiche e blocchi interni alla famiglia).

Permettono un'esperienza concreta di comunione ecclesiale, portando a vedere la parrocchia/unità pastorale (perchè un gruppo familiare autentico non può non aprirsi e una realtà più grande...) come fatta non da individui isolati e anonimi, ma da persone (e anzitutto famiglie) in relazione tra loro.

Offrono la possibilità (e anche un po' di coraggio...) per qualche iniziativa di missionarietà, di solidarietà tra le persone e le famiglie, di assunzione di responsabilità sociali. La solidarietà è contagiosa...

Alcuni suggerimenti per i gruppi familiari per evitare qualche rischio...

Riferimento alla Parola di Dio (v. percorso pastorale): una vera "circolarità": trovare lì le nostre parole, ma dare a nostra volta alla Parola la possibilità di incarnarsi nelle nostre parole. Parola di Dio non solo come spunto per qualche buona idea o per qualche verifica: deve progressivamente diventare il nostro linguaggio, l'interpretazione della nostra vita. La Parola di Dio impedisce di chiudersi o di autoripiegarsi, perchè spinge alla comunione e alla missione (missione per la comunione e dalla comunione parte un'altra missione: cf 1 Gv 1, 1-4: «Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l'abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perchè anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta»).

Attenzione a tutelare i cammini di coppia e di famiglia: senza invadenze, ma anche senza chiusure. Saggezza nel programmare esperienze "forti" (es. vacanze, ritiri, ecc.).

Apertura agli altri, a cominciare dalle altre famiglie: evitando forme di chiusura (a volte inconsapevoli, perchè non si sanno gestire dinamiche "amicali", linguaggi troppo da "iniziati", simpatie/antipatie, ecc.), ma anche di dispersione. Attenzione a equilibri interni, all'età, ai livelli di maturazione, del cammino di coppia, ai figli. Generare più gruppi, ma avere momenti comuni.

Apertura agli altri, ma lì dove sono, evitando astrattezze e presunte ricerche teoriche dei "lontani". Le occasioni in cui essere presenti: fidanzati, coppie che chiedono il battesimo dei figli, anniversari in parrocchia, visita alle famiglie, ecc. Presentarsi come parte di un gruppo, anche se di volta in volta solo una o due coppie garantiscono questa presenza.

Non fuggire il sostegno - non facile... - alle situazioni familiari di difficoltà. Ma mettersi in rete con risorse ecclesiali e non.

Assumere responsabilità nel sociale: approfittare delle possibilità legislative previste (anche costituirsi in associazione?)

Per gli incontri: ritmi fattibili (attenzione ai figli...), preparazione (anche a cura specifica di qualcuno), spazio per la preghiera, "concretezza" della Parola, continuità nel tempo e coerenza di un cammino, attenzione alle normali dinamiche di gruppo, ecc.

Per aprirsi alla parrocchia/unità pastorale: partecipazione alla vita ordinaria della parrocchia, presenza negli organismi di partecipazione, prender parte specificamente ad alcuni momenti (anche con compiti di responsabilità) della vita comunitaria, assumersi impegni e servizi (anche come coppie o famiglie, ma sempre come espressione, e con il sostegno, del gruppo).