Carissimi,

il racconto dell'Evangelista Luca che oggi la Liturgia ci propone sembra come diviso in  due parti. Una prima in cui viene raccontata l'apparizione di Gesù ai discepoli, una seconda in cui Gesù sembra preparare i suoi al congedo terreno. In realtà forse siamo di fronte a un racconto unitario nel quale la prima parte diventa in un certo senso, per noi ascoltatori della Parola, spiegazione della seconda, quindi del mistero dell'Ascensione del Signore.

Se è così diventa più importante approfondire la prima parte della narrazione che appunto ci introduce all'Ascensione. Questo dunque cercheremo di fare.

L'episodio della apparizione di Gesù è caratterizzato da una quantità di sensazioni, di sentimenti, di emozioni. I discepoli sono sconvolti, impauriti, turbati, gioiosi, stupiti. Tutto questo è motivato sostanzialmente da una incertezza a proposito della effettiva presenza del Signore. “credevano di vedere un fantasma”, “sorgevano dubbi”, “non credevano”. Gesù li rassicura, in un primo momento invtandoli a una verifica fisica “Toccatemi e guardate”, successivamente mangiando insieme a loro (“Avete qui qualcosa da mangiare?”). Qual'è il punto ? Il punto è che i discepoli, ed anche noi, facciamo fatica ad accettare che la presenza di Dio nella nostra vita possa manifestarsi in modi diversi da ciò che noi ci attendiamo. Ed infatti è soltanto quando Gesù “aprì la loro mente”, soltanto quando promette il dono dello Spirito che i discepoli sono pronti per assistere al suo ritorno al Padre, non come esperienza di abbandono o di ennesimo dubbio, ma come diversa presenza dentro la propria vita e dentro la comunità.

Noi che pure abbiamo imparato che nelle relazioni personali vi sono modi diversi di percepire la presenza dell'altro, e al tempo stesso di manifestare la nostra presenza . Ci si può sentire vicini non solo faccia a faccia, ma anche nel pensiero, nel ricordo, attraverso molti mezzi “strumentali”. Eppure, dentro i cammini spesso tortuosi della vita, è molto facile dubitare della presenza degli altri, è facile scivolare dentro una sensazione di solitudine e isolamento. Percepire quasi una dimensione costitutiva del proprio essere soli in questo mondo, soprattutto nei momenti di sofferenza.

La festa dell'Ascensione quindi ci parla della presnza di Gesù che si rinnova, come ci dice San Paolo nella lettera agli Efesini: “Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose”.

E' la presenza che si realizza nell'incontro fraterno “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. E' la presenza reale della celebrazione sacramentale ed in modo partricolare nell'Eucaristia. E' la presenza che riconosciamo nel volto del fratello povero e sofferente. “Qualunque cosa farete a uno di questi piccoli l'avrete fatta a me”. E' la presenza nel mistero della preghiera e della fede.

Chiediamo nella preghiera, attraverso l'intercessione di Maria, di saper vivere “alla presenza del Signore”.

             Don Gian Piero

Carissimi,

                le pagine della Sacra Scrittura che oggi la liturgia ci propone si collocano come su due versanti temporali opposti.

Nel testo degli Atti degli Apostoli Paolo racconta il suo passato, la sua storia che nell'incontro con Gesù, da un significato nuovo a tutta la sua vita e alle sue scelte.

Ancora Paolo nella prima Lettera ai Corinzi “consegna” ai fratelli ciò che ha ricevuto, non semplicemente qualcosa di proprio. Anche qui dunque vi è una storia che continua, che viene trasmessa.

La pagina del Vangelo invece narra di un discorso di Gesù ai discepoli tutto orientato al futuro, alla prossima venuta dello Spirito Santo, al dono della sua testimonianza.

Carissimi,

la promessa di Gesù ai discepoli (“Vado a prepararvi un posto”), esprime e intercetta una esigenza fondamentale di tutta la vita, quella appunto di trovare un posto. Un posto di lavoro, questione diventata ormai fondamentale nella nostra vita personale e nella società intera. Ma anche un posto nel cuore di qualcuno. E’ il posto che anche le centinaia di uomini, di donne, anche di bambini, che ancora una volta hanno perso la vita quest’oggi disperatamente cercavano. Cerchiamo un posto nel mondo In altre parole tutti cercano un posto in cui stare bene, anzi cercano il proprio posto. Quando questo non accade, oppure accade parzialmente tutto diventa incerto e insicuro. Forse la radice di ogni precarietà sta proprio nella difficoltà a trovare il proprio posto. Addirittura si è creato un epiteto, un insulto; si dice che uno è uno “spostato” quando è proprio squilibrato, fallito.

Carissimi,

si dice che in tempi di crisi si cercano i beni rifugio: Quindi ciò che non si svaluta, ciò che rimane fruttuoso nel tempo, ciò che è prezioso anche se raro.

Dico questo perchè mi pare che oggi la Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci parla di cose molto preziose, forse un po' rare anche per noi frequentatori abituali.

La prima cosa preziosa di cui ci parla è la Sapienza, (dice infatti San Paolo nella prima lettera ai Corinzi: “...tra coloro che sono perfetti parliamo di sapienza...”) che è appunto merce piuttosto scarsa in questo nostro tempo. Ma che cosa è la sapienza di cui c'è tanto bisogno? Verrebbe da dire che molto semplicemente la sapienza è anzitutto quel famoso “buon senso” di cui forse ci parlavano già i nostri genitori o i nostri nonni. Quella capacità di mettere al loro posto le cose, quella specie di intuizione saggia che a volte sembra andare anche contro le regole, le convenzioni per salvare l'essenziale. Forse la sapienza è quella profondità nel porsi davanti alla vita quotidiana che diventa quindi la radice vera di ogni competenza. Ma sapienza è anche quel naturale senso della misura che rende capaci di autentico discernimento dentro una realtà come la nostra così complessa e spesso anche ingannevole.

Carissimi,

questa seconda domenica di Pasqua ci trova radunati anche nel segno della Divina Misericordia del Signore, festa voluta, come sappiamo, dal Beato Giovanni Paolo II. Essa sottolinea che la Risurrezione di Gesù offre a noi la sua infinita misericordia perchè possiamo affrontare la vita  con fiducia e speranza, anche quando ci sentiamo piccoli e fragili. Tanti motivi di festa e di serenità dunque, ma mescolati a tante preoccupazioni e smarrimenti. La persecuzione e il martirio di tanti cristiani richiamato con grande forza da Papa Francesco, la percezione di uno sfascio etico sempre più diffuso, il disincanto davanti a parole e promesse mai mantenute. Come è possibile tenere insieme tutto questo ? Forse mai come in questo momento ci sentiamo come l'Apostolo Tommaso. Direi che gli assomigliamo tanto.

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