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PICCOLE COSE CHE A VOLTE SFUGGONO

Quando cammino è giusto che la mente vada alla meta, che il cuore sia già là, eppure quanta meraviglia lungo la strada! Forse vale la pena di guardarsi attorno, di raccogliere intuizioni e messaggi, fatti apposta per condurci meglio al traguardo.
Così è anche nel nostro andare incontro a Cristo, andare che trova un suo fondamentale tassello nel vivere il mistero dell’incarnazione, il Natale. Proprio lungo questo viaggio possiamo rimanere meravigliati e trovare nuove energie neanche sperate.
La liturgia è, ancora una volta, maestra di vita.
I nove giorni che precedono il Natale hanno un sapore speciale.
Sono nove perché, sul modello dei giorni di preghiera vissuti da Maria e dagli apostoli dopo l’ascensione, in attesa del dono dello Spirito, ancora una volta viviamo un intenso tempo di preparazione orante, capace di indicare rotte per la vita.
I nove giorni sono aperti dalla commemorazione di Giuseppe e del suo sogno e proseguono con le ferie dell’accolto, cioè dei giorni in cui meditiamo su come sia stata preparata e vissuta la nascita del Messia. Queste letture sono poste nella celebrazione dell’eucarestia, sono pensate anzitutto per un cammino di fede adulto, poi riprese dalla tradizione per costruire la preghiera della novena dei bambini, di cui tutti noi più grandi abbiamo memoria.
Ci potremmo trovare a dire: “bella questa idea della chiesa per le prossime liturgie … ma io non ho tempo”. Così liquidata la questione nel breve volgere di qualche minuto, corriamo dritti a Natale, arrivandoci affannati e inconcludenti.
Che fare allora? Anzitutto essere coscienti che la Chiesa, vera mamma, ci ha preparato un grande banchetto perché arrivassimo ben pasciuti all’appuntamento. Poi domandarsi come riuscire a prendere almeno un boccone di tanto ben di Dio.
Forse qualcuno di noi può scegliere di partecipare alla celebrazione eucaristica feriale, lungo la settimana, dando priorità a questa modalità di preparazione al Natale, rispetto ad un eccesso di esteriorità, più o meno spacciata come indispensabile …
Molti altri, vincolati dagli orari di lavoro o dalla cura dei figli non possono partecipare alle celebrazioni feriali, possono però utilizzare lo strumento tecnologico del cellulare (app “liturgia delle ore” della CEI, rito ambrosiano) per dare uno sguardo alle letture del giorno, magari condividendolo con i propri figli, costruendo una splendida novena domestica.
Forse poco avvezzi all’uso dello strumento potremmo arrenderci all’impossibilità di farci accompagnare dalla sapienza biblica per disporci al Natale? No di certo!
Il presepe, non facciamolo mancare nelle nostre case, può essere contemplato per essere memoria concreta della vicenda narrata nei Vangeli: non ci sono forse gli angeli, Maria, Giuseppe, i pastori, i magi, … sono essi i protagonisti dei racconti proclamati in queste ferie. Il valore che ciascuno di questi protagonisti dischiude sia oggetto della nostra preghiera, della nostra riflessione, del nostro disporci alla grande gioia del Natale.

Non lasciamoci travolgere, piccoli segni e piccoli gesti possono aiutarci a vivere in pienezza quanto Dio vuole donarci.

OLTRE LA NOSTRA PANCIA

Tutto è volto ha provocare emozioni forti e, nello stesso tempo, tutto è pensato per anestetizzarci.
Ogni comunicazione viene consegnata in modo tale da suscitare una reazione emotiva, senza offrire elementi per un’intelligenza delle cose (intus-legere è guardare dentro, scrutare, entrare in profondità; non a caso un dono dello Spirito).
L’obiettivo non è offrire elementi per un discernimento, fare verità e guidare una decisione pratica sapiente.
Mi interessa essere ascoltato, più degli altri, devo portare qualcuno da una parte, la mia, precostituita e già definita.
Avviene così nelle comunicazioni sui network, sui social e, ahimè, anche fra noi.
Si tratti di un conflitto fra stati o della legge sui gattili, il tono deve essere apocalittico e categorico.
L’importante è che, un istante dopo, veniamo proiettati nel mondo dei lustrini e dei balocchi, così che il nostro mondo emotivo, provocato qualche istante prima, non possa mettere in moto un pensiero e un confronto serio, ma sia portato altrove, in balia di una nuova scossa adrenalinica, incapace di fermarsi a prendere in mano la vita.
Provare a invertire la rotta può voler dire arrendersi all’idea di poter essere tuttologi, scegliere qualche ambito, qualche aspetto di cui andare in profondità. Per fare questo devo darmi del tempo, fermarmi, cercare informazioni, ampie e diverse; ho bisogno di starci dentro, di rifletterci, di confrontarmi con intelligenza con persone che, con altrettanta calma, stanno facendo il mio stesso percorso; devo provare a trarre le file con pazienza e sapienza, con l’umiltà di chi sa di essere sempre in ricerca, di chi non ha la verità in tasca; forse è necessario accettare di essere deriso per aver deciso di percorrere questa via, per la mia lentezza, per la mia limitatezza d’azione.
Tutto questo ha ricadute concrete sugli strumenti che scegliamo di adoperare, sulle nostre dinamiche comunicative, sulla modalità dell’uso del tempo.
Anche questo è essere pellegrini di speranza!
Anche questo è andare incontro al Signore che viene!
Lui non è nell’emozione del momento, è presenza silente e nascosta che raggiunge il cuore di chi si ferma ad ascoltare, di chi si mette in preghiera, di chi non chiude gli occhi e le orecchie.

Possiamo cercare insieme di stare così di fronte a quanto accade nel mondo e intorno a noi, di quanto siamo chiamati ad essere come Chiesa?

UN VIVO E SOLIDO PUNTO DI RIFERIMENTO

Un nuovo inizio forse esercita su di noi un poco di fascino, tanto da rischiare di cominciare a correre senza aver sufficientemente riflettuto sulla meta, sui passi, sugli strumenti, … Siamo stati invitati a fermarci, per giungere a decisioni più ponderate. Siamo pronti a partire? E’ solo un’affermazione metaforica o davvero stiamo provando a metterci in discussione? Certo è più facile accodarsi al numero di coloro che interpretano la realtà, formulano giudizi, sputano sentenze, vivono di nostalgie, sanno perfettamente cos’è che non va, … ma non si prendono la briga di rivedere se stessi. Se continuiamo a guardarci allo specchio non vedremo altro che noi stessi. Noi credenti siamo chiamati a tuffarci nell’abbondanza della Parola di Dio, a nuotare in essa, per lasciarci bagnare e, magari, per riuscire ad abbeverarci. La Parola viene prima di noi e prima dei nostri problemi e delle nostre domande, essa ci interpella, ci chiama, ci spiazza. Di fronte alle esigenze della vita noi tendiamo a cercare le risposte e le soluzioni, in modo un po’ semplicistico, in un impasto di buon senso e vaga tradizione cristiana. Di fronte all’urgenza di una risposta arruffiamo un vago riferimento scritturistico, il più delle volte tirato per i capelli, costringendo la Parola a dire ciò che serve a noi! Perché la liturgia eucaristica prevede la proclamazione della Parola? Per rendere esplicito il mistero che in quel tempo stiamo celebrando? Forse anche, ma dentro la chiara intuizione che solo il costante e assiduo ascolto riescono a dare forma alla nostra fede, a darle la forma di Gesù. Imparo a parlare una determinata lingua perché sono immerso in un contesto di uomini e donne che si esprimono in quel modo, quanto più la mia immersione è piena e continuativa tanto più farò mia quella lingua. Così è anche del mio essere riflesso della Parola! L’ascolto continuativo e ripetuto genera in me una famigliarità con la Parola, plasma la mia mente e il mio cuore, mi assimila a Gesù, lentamente genera in me la capacità di ragionare e decidere facendo mia la logica del Vangelo. Quando poi questa pratica è condivisa con dei fratelli in cammino, allora ci sarà un noi, una comunità, che impara a prendere decisioni conformi al volere di Dio, che abbiamo imparato a riconoscere e a fare nostro. Anzitutto un ascolto intenso e aperto durante la liturgia ci plasma e ci fa condividere un cammino. Dobbiamo trovare anche altri tempi e modi per rendere più piena e immersiva questa esperienza, molti sono oggi gli strumenti per poterlo fare: dai testi messi a disposizione nelle chiese alle meditazioni ascoltabili on line. Questo mette tutti nelle condizioni di poterlo fare, anche quando costretti in casa e travolti dalle molte incombenze. Tuttavia pare prezioso che si possano moltiplicare le occasioni per un ascolto condiviso della Parola, facendo del nostro ritrovarci attorno ad essa un esercizio comunitario, capace di generare cammini. Insieme rimettiamo al centro la Parola per lasciarci condurre all’incontro con il Signore.

AVVENTO DI CARITA'

Tempo di avvento, tempo per riscoprire l’amore di Dio per noi, stagione in cui riorientare il nostro sguardo e i nostri passi verso colui che viene, lo sposo, il Signore Gesù.
Riorientare perché sappiamo che alcune nostre scelte, pensieri, desideri sono piegati in direzioni non evangeliche, sentiamo rivolto a noi l’invito alla conversione per preparare la via.
A farci da faro in questo avventurarci verso la luce è la Parola che il maestro ci ha lasciato.
Non siamo soli in questo itinerario, tanti sono lungo la strada con noi!
Dio ci ha mostrato con quale sguardo e attenzione accompagna i suoi figli, la sua predilezione per i più fragili.
Noi non viviamo il pellegrinaggio verso Dio come fosse una corsa ad eliminazione o una gara per la sopravvivenza, non vince chi arriva primo, non è una competizione fino ad esaurimento posti.
Guardando e imparando da Dio ci fermiamo ogni volta che incontriamo il fratello, per tenderci una mano, per condividere le fatiche e le gioie, per ricevere e per dare aiuto e conforto; nel nostro cuore arde il desiderio di giungere tutti fino alla porta che salva, il Signore Gesù.
Appare evidente come l’esercizio di carità che ci proponiamo in questo tempo di avvento, abbia, anzitutto una finalità pedagogica, ricordarci lo stile di questo convergere verso l’eternità.
Portare del cibo è fare memoria del fratello, della sua presenza, è chinarci sulle sue fatiche.
La comunità cristiana sta aiutando in modo tangibile e concreto più di 200 famiglie che vivono situazioni di fatica attraverso quel pacco viveri, molte altre sono aiutate attraverso altri preziosi servizi di vicinanza: dal doposcuola all’accoglienza, dalla scuola di italiano all’ascolto.
Tutti siamo chiamati a compiere ordinari gesti di vicinanza, poiché tutti percorriamo le strade della vita che ci fanno incontrare altri uomini come noi; tutti riceviamo benefici da questa vicinanza e tutti siamo chiamati a donarne.
Vivere la proposta fatta in parrocchia è un modo per dare concretezza a questa disponibilità a condividere lo stile di Dio, non soppianta gli altri né è superfluo, lasciamoci provocare da questa semplicità, lasciamoci smuovere.
Certo questo è lo stile con cui il credente è chiamato a vivere tutta la sua esistenza, non solo questi giorni, la proposta vuole ricordarcelo, vuole aiutarci a promuovere in noi uno stile di autentica condivisione.
Sarà bello raccontarci quanto ci saremo riusciti, sarà prezioso suggerirci come essere migliori!

Buona continuazione dell’avvento.

DOMENICA 17 NOVEMBRE

… dicevamo che l’avvento è un nuovo inizio.
Abbiamo usato le parole speranza, desiderio, attesa.
Ora abbiamo visto nelle nostre chiese una porta incastonata in un muro, ora chiusa, che lascia presagire qualcosa oltre, qualcosa di bello, di luminoso.
Questa immagine accompagnerà il nostro tempo di avvento, saremo chiamati a confrontarci con essa, a lasciarci interrogare dalla sua presenza, non è lì solo per i bambini, è lì per tutti coloro che vogliono lasciarsi raggiungere e incontrare …
Sarebbe davvero bello se tutti insieme riuscissimo ad uscire da una logica di finzione in cui la liturgia è un tempo e una modalità altra dalla vita.
Mi aspetto il coraggio di uomini e donne che, incontrando la Parola e la Presenza viva di Gesù, si dicessero “alt! Mi fermo, mi chiedo se ciò che sto vivendo è quanto salva la mia esistenza. Sento il bisogno di salvarmi? Avverto il bisogno di aiuto? Vedo una strada da percorrere? …”.
Vi fu il terribile tempo del Covid, nel quale dicemmo: “nulla sarà più come prima!”. Poi abbiamo ricominciato a correre, ad affannarci dietro alle cose di prima, a pensare che il tempo per la relazione con l’altro, per la cura dell’altro non è urgente, può essere rimandata.
La Chiesa non è un ente erogatore di servizi (incontri, ambienti, pacchi viveri, messe, …), è una realtà di uomini e donne, battezzati, che si vogliono bene perché guardano a Gesù e cercano di balbettare il suo stesso amore.
Per volersi bene bisogna regalarsi del tempo per ascoltarsi, per condividere, per fare insieme un pezzo di strada.
Ecco il tempo di avvento, tempo di grazia in cui ridirsi quale speranza ci anima, in cui ritrovarsi per rimettersi sulla strada che conduce all’eterno, così incontrare tanti altri fratelli e sorelle che, o sono già in cammino, o possono essere invitati a condividerlo.
Le proposte di questo tempo, tradotte sul retro del foglio avvisi, non sono cose da fare, sono strumenti per ridirsi la speranza (le celebrazioni e le catechesi per tutte le età), per farla propria, per ricevere indicazioni sulla meta e sul percorso e per avviarsi insieme ai fratelli (l’iniziativa di carità).
Può essere che davvero uno sia impossibilitato a prendervi parte perché in quell’orario o in quel giorno non può, ma: prima di tutto deve avere il coraggio di chiedersi se prima di dire no si è realmente messo in discussione alla ricerca di ciò che orienta la vita; secondo bisogna dialogare con altri alla ricerca di alternative percorribili per non rimanere al palo, perché per tutti sia “inizio”.
Non è ancora una partenza, siamo ai preparativi, tanto più preziosi quanto più significativo è il viaggio … un viaggio che ha di mira l’eterno merita un po’ di attenzione, o no?
Allora questa prima settimana sia di sosta!
Diciamoci insieme che vogliamo fermarci, riprendere in mano la vita, riformularne il senso (accoglierlo per come ce lo vuole donare Lui?) e regaliamoci il tempo per prendere tutto quello che ci pare possa servire per il viaggio … magari cominciando ad aiutarci l’un l’altro!